L’ONU: “Il settore sanitario di Gaza sta collassando” tra l’indifferenza internazionale
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14 settembre 2018
A fronte di una situazione umanitaria
aggravata a Gaza e a massicci tagli agli aiuti annunciati
dall’amministrazione USA, l’ONU ha evidenziato una significativa
riduzione dei finanziamenti mentre tenta di affrontare le necessità
umanitarie immediate a Gaza e in tutti i territori palestinesi occupati
(TPO).
L’Ufficio ONU per il Coordinamento
degli Affari Umanitari (OCHA) ha chiesto il sostegno internazionale per
rispondere all’aumento di vittime derivante dall’uso della forza da
parte di Israele nel contesto delle continue proteste per la “Grande
Marcia del Ritorno”. Dal 30 marzo sono stati uccisi 179 palestinesi
(compresi 29 minori), in maggioranza durante le manifestazioni. Sono
stati feriti più di 19.000 palestinesi, metà dei quali portati in
ospedale:
“Il gran numero di vittime tra
dimostranti disarmati che non rappresentavano alcuna minaccia imminente
mortale o di ferite letali per i soldati israeliani, compresa un’alta
percentuale di manifestanti colpiti da proiettili veri, ha suscitato
preoccupazioni riguardo all’uso eccessivo della forza.”
L’OCHA mette in guardia per la
crescente disperazione a Gaza, e queste vittime vengono prese in carico
da un sistema sanitario che deve affrontare difficoltà croniche:
“Il settore sanitario di Gaza sta
collassando in seguito al blocco [israeliano] ormai arrivato agli 11
anni, alla crescente divisione politica tra palestinesi, alla crisi
energetica, all’inconsistente e ridotto pagamento degli stipendi ai
dipendenti pubblici e alla crescente riduzione di medicinali e sussidi
medici monouso.”
Con gli ospedali che devono
affrontare un gran numero di vittime e la riduzione di risorse, circa
8.000 interventi chirurgici, in alcuni casi anche gravissimi, sono stati
rinviati. Questi ritardi possono avere conseguenze negative sulla
salute fisica e psicologica dei pazienti e portare ad ulteriori
complicanze.
L’OCHA ha chiesto 21 milioni di
dollari per finanziare la cura di traumi e interventi di emergenza
sanitaria, anche per l’assistenza negli ospedali pubblici a un gran
numero di pazienti che necessitano di complesse cure ospedaliere e di
riabilitazione postoperatoria.
Il reperimento di combustibile
d’emergenza è una grave preoccupazione del sistema sanitario di Gaza. La
carenza cronica di elettricità ha portato ospedali e cliniche a
utilizzare l’energia di generatori di riserva per più di 20 ore al
giorno, con combustibile fornito dall’ONU. Tuttavia i finanziamenti per
questo si sono esauriti, con scorte che si prevede finiranno entro
qualche giorno. L’OCHA informa:
-
14 ospedali pubblici stanno lavorando con capacità ridotta per servizi fondamentali, compresi interventi chirurgici, sterilizzazione e diagnosi;
-
4.800 pazienti quotidianamente chiedono il ricovero per cure salvavita o per malattie croniche con una continua carenza di elettricità;
-
300 di questi pazienti devono essere costantemente collegati ad apparecchiature mediche salvavita come respiratori, dialisi, incubatori e apparecchiature anestetiche.
Inoltre l’OCHA informa che ogni
interruzione o taglio della fornitura elettrica mette i pazienti a
rischio immediato di danni cerebrali o di morte. L’ONU ha bisogno solo
di 4,5 milioni di dollari per fornire carburante per mantenere attivi i
servizi fino alla fine dell’anno.
L’economia “svuotata” di Gaza
Nel contempo l’UNCTAD, l’agenzia ONU
responsabile dei problemi di commercio, investimenti e sviluppo, ha
pubblicato il suo rapporto annuale sull’economia nei TPO. L’agenzia
mette in guardia sull’accelerato de-sviluppo [termine coniato per Gaza
dall’economista americana Sara Roy, ndtr.] di Gaza, affermando che il
blocco israeliano di 11 anni ha “svuotato l’economia di Gaza e la sua
base produttiva e ridotto la Striscia a un caso umanitario profondamente
dipendente dagli aiuti.” Il reddito pro-capite di Gaza è ora inferiore
del 30% rispetto all’inizio del secolo, e la povertà e l’insicurezza
alimentare sono diffuse, con l’80% delle persone che si basa in qualche
modo sull’aiuto internazionale.
Queste condizioni hanno un grave
effetto sulla salute della popolazione di Gaza, e l’UNCTAD informa che
“resistere alla pressione e alla deprivazione di fondamentali diritti
umani, sociali ed economici infligge un pesante costo al tessuto
psicologico, sociale e culturale di Gaza, come dimostrato dalla
diffusione di traumi psicologici, disordini da stress post-traumatico,
disperazione, alte percentuali di suicidi e tossicodipendenza.” Secondo i
dati dell’ONU, nel 2017 225.000 bambini, più del 10% della popolazione
di Gaza, hanno richiesto un sostegno psicologico.
Il rapporto evidenzia che gli sforzi
internazionali per affrontare la situazione non sono riusciti ad
invertire la tendenza, affermando: “Tentativi di ripresa sono stati
deboli e ogni intervento è stato necessariamente mirato alla
ricostruzione e al sostegno umanitario, lasciando poche risorse allo
sviluppo o al recupero della base produttiva.”
Inoltre l’UNCTAD sottolinea le azioni
necessarie per fornire una ripresa economica sostenibile per Gaza,
compresi una completa eliminazione del blocco, la riunificazione
politica, fiscale ed economica con la Cisgiordania, l’urgente
superamento della crisi elettrica e consentire ai palestinesi di
sviluppare i giacimenti di gas naturale in mare.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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