Le intercettazioni false di Mimmo Lucano virali sul web e la dittatura delle fake news


rep.repubblica.it

La Repubblica - 6 ottobre 2018, sabato
Pagina 10
IL CASO RIACE E LA DITTATURA DELLE FAKE NEWS
Il commento
Maria Giovanna Maglie era la perpetua del craxismo che officiava il rito garofaniano direttamente dalla sede Rai di New York. Fu tra le prime vittime di Blob e scomparve dai radar con l'eclissarsi della cosiddetta Prima Repubblica.
La sua resurrezione nella Terza conferma che le due ere politiche sono sovrapponibili.
Ieri Maglie ha diffuso su Internet un maldestro copincolla delle intercettazioni di Mimmo Lucano, identico ad analogo fake pubblicato ore prima da Roberto Fiore, ideologo neofascista di Forza Nuova già condannato per eversione.
In quel plateale falso, Lucano pareva un gestore di meretricio pronto a tutto pur di far sposare una prostituta nigeriana a un anziano erotomane.
Era l'esatto contrario: siccome il tizio pretendeva prestazioni sessuali, il sindaco di Riace mandò a monte il matrimonio.
Combinatore forse sì, magnaccia proprio no.
Successivamente, senza cancellare il tweet precedente, ovviamente ricondiviso a manetta con insulti a Saviano, alla Boldrini, ai buonisti, eccetera, la giornalista ha scritto una parziale e reticente rettifica, dicendo che avrebbe verificato.
Dopo.
Che è comunque un passo avanti rispetto al quotidiano con cui collabora, il quale da due giorni spara in prima pagina una correlazione tra due bangladesi malati e il ritorno del colera a Napoli.
Lo rivendica.
Ne fa campagna.
E poco importa se la notizia sia vera o no.
Come nel caso della Maglie, serve principalmente a consolidare un pregiudizio.
Anzi due.
Migranti untori, napoletani colerosi.
Qualcuno applaudirà. Se il doppio rimbalzo vi urta, se il fatto che la cosiddetta stampa tradizionale sia diventata (o lo era già, ma ha rotto gli argini) una versione cartacea dei social, delle sue dinamiche, della ricerca del senso comune come linea editoriale foriera di like e copie vendute, probabilmente passate il tempo su Netflix. Perché la tv generalista è pure peggio.
Da anni, non solo a Mediaset, quei giornali hanno una loro versione con animata molto più pervasiva dei talk politici.
E' il pensiero unico dell'infotainment fatto di cronaca nera a raffica, emergenza immigrati, Stato predatore – le multe, signora mia, le multe – e collere varie assemblate a favore di camera.
Finché non arrivano pure al Senato.
C'è una battaglia culturale perduta, che consegna all'opposizione "progressista" un solo progetto politico.
La scelta dell'impopolarità. Dire, fare, baciare quattro cose decenti che sono passate di moda e tenerle ferme finché l'ubriacatura di massa sbatterà il muso contro la realtà. Recuperando almeno un po' di consenso dai "propri". Perché siamo diventati gli albanesi di noi stessi, tendiamo a credere a chi ci rappresenta il mondo come lo vogliamo.
Solo che loro all'epoca lo vedevano in tv e lo speravamo migliore di quello che era.
Noi lo vogliamo peggiore.
Per vendicarci non si sa bene di chi.
E non finirà presto.

Luca Bottura

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