Riapre il valico di Quneitra tra Siria e Israele. Lo ha annunciato Nikki Haley, l’ambasciatrice Usa all’Onu ora dimissionaria.
Quneitra è luogo insignificante nelle carte geografiche, ma riveste
importanza capitale nelle mappe mediorientali, conferitagli dalla guerra
siriana.
La frontiera Israele-Siria era stata sigillata all’inizio del
conflitto, che Tel Aviv ha attivamente sperato potesse portare al
collasso del governo di Assad e dello Stato confinante, considerato da
sempre il nemico più insidioso per la propria sicurezza.
La riapertura del valico indica che è cambiata la prospettiva di Tel
Aviv. Il ripristino della funzionalità della frontiera era stato
auspicato dai russi, come iniziativa distensiva tra i due Stati avversi.
Ma anche dall’altra parte del confine si erano levate voci autorevoli in favore di tale sviluppo.
In tal senso, infatti, a settembre, si era espresso anche il ministro della Difesa israeliano Avigdor Liberman,
pur riaffermando, come sottolineatura ovvia e obbligata dalla
situazione interna, che Tel Aviv non avrebbe mutato il suo atteggiamento
su Assad e sulla guerra nel Paese confinante.
Possibile sia un caso, ma forse no, tale sviluppo giunge a seguito di una controversia sul Golan, del quale Quneitra rappresenta la porta d’accesso dalla Siria.
In questi giorni Netanyahu ha chiesto esplicitamente il
riconoscimento ufficiale dell’annessione a Israele delle alture,
occupate ormai dalle truppe israeliane da anni.
Una richiesta che ha ricevuto il “nyet” russo. Ma è ovvio che il premier israeliano vuole continuare a trattare sulla questione.
Dopo l’insediamento degli S-300 russi in Siria, Israele sta cercando una via di uscita al cul de sac nel quale si è cacciata.
Il contrasto a suon di bombe alla presenza iraniana in Siria è stato
ad oggi bloccato. Né Tel Aviv vede, ad oggi, vie di uscita che non siano
controproducenti.
L’unica strada sarebbe quella di distruggere gli S-300, ma la Russia
ha messo a loro protezione tutta la potenza di fuoco dispiegata in
Siria.
D’altronde dare gli S-300 alla Siria per vederli poi distruggere
dall’aviazione israeliana sarebbe stata mossa vana quanto bizzarra.
L’attuale situazione di stallo per Netanyahu è urticante sconfitta.
Sa di dover rendere conto al suo elettorato delle promesse fatte circa
la prosecuzione della campagna contro la presenza iraniana in Siria.
Se continua ad affermare che i raid sulla Siria continueranno,
potrebbe però essere aperto a una trattativa che gli permetta di
rivendicare vittorie di altro genere.
Una di queste potrebbe essere appunto il riconoscimento della
sovranità israeliana sul Golan. Ma al di là di prospettive future, più o
meno percorribili, resta la mossa distensiva.
Difficile che Quneitra si riveli, almeno nel breve termine, un
transito commerciale di qualche rilevanza. E però se in tanti hanno
lavorato per una sua riapertura è ovvio che gli accreditano una
rilevanza non solo simbolica.
Il suo effetto immediato è quello di stabilizzare, attraverso il
dispiegamento di una forza Onu, una frontiera che dall’inizio del
conflitto siriano era stata fluida e che ora Israele teme possa essere
la porta di accesso a possibili incursioni nemiche.
Ma è possibile anche che questo tramite, o la distensione
conseguente, possa favorire un qualche dialogo, nel segreto, tra siriani
e israeliani. Vedremo.
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