Redazione di MEE
Manifestanti
palestinesi ed internazionali hanno cercato di evitare che i bulldozer
israeliani ammassassero mucchi di terra per bloccare la strada verso il
villaggio.
Venerdì
l’esercito israeliano ha arrestato decine di manifestanti palestinesi e
un attivista franco-statunitense durante una protesta a Khan al-Ahmar,
un villaggio nella Cisgiordania occupata che, nonostante l’indignazione
internazionale, si prevede che nei prossimi giorni venga demolito.
Frank
Romano, con doppia cittadinanza francese e statunitense, sarebbe
rimasto ferito prima del suo arresto insieme a molti altri, dopo che i
soldati israeliani hanno usato la forza per reprimere la protesta contro
la demolizione del villaggio.
Ex-avvocato, Romano è autore di “Love and Terror in the Middle East” [“Amore
e terrore in Medio Oriente”, che racconta delle sue attività di
pacifista in Israele/Palestina] e, secondo un profilo in rete,
attualmente lavora come docente all’università Paris Ouest [Parigi Ovest] Nanterre La Défense.
La
protesta è scoppiata dopo le preghiere del venerdì, quando l’esercito
israeliano ha tentato di bloccare le vie di accesso a Khan al-Ahmar con
mucchi di terra, lasciando libera solo una strada nel villaggio e
impedendo agli attivisti di raggiungerlo.
Video
e foto circolate sulle reti sociali mostrano dimostranti in piedi
davanti a un bulldozer, controllati dall’esercito israeliano, mentre
altre ritraggono soldati che picchiano e trascinano manifestanti e
abitanti di Khan al-Ahmar e allontanano giornalisti.
Demolire Khan al-Ahmar
Khan
al-Ahmar si trova nella parte centrale della Cisgiordania occupata nei
pressi della Route 1, che collega Gerusalemme est occupata alla valle
del Giordano.
Il
villaggio sorge nei pressi della colonia israeliana illegale di Kfar
Adumim, e da molto tempo è stato sottoposto a pressioni israeliane che
chiedono che la comunità venga espulsa dalla zona.
La
scorsa settimana l’Alta Corte di Giustizia [israeliana] ha respinto un
ricorso presentato dagli abitanti di Khan al-Ahmar per bloccare la
demolizione, creando le premesse per la deportazione della comunità e la
distruzione dell’intero villaggio in qualunque momento dopo il 12
settembre.
Questa
settimana Saeb Erekat, segretario generale dell’Organizzazione per la
Liberazione della Palestina (OLP), ha affermato che è stata presentata
una denuncia alla Corte Penale Internazionale (CPI) riguardo alla
demolizione prevista, invitando il procuratore generale della CPI a
incontrare gli abitanti prima dell’espulsione decisa dalla Corte
[israeliana].
“Ci auguriamo che un’inchiesta giudiziaria ufficiale possa essere aperta al più presto possibile,” ha detto Erekat.
Gli
abitanti di Khan al-Ahmar fanno parte della tribù Jahalin, una famiglia
allargata beduina espulsa dal deserto del Naqab – noto anche come Negev
– durante la guerra arabo-israeliana del 1948. All’epoca i Jahalin si
insediarono sul versante orientale di Gerusalemme.
La
comunità di Khan al-Ahmar comprende circa 35 famiglie le cui baracche e
scuole, per lo più fatte di lamiera ondulata e legno, negli ultimi anni
sono state demolite varie volte dall’esercito israeliano.
Israele
intende distruggere il villaggio come parte del cosiddetto piano E1,
che prevede la costruzione di centinaia di insediamenti abitativi per
unire a Gerusalemme est le colonie Kfar Adumim e Maale Adumim nell’area C
della Cisgiordania, controllata da Israele.
Se
attuato integralmente, secondo chi lo critica il piano E1 dividerebbe
di fatto la Cisgiordania in due parti, isolando Gerusalemme est dalle
comunità palestinesi in Cisgiordania e obbligando i palestinesi a fare
deviazioni ancora più lunghe per viaggiare da un posto all’altro, mentre
le colonie illegali sarebbero in grado di espandersi.
In
luglio fonti ufficiali israeliane hanno detto che prevedono di
ricollocare i 180 residenti di Khan al-Ahmar in una zona a circa 12 km
di distanza, nei pressi del villaggio palestinese di Abu Dis.
Ma
il nuovo luogo è vicino a una discarica, e i difensori dei diritti
umani affermano che una deportazione forzata degli abitanti violerebbe
le leggi internazionali riguardanti i territori occupati.
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