16 ott 2018
Manlio Dinucci
La B61-12, la nuova bomba nucleare Usa
che sostituisce la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei,
comincerà ad essere prodotta tra meno di un anno. Lo annuncia
ufficialmente la National Nuclear Security Administration (Nnsa).
Essa informa che, conclusasi con
successo la revisione del progetto finale, questo mese cominciano al
Pantex Plant in Texas le attività di qualificazione della produzione, la
quale sarà autorizzata a iniziare nel settembre 2019. Nel marzo 2020
entrerà in funzione la prima unità di produzione, ossia comincerà la
produzione in serie di 500 bombe.
Da quel momento, ossia tra circa un
anno e mezzo, gli Stati uniti cominceranno a schierare in Italia,
Germania, Belgio, Olanda e probabilmente in altri paesi europei, in
funzione anti-Russia, la prima bomba nucleare a guida di precisone del
loro arsenale, dotata di capacità penetrante per esplodere sottoterra
così da distruggere i bunker dei centri di comando.
Poiché l’Italia e gli altri paesi,
violando il Trattato di non-proliferazione, mettono a disposizione degli
Usa sia basi sia piloti e aerei per lo schieramento della B61-12,
l’Europa sarà esposta a maggiore rischio quale prima linea del crescente
confronto nucleare con la Russia.
Si prospetta allo stesso tempo una
situazione ancora più pericolosa: il ritorno degli euromissili, ossia di
missili nucleari analoghi a quelli schierati negli anni Ottanta dagli
Stati uniti in Europa (anche in Italia), con la motivazione ufficiale di
difenderla da quelli sovietici.
Questa categoria di missili nucleari a
gittata intermedia (tra 500 e 5500 km), con base a terra, fu eliminata
col Trattato Inf del 1987. Nel 2014, però, l’amministrazione Obama ha
accusato la Russia di aver sperimentato un missile da crociera (sigla
9M729) della categoria proibita dal Trattato.
Mosca nega che questo missile violi il
Trattato Inf e, a sua volta, accusa Washington di aver installato in
Polonia e Romania rampe di lancio di missili intercettori (quelli dello
«scudo»), che possono essere usate per lanciare missili da crociera a
testata nucleare.
L’accusa fatta da Washington a Mosca,
non sostenuta da alcuna prova, ha permesso agli Stati uniti di varare un
piano mirante a schierare di nuovo in Europa missili nucleari a raggio
intermedio con base a terra. Già l’amministrazione Obama aveva
annunciato nel 2015 che «di fronte alla violazione del Trattato Inf da
parte della Russia, gli Stati uniti stanno considerando lo spiegamento
in Europa di missili con base a terra».
Il piano è stato confermato dalla
amministrazione Trump: nell’anno fiscale 2018 il Congresso degli Stati
uniti ha autorizzato il finanziamento di «un programma di ricerca e
sviluppo di un missile da crociera lanciato da terra da piattaforma
mobile su strada».
Il piano viene sostenuto dagli alleati
europei della Nato. Il recente Consiglio Nord Atlantico a livello di
ministri della Difesa, cui ha partecipato per l’Italia Elisabetta Trenta
(M5S), ha dichiarato che «il Trattato Inf è in pericolo a causa delle
azioni della Russia», accusata di schierare «un sistema missilistico
destabilizzante, che costituisce un serio rischio per la nostra
sicurezza».
Da qui la necessità che «la Nato
mantenga forze nucleari sicure, affidabili ed efficienti» (il che spiega
perché i membri dell’Alleanza abbiano respinto in blocco il Trattato
Onu sulla proibizione delle armi nucleari). Si prepara così il terreno
allo schieramento in Europa, a ridosso del territorio russo, di missili
nucleari statunitensi a raggio intertmedio con base a terra.
È come se la Russia schierasse in Messico missili nucleari puntati sugli Stati uniti.
(il manifesto, 16 ottobre 2018)
VIDEO Torna l’incubo dei missili a Comiso
(27 febbraio 2018)
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