Marina Morpurgo Supereroi? Per gli Ebrei, impossibile farne a meno - JoiMag
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È risaputo
che tra i creatori dei personaggi più famosi dei fumetti ci siano molti
ebrei. Meno risaputo è che vi sia una “lega di supereroi” composta da
ebrei ortodossi con dei superpoteri che praticano le mitzvot nel nome
della giustizia!
Noi
ebrei abbiamo sempre avuto una grandissima passione per i supereroi.
Non c’è niente di più consolatorio, quando sei nei guai e qualcuno sta
per menarti o ancor peggio ucciderti, dell’appellarsi a un tizio dotato
di superpoteri e in grado di aprire in due il Mar Morto o provocarti una
moria di nemici. Insomma, a noi piacciono un sacco questi miracoli
scenografici e drammatici, che impressionano il bruto e mandano in
sollucchero la mancata vittima. Del resto, la descrizione
dell’intervento del Re dell’Universo “con mano forte e braccio disteso”
non ci ricorda qualcosa? Mano forte e aperta, braccio disteso in avanti,
in linea con il corpo. L’altro braccio, questo non ci viene detto,
resta lungo il corpo. Non l’avete riconosciuto? RAGA, TRANQUILLI: ARRIVA
SUPERMAN!
Non vi parlerò quindi del ruolo dei disegnatori ebrei nella nascita dei supereroi moderni, diventati familiari in tutto il mondo – ne hanno parlato in molti. Né di quanto ebraismo si nasconda o emerga in modo palese in tanti personaggi dotati di doppia vita e superpoteri. E nemmeno dell’influsso supereroico della leggenda del Golem di Praga, una via di mezzo tra l’incredibile Hulk e “la Cosa”, il mostruoso eroe dei Fantastici Quattro, il cui nome all’anagrafe guarda caso era Benjamin G. Green.
Tagliando corto: di che vi parlo? Dei supereroi ebrei più scoperti, più smaccati, meno universali e meno famosi. Sono quelli dei Jewish Hero Corps, le cui storie, create da Alan Oirich e disegnate da Ron Randall, portano titoli che già parlano da soli: “The Secret of the Solar Succah” “Amnesia Countodwn” – il tema portante è quello dei perfidi Fobot che cercano di cancellare il ricordo di tutto ciò che è ebraico.
I nomi dei supereroi in questione sono altrettanto rivelatori: Menorah Man le cui otto braccia all’occorrenza sparano fiammate, Matzah Woman (i cui superpoteri derivano dall’aver ingerito accidentalmente un’azzima radioattiva), Shabbas Queen, ovviamente in grado di bloccare per 24 ore esseri umani e dispositivi elettronici (non sognarti di accendere il televisore, se non vuoi che la regina dello Shabbat blocchi te e l’apparecchio!). Il mio preferito però è Minyan Man, che ovviamente si scinde in dieci esseri umani, risolvendo ogni problema di raggiungimento del quorum necessario alla preghiera pubblica.
Aman, Amalek, faraoni siete avvisati: per voi non c’è speranza.
Non vi parlerò quindi del ruolo dei disegnatori ebrei nella nascita dei supereroi moderni, diventati familiari in tutto il mondo – ne hanno parlato in molti. Né di quanto ebraismo si nasconda o emerga in modo palese in tanti personaggi dotati di doppia vita e superpoteri. E nemmeno dell’influsso supereroico della leggenda del Golem di Praga, una via di mezzo tra l’incredibile Hulk e “la Cosa”, il mostruoso eroe dei Fantastici Quattro, il cui nome all’anagrafe guarda caso era Benjamin G. Green.
Tagliando corto: di che vi parlo? Dei supereroi ebrei più scoperti, più smaccati, meno universali e meno famosi. Sono quelli dei Jewish Hero Corps, le cui storie, create da Alan Oirich e disegnate da Ron Randall, portano titoli che già parlano da soli: “The Secret of the Solar Succah” “Amnesia Countodwn” – il tema portante è quello dei perfidi Fobot che cercano di cancellare il ricordo di tutto ciò che è ebraico.
I nomi dei supereroi in questione sono altrettanto rivelatori: Menorah Man le cui otto braccia all’occorrenza sparano fiammate, Matzah Woman (i cui superpoteri derivano dall’aver ingerito accidentalmente un’azzima radioattiva), Shabbas Queen, ovviamente in grado di bloccare per 24 ore esseri umani e dispositivi elettronici (non sognarti di accendere il televisore, se non vuoi che la regina dello Shabbat blocchi te e l’apparecchio!). Il mio preferito però è Minyan Man, che ovviamente si scinde in dieci esseri umani, risolvendo ogni problema di raggiungimento del quorum necessario alla preghiera pubblica.
Aman, Amalek, faraoni siete avvisati: per voi non c’è speranza.

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