Dopo il colpo di spugna dell'uscita dall'
Unesco «anti-israeliana»,
Donald Trump è stato di parola anche sull'
Agenzia dell'Onu per i
Rifugiati palestinesi (Unrwa). Per il presidente americano un
organismo inutile, visto che
in violazione del diritto internazionale ne ha interrotto il finanziamento
dopo averlo tagliato, dal 2018, da 364 milioni a 60 milioni di dollari.
A detta della Casa Bianca, l'agenzia fondata nel 1950 dopo la prima
guerra arabo-israeliana e la nascita di
Israele – per il
mondo arabo la nakba, «catastrofe»
– Unrwa «perpetua il conflitto», aiutando a sopravvivere i circa 5
milioni e mezzo di palestinesi privati delle loro case originarie.
Sparsi nei tra la
Cisgiordania e
Gerusalemme Est, la Striscia di
Gaza e i campi in Libano, Siria e Giordania.
L RICATTO PER ANNULLARE I PALESTINESI
Il passo, «molto importante» per il premier israeliano
Benjamin Netanyahu,
vicino al genero ebreo di Trump
Jared Kushner, ha l'obiettivo di stringere in un angolo l'Autorità nazionale palestinese (Anp) di
Abu Mazen e di riflesso anche
Hamas
al governo nella Striscia, in modo da obbligarle a firmare accordi
bislacchi che annullino le loro rivendicazioni sulla capitale
Gerusalemme Est e sui Territori occupati o sotto assedio. Dopo le
indiscrezioni su un piano elaborato
insieme ai sauditi sul sobborgo di Abu Dis,
estrema periferia di Gerusalemme Est, come improponibile capitale
palestinese, Trump ha appena rilanciato il progetto di una «federazione
con la Giordania», ossia di scaricare i palestinesi sul territorio del
regno limitrofo.
LA FALSA (E VECCHIA) OPZIONE GIORDANA
Per il tycoon strozzare gli Stati nemici è una tattica ormai rodata,
impiegata di recente anche rimettendo l'embargo a Cuba e all'Iran, in
modo da spingerli ad accettare condizioni al ribasso, dovessero mai
riaprirsi i negoziati con gli Usa come è avvenuto con la
Corea del Nord.
L'opzione giordana, trita e ritrita (il primo piano per l'annessione
israeliana dei territori contesi, svuotati dei palestinesi trasferiti
nella cosiddetta Giordania-Palestina risale al 1977) è stata con
fair play rimbalzata
dal presidente palestinese: «La accetto se anche Israele entra nella
federazione», ha risposto Abu Mazen e chiaramente Netanyahu non sarà mai
della partita, perché lo stop ai fondi degli Usa all'Unrwa mira a
delegittimare lo status dei palestinesi e cancellarne i diritti. Di
profughi, oltre che di cittadini di uno
Stato riconosciuto ormai dalla netta maggioranza dei membri delle Nazioni Unite nel 2012 e da 121 Stati del mondo, non ultimi Svezia, Islanda e Città del Vaticano.
UNRWA INDISPENSABILE PER SCUOLE E OSPEDALI
A dispetto dell'Assemblea dell'Onu, allineata con la Lega araba e con
le prese di posizione dell'Unesco sui siti patrimonio palestinese di
Gerusalemme Est e Hebron, Trump punta a spingere altri
governi a ridurre o interrompere i finanziamenti all'Unrwa che
permettono l'invio di aiuti umanitari e fanno andare avanti scuole,
ospedali e altri servizi di base nei Territori palestinesi. Ma per i
sionisti al governo con Netanyahu i palestinesi non esistono né come
profughi né come apolidi: storicamente le terre bibliche sono di Israele
e la nazionalità palestinese è un'invenzione.
IL RISCHIO DI INSTABILITÀ E VIOLENZE
Chiudendo i rubinetti all'Unrwa – gli Usa ne erano i massimi
finanziatori, seguiti dall'Ue – «si è finalmente iniziato a risolvere il
problema», ha commentato il premier israeliano alleato dell'estrema
destra. Per l'Anp si tratta di una «plateale aggressione e una sfida
all'Onu»: come per il riconoscimento unilaterale di Trump di Gerusalemme
sola capitale di Israele, gli Stati con gli Usa si conteranno
probabilmente sulla punta di una mano. Ma chi difende la Palestina è
disposto a metterci i soldi? Le conseguenze umanitarie si stimano gravi
soprattutto nella polveriera di Gaza, dove i profughi sono il 70% della
popolazione e dipendono dall'Unrwa anche per i posti di lavoro. Si teme
più instabilità anche in Cisgiordania, Giordania, Siria e Libano. La
decisione «più irresponsabile e stupita» che si poteresse prendere,
denunciano anche i pacifisti israeliani.
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