Rapporto OCHA del periodo 11- 24 settembre (due settimane)
- L’agonia di Khan al Ahmar
- Giudice USA blocca una legge contro il boicottaggio in Arizona
- Palestina: diario di un bambino dell’UNRWA
- Rapporto OCHA del periodo 11- 24 settembre (due settimane)
- Venerdì di sangue mentre Gaza segna sei mesi di proteste
Nella
Striscia di Gaza, durante gli eventi legati alla “Grande Marcia del
Ritorno”, nove palestinesi, tra cui tre minori, sono stati uccisi dalle
forze israeliane e altri 829 sono rimasti feriti.
Quattro
delle vittime, tre uomini e un ragazzo, sono stati uccisi durante le
manifestazioni che si sono svolte venerdì 14 e venerdì 21 settembre,
vicino alla recinzione; manifestazioni che hanno visto un aumento
significativo del numero complessivo di partecipanti. Le altre vittime
palestinesi sono state registrate durante eventi aggiuntivi che hanno
iniziato a tenersi con regolarità: manifestazioni notturne vicino alla
recinzione (un uomo e un ragazzo uccisi); tentativi di rompere il blocco
navale [israeliano] (un uomo ucciso); dimostrazioni vicino al
valico pedonale di Erez con Israele (un uomo ucciso). Un altro ragazzo
di 16 anni è morto per le ferite riportate durante una precedente
manifestazione svolta all’inizio di agosto (non incluso nel totale).
Secondo il Ministero della Salute di Gaza, delle 829 persone ferite
durante il periodo di riferimento, 629 sono state ricoverate in
ospedale; fra queste, 261 (41%) sono state colpite da armi da fuoco,
mentre le rimanenti sono state curate sul campo. Tra i feriti, 97 erano
minori, 59 dei quali colpiti da armi da fuoco, e 6 donne, di cui tre
colpite da armi da fuoco.
Sempre
durante le manifestazioni del 14 settembre, un soldato israeliano è
rimasto ferito e una scuola dell’UNRWA è stata danneggiata. Secondo
fonti israeliane, i palestinesi hanno lanciato una serie di bottiglie
incendiarie e due granate contro le forze israeliane dispiegate lungo la
recinzione, ferendo un soldato. In una zona ad est di Khan Younis,
forze israeliane hanno sparato con cannone da carro: il proiettile ha
colpito il muro di una scuola dell’UNRWA, danneggiando due aule; non
sono stati segnalati feriti, ma le lezioni sono state sospese per un
giorno.
Altri
due palestinesi, tra cui un ragazzo di 16 anni, sono stati uccisi da un
attacco aereo israeliano contro un gruppo di palestinesi che, di notte,
si erano avvicinati alla recinzione di sicurezza. L’episodio è avvenuto il 17 settembre, a nord-est di Khan Younis.
Nelle
Aree ad Accesso Riservato di terra e di mare al largo della costa di
Gaza, le forze israeliane hanno aperto il fuoco in almeno 33 casi non
collegati alle dimostrazioni. Non sono state segnalate vittime, ma
il lavoro di agricoltori e pescatori è stato interrotto. In due casi
distinti sono stati arrestati tre pescatori e un ragazzo che, secondo
quanto riferito, stava tentando di infiltrarsi in Israele. Inoltre, in
quattro occasioni, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di
Gaza e hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo
vicino alla recinzione perimetrale.
In
Cisgiordania, nel corso di due aggressioni con coltello di cui si è
avuta notizia, sono rimasti uccisi un presunto aggressore palestinese e
un colono israeliano. Il 16 settembre, presso il raccordo stradale
di Gush Etzion (Hebron), un ragazzo palestinese di 17 anni ha
accoltellato e ucciso un colono israeliano; successivamente il giovane è
stato colpito con arma da fuoco e poi arrestato dalle forze israeliane.
Nel secondo caso, il 18 settembre, a Gerusalemme Est, un palestinese di
26 anni è stato colpito a morte dalle forze israeliane dopo aver
tentato, a quanto riferito, di pugnalare un israeliano con cui aveva
avuto un alterco; in questa circostanza non sono stati segnalati
israeliani feriti. Il corpo del presunto aggressore è stato trattenuto
dalle autorità israeliane, insieme ai corpi di almeno altri 16 uccisi
nei mesi precedenti, in circostanze simili. Dall’inizio del 2018,
durante attacchi e presunti attacchi palestinesi, sono stati uccisi
sette israeliani e sette aggressori e presunti aggressori palestinesi.
Sempre in Cisgiordania, in diversi episodi, sono stati feriti dalle forze israeliane 103 palestinesi, tra cui 56 minori.
Quattordici dei ferimenti, tra cui quello di due minori, sono avvenuti a
Ras Karkar (Ramallah) durante le manifestazioni contro la costruzione
su proprietà privata palestinese di una nuova strada destinata ai
coloni; durante le dimostrazioni settimanali contro l’espansione degli
insediamenti e le restrizioni all’accesso a Kafr Qaddum (Qalqiliya), e
contro la Barriera e l’espansione degli insediamenti a Bil’in
(Ramallah). Nell’area controllata da Israele della città di Hebron, per
la seconda settimana consecutiva, le forze israeliane hanno lanciato
lacrimogeni nel cortile di una scuola, creando lesioni a 49 minori ed un
insegnante. Secondo fonti israeliane, questo fatto è stato conseguente
al lancio di pietre, provenienti dal complesso scolastico, contro le
forze israeliane. In seguito all’ingresso di israeliani in siti
religiosi della Cisgiordania, altri 19 palestinesi sono rimasti feriti
in tre scontri con le forze israeliane.
Il 18
settembre, un palestinese di 24 anni è morto in custodia israeliana dopo
essere stato presumibilmente picchiato durante l’arresto avvenuto
nello stesso giorno in casa sua, nel villaggio di Beit Rima (Ramallah).
Non sono ancora stati resi noti i risultati dell’autopsia effettuata
dalle autorità israeliane. Nel complesso, in Cisgiordania, le forze
israeliane hanno condotto 132 operazioni di ricerca, sei delle quali
hanno provocato scontri e 15 dei 103 feriti indicati nel paragrafo
precedente. Sono stati arrestati un totale di 128 palestinesi, tra cui
15 minori. Il governatorato di Hebron ha registrato il maggior numero di
operazioni.
In Area C
e Gerusalemme Est, a causa della mancanza di permessi di costruzione
rilasciati da Israele, le autorità israeliane hanno demolito, o
costretto i proprietari a demolire, dieci strutture. Cinque delle
strutture prese di mira erano state costruite da attivisti in
solidarietà con la comunità beduina di Khan al Ahmar-Abu al-Helu, a
rischio di demolizioni di massa e trasferimento forzato (vedi sotto);
quattro strutture, non residenziali, si trovavano nel villaggio di
Rantis (Ramallah). A Gerusalemme Est, una famiglia palestinese è stata
costretta ad autodemolire un ampliamento della propria casa, provocando
lo sfollamento di quattro minori. Con le stesse motivazioni, sono stati
emessi ordini di demolizione e di blocco-lavori per almeno altre otto
strutture situate in tre comunità dell’Area C.
Il 23
settembre, le autorità israeliane hanno avvertito ufficialmente i
residenti della comunità di Khan al Ahmar-Abu al-Helu (35 famiglie: 188
persone, metà minori) che dovranno autodemolire le loro case e altre
strutture entro il 1° ottobre; in caso contrario lo faranno le autorità. L’avvertimento segue una sentenza definitiva dell’Alta Corte di Giustizia israeliana, del 5 settembre, che consente [alle autorità israeliane]
di procedere alle demolizioni. La comunicazione informa inoltre i
residenti che le autorità forniranno assistenza (compreso il trasporto
verso un sito di trasferimento) a coloro che rispetteranno l’ordinanza.
Nel frattempo, il 14 settembre, le autorità hanno bloccato la principale
strada sterrata che porta alla Comunità, innescando scontri con
attivisti, mentre il 21 settembre, hanno impedito che una clinica
sanitaria mobile potesse accedere alla Comunità.
Nove
attacchi da parte di coloni e di altri israeliani hanno provocato il
ferimento di tre palestinesi e danni a proprietà palestinesi. Nella
zona H2 della città di Hebron, coloni israeliani hanno aggredito con
spray al peperoncino un ragazzo palestinese di 11 anni che giocava
vicino alla propria casa. Nei pressi del villaggio di Jamma’in (Salfit),
altri due palestinesi sono stati colpiti con pietre e feriti da coloni
israeliani. Circa 200 ulivi, a quanto riferito, sono stati vandalizzati
da coloni israeliani in tre diversi episodi accaduti in At Tuwani
(Hebron) e Al Mania (Betlemme). In altri quattro separati episodi, a
Khallet Sakariya (Betlemme) e Jalud (Nablus), coloni israeliani hanno
vandalizzato veicoli palestinesi, tra cui imbrattamenti con scritte
tipo: “questo è il prezzo [che dovete pagare]” e la foratura dei
pneumatici di cinque veicoli. La violenza dei coloni è in aumento
dall’inizio del 2018, con una media settimanale di cinque attacchi
risultanti in ferimenti o danni a proprietà, rispetto ad una media di
tre nel 2017 e di due nel 2016.
In
Cisgiordania, vicino a Gerusalemme, Betlemme e Ramallah, secondo fonti
israeliane, in almeno quattro occasioni, palestinesi hanno lanciato
pietre contro veicoli israeliani causando danni ad almeno quattro
veicoli privati; a Gerusalemme, in uno di questi episodi, un colono
israeliano è rimasto ferito.
In
occasione delle festività ebraiche, tra il 24 settembre e il 2 ottobre,
le autorità israeliane hanno annunciato l’interdizione del transito di
persone attraverso il valico di Erez (tra Israele e la Striscia di Gaza). Il provvedimento avrà effetto per tutti i palestinesi possessori di permessi, con esclusione dei casi di emergenza.
Il
valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto, sotto controllo egiziano, ha aperto
in entrambe le direzioni per nove giorni, e in una direzione (verso
Gaza) solo per un giorno. Un totale di 1.946 persone sono state autorizzate a entrare a Gaza e altre 2.966 persone sono uscite.
þ
nota 1:
I
Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua
inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati
statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei
civili nei territori palestinesi occupati.
sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians
L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.
la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:
nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]
sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti
a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.
nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.
Associazione per la pace – Via S. Allende, 5 – 10098 Rivoli TO; e-mail: assopacerivoli@yahoo.it
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