‘Punizione collettiva’ e ‘ricatto’: i palestinesi condannano la decisione di Trump di chiudere l’ufficio dell’OLP a Washington
‘Punizione collettiva’ e ‘ricatto’: i palestinesi condannano la decisione di Trump di chiudere l’ufficio dell’OLP a Washington
Allison Deger eYumna Patel
10 settembre 2018 Mondoweiss
Oggi
l’amministrazione Trump ha ordinato all’ufficio di rappresentanza
palestinese di chiudere, ponendo fine a quasi 25 anni di presenza
diplomatica della missione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione
della Palestina) a Washington.
La
portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert stamattina ha detto
ai giornalisti che la decisione è stata presa dopo che i dirigenti
palestinesi hanno rifiutato di “promuovere l’avvio di negoziati diretti e
significativi con Israele”, promossi dal primo consigliere della Casa
Bianca e genero del presidente, Jared Kushner, e dall’inviato speciale
Jason Greenblatt.
Nauert
ha detto che i dirigenti palestinesi hanno respinto il piano di Kushner
e Greenblatt, un ampio accordo di pace che era circolato nelle scorse
settimane ma non era mai stato reso pubblico dopo il rigetto da parte
dei dirigenti arabi.
“La
dirigenza dell’OLP ha condannato un piano di pace USA che non ha ancora
visto ed ha rifiutato di impegnarsi con il governo USA relativamente
agli sforzi di pace e in altro modo. Stando così le cose, e recependo le
preoccupazioni del Congresso, l’Amministrazione ha deciso che l’ufficio
dell’OLP a Washington a questo punto dovrà chiudere”, ha proseguito
Nauert.
Il
Washington Post ha riferito, citando una copia preliminare del suo
discorso, che il consigliere di Trump per la sicurezza nazionale John
Bolton dovrebbe annunciare la chiusura in un discorso lunedì prossimo,
insieme alle intenzioni del governo USA di imporre sanzioni alla Corte
Penale Internazionale (CPI) se procederà con le indagini contro gli USA o
Israele.
“Non
collaboreremo con la CPI. Non forniremo assistenza alla CPI. Lasceremo
che la CPI muoia per conto suo. Del resto, all’atto pratico, per noi la
CPI è già morta”, reciterebbe il testo della bozza.
L’anno
scorso gli USA hanno detto che avrebbero chiuso l’ufficio dell’OLP a
Washington come misura punitiva dopo che il presidente palestinese
Mahmoud Abbas aveva chiesto alla CPI di indagare e perseguire Israele
per presunti crimini di guerra.
Trump alla fine ha fatto marcia indietro, limitando le attività dell’ufficio agli “sforzi per raggiungere la pace con Israele.”
“Lista dei desideri” di Israele
Dato
che la missione dell’OLP a Washington era stata aperta nel 1994 durante
i negoziati con Israele in base agli accordi di pace di Oslo per
promuovere una soluzione di due Stati, Nauert ha detto che la chiusura
di oggi non pregiudica quel percorso.
“Gli
Stati Uniti continuano a credere che negoziati diretti tra le due parti
siano l’unica strada percorribile. Questa azione non deve essere
strumentalizzata da coloro che cercano di agire come guastatori per
sviare l’attenzione dall’imperativo di raggiungere un accordo di pace”,
ha detto.
La
reazione di Ramallah è stata dura. L’ambasciatore dell’OLP negli USA,
Husam Zomlot, che lo scorso maggio è stato richiamato in Cisgiordania
dopo che è stata aperta l’ambasciata USA a Gerusalemme, oggi ha detto in
una dichiarazione che l’iniziativa è “ sconsiderata” e si inchina alla
“lista dei desideri” di Israele.
Zomlot
ha aggiunto che l’amministrazione Trump ha inteso punire i dirigenti
palestinesi per aver perseguito un’ inchiesta per crimini di guerra
contro Israele presso la Corte Penale Internazionale, dove sono stati
inoltrati documenti su presunti crimini di Israele contro l’umanità.
“Restiamo
fermi nella nostra decisione di non collaborare con questa continua
campagna per eliminare i nostri diritti e la nostra causa. I nostri
diritti non sono in vendita e fermeremo ogni tentativo di intimidazione e
ricatto affinché rinunciamo ai nostri diritti legittimi e condivisi a
livello internazionale”, ha detto Zomlot.
Zomlot
ha aggiunto che la chiusura dell’ufficio è un affronto al processo di
pace ed ha accusato gli Stati Uniti di “minare il sistema internazionale
di legittimità e legalità.” Ha promesso di “intensificare” gli sforzi
nella comunità internazionale. “Questo ci conferma che siamo sulla
strada giusta”, ha detto.
Il
governo palestinese ha sospeso ufficialmente i contatti con i dirigenti
USA dopo che Trump a dicembre ha riconosciuto Gerusalemme come capitale
di Israele, scatenando vaste proteste tra i palestinesi, che
considerano Gerusalemme est occupata come la capitale di un futuro Stato
palestinese.
L’Autorità
Nazionale Palestinese da allora ha boicottato il piano di pace di Trump
– il cosiddetto “accordo del secolo” – stilato principalmente da suo
genero Jared Kushner, la cui famiglia è collegata al finanziamento delle
colonie israeliane illegali.
In
una dichiarazione il portavoce dell’ANP Yousef al-Mahmoud ha detto che
la chiusura dell’ufficio dell’OLP “è una dichiarazione di guerra agli
sforzi di portare pace nel nostro Paese e nella regione”, e incoraggia
ulteriormente le violazioni da parte dell’occupazione israeliana contro i
diritti umani dei palestinesi in Cisgiordania e a Gerusalemme est
occupate e nella Striscia di Gaza.
Il
ministero degli Esteri palestinese ha definito l’iniziativa “parte
della guerra aperta condotta dall’amministrazione USA e dalla sua
squadra sionista contro il nostro popolo palestinese, la sua causa e i
suoi giusti e legittimi diritti.”
“È
la continuazione della politica USA di dictat e ricatti contro il
nostro popolo per costringerlo ad arrendersi”, continua la
dichiarazione.
“Punizione collettiva”
L’iniziativa
giunge al culmine di una serie di colpi inferti dall’amministrazione ai
palestinesi. Nel mese scorso gli USA hanno bloccato tutti gli aiuti
all’UNRWA, hanno tagliato 200 milioni di dollari di finanziamenti
all’Autorità Nazionale Palestinese e aiuti per 25 milioni di dollari
agli ospedali palestinesi a Gerusalemme est.
Recentemente,
dirigenti dell’amministrazione Trump hanno anche messo pubblicamente in
questione il diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi, che è
sancito dal diritto internazionale.
I
palestinesi hanno già cominciato a sentire gli effetti dei massicci
tagli del budget USA, soprattutto a Gaza, dove una crescente crisi
umanitaria si è aggravata nei mesi scorsi.
A
luglio centinaia di dipendenti dell’UNRWA sono stati licenziati come
diretta conseguenza dei tagli dei finanziamenti USA. Il mese scorso
migliaia di malati di tumore a Gaza sono stati lasciati in un limbo,
quando gli ospedali hanno chiuso i propri dipartimenti di oncologia, a
causa di pesanti carenze di farmaci chemioterapici in seguito
all’assedio israeliano contro Gaza, in continuo peggioramento.
“Questa
è un’altra dimostrazione della politica dell’amministrazione Trump di
punizione collettiva del popolo palestinese, anche attraverso il taglio
agli aiuti finanziari per i servizi umanitari, comprese salute e
educazione”, ha dichiarato l’alto dirigente dell’OLP Saeb Erekat.
“Questa
pericolosa escalation dimostra che gli Stati Uniti intendono
smantellare l’ordine internazionale per proteggere i crimini israeliani e
gli attacchi contro la terra ed il popolo della Palestina, come anche
contro la pace e la sicurezza nel resto della regione”, ha detto Erekat.
Inoltre
ha detto: “Ammainare la bandiera della Palestina a Washington significa
molto più che un nuovo schiaffo da parte dell’Amministrazione Trump
alla pace e alla giustizia; rappresenta l’attacco degli USA al sistema
internazionale nel suo complesso, compresi tra gli altri la convenzione
di Parigi [che ha istituito l’UNESCO, agenzia dell’ONU, ndtr.], l’UNESCO
e il Consiglio [ONU] per i Diritti Umani.”
Allison Deger è vice caporedattore di Mondoweiss.net
Yumna Patel è giornalista multimediale con sede a Betlemme, Palestina.
(Traduzione di Cristiana Cavagna)
Commenti
Posta un commento