Redazione di Times of Israel e agenzie
Il
fermo di Frank Romano sarebbe stato prolungato grazie a una
applicazione “straordinaria” delle leggi militari; l’avvocatessa non è
in grado di confermare se il suo cliente abbia iniziato lo sciopero
della fame.
Secondo
la sua avvocatessa, il docente universitario franco-statunitense
arrestato venerdì durante una protesta in un villaggio beduino in
Cisgiordania in via di demolizione da parte di Israele, rimarrà agli
arresti fino a lunedì.
Sabato
Gaby Lasky ha detto che il suo cliente, Frank Romano, è stato portato
in una prigione di Gerusalemme e la polizia avrebbe detto che comparirà
lunedì davanti a un tribunale militare israeliano.
“Con
una procedura straordinaria la legislazione militare applicata in
Cisgiordania è stata messa in pratica per Frank Romano, accusato di aver
ostacolato l’azione della polizia e dei soldati israeliani, per cui il
tempo massimo prima di comparire davanti al giudice è di 96 ore,” ha
detto Lasky all’AFP [agenzia di stampa francese, ndtr.].
Ha
aggiunto che la legge israeliana prevede che civili e turisti vengano
portati davanti a un giudice entro le 24 ore e che chiederà a un giudice
israeliano di intervenire in modo che il destino del suo cliente venga
deciso in base alle leggi israeliane [non a quelle militari, ndtr.].
Secondo
B’Tselem, una Ong israeliana che lavora in Cisgiordania, Romano ha
iniziato uno sciopero della fame e continuerà “fino al ritiro” della
decisione di radere al suolo il villaggio beduino.
Lasky ha detto all’AFP di non essere in grado di confermare lo sciopero della fame.
Romano
era tra le decine di attivisti a Khan al-Ahmar che cercavano di
bloccare la prevista demolizione dell’accampamento. L’azione programmta
da Israele ha sollevato la condanna internazionale.
Venerdì
sul posto sono scoppiati tafferugli tra le forze di sicurezza
israeliane e i manifestanti filo-palestinesi. Gli attivisti hanno detto
che Romano si è piazzato davanti a un bulldozer che stava rimuovendo le
barricate messe per rallentare la demolizione.
La
polizia israeliana ha confermato che venerdì tre persone sono state
arrestate per aver provocato disordini a Khan al-Ahmar, ma non ha
rilasciato dettagli sulle loro identità.
La
scorsa settimana l’Alta Corte di Giustizia [israeliana] ha dato il via
alla demolizione di Khan al-Ahmar respingendo un ultimo ricorso tra le
crescenti proteste internazionali sul destino della comunità
cisgiordana.
Israele
afferma che Khan al-Ahmar, un villaggio di baracche di lamiera a est di
Gerusalemme, era stato costruito illegalmente e ha proposto di
risistemare gli abitanti a 12 km di distanza.
Chi
si oppone alla demolizione sostiene che fa parte del tentativo di
consentire l’ulteriore espansione della vicina colonia di Kfar Adumim e
creare una zona di controllo israeliano da Gerusalemme fin quasi al Mar
Morto, una mossa che secondo gli oppositori dividerebbe in due la
Cisgiordania rendendo impossibile uno Stato palestinese con continuità
territoriale.
Giovedì
le forze israeliane hanno demolito cinque roulotte che erano state
piazzate di recente fuori dal villaggio. Le roulotte, costituite da
container da trasporto, erano state sistemate all’inizio della settimana
come forma di protesta contro la prevista demolizione.
L’attivista
Abdallah Abu Rahmeh ha detto che collocare le bianche strutture, su una
delle quali sventola una bandiera palestinese, serviva come messaggio a
Israele che “è nostro diritto costruire sulla nostra terra.”
Le
Nazioni Unite e l’Unione Europea hanno ripetutamente avvertito Israele
che distruggere Khan al-Ahmar avrebbe minacciato i tentativi di pace con
i palestinesi e costituito una violazione delle leggi internazionali.
Giovedì
il parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si afferma
che mettere in atto la sentenza rappresenterebbe un “precedente
negativo” per le altre comunità beduine in Cisgiordania minacciate di
demolizione.
“In
base alla Quarta Convenzione di Ginevra, Israele ha la responsabilità
assoluta di fornire i servizi necessari, compresi l’istruzione, le cure
mediche e i servizi sociali, alle persone che vivono sotto la sua
occupazione,” recita la risoluzione.
Israele
sostiene che le strutture, per lo più baracche e tende, sono state
costruite senza permessi e rappresentano una minaccia per gli abitanti
del villaggio a causa della loro vicinanza a un’autostrada.
Ma
gli abitanti – che hanno vissuto in questo luogo, all’epoca controllato
dalla Giordania, fin dagli anni ’50, dopo che lo Stato [di Israele] li
aveva cacciati dalle loro case nel Negev – affermano che non hanno
alternative se non costruire senza i permessi edilizi israeliani, in
quanto i permessi non vengono praticamente mai rilasciati ai palestinesi
per costruire in posti, come Khan al-Ahmar, nell’Area C della
Cisgiordania, dove Israele ha il pieno controllo sulle questioni civili.
In
base agli accordi di Oslo la Cisgiordania è stata divisa in tre aree:
A, governata dall’ANP [Autorità Nazionale Palestinese]; B, sotto il
controllo misto israeliano e dell’ANP; C, sotto totale controllo
israeliano.
Il
gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem afferma che la
demolizione è parte di un piano per ridurre al minimo la presenza
palestinese nell’Area C, che rappresenta il 60% della Cisgiordania.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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