Legge Stato-Nazione ebraica, Daniel Barenboim: "Oggi mi vergogno di essere israeliano" - Il Fatto Quotidiano
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È stato il primo uomo ad avere entrambi i passaporti di Israele e Palestina
ed è il fondatore della West Eastern Divan Orchestra nata per suonare
giovani musicisti professionisti provenienti però da
Israele, Egitto, Giordania, Siria, Libano, Palestina. Daniel Borenboim,
nato a Buenos Aires, 75 anni fa, uno dei direttore d’orchestra più
talentuosi, scrive di suo pugno un durissimo intervento sul quotidiano
Haaretz dal titolo: “Oggi mi vergogno di essere israeliano”. L’artista
interviene così contro l’approvazione della Knesset (parlamento) della
legge che qualifica Israele come “lo Stato nazionale del popolo
ebraico”. Il significato di quella legge, sostiene, è che “gli arabi in
Israele diventano cittadini di seconda classe. Questa è una forma molto chiara di apartheid“. Barenboim
sostiene che la settimana scorsa il parlamento israeliano ha tradito
gli ideali dei Padri fondatori del Paese. Loro puntavano “alla libertà,
alla giustizia, alla pace… promettevano libertà di culto, di coscienza,
di lingua, di educazione, di cultura”. Ma 70 anni dopo, accusa, “il
governo israeliano ha approvato una legge che sostituisce il principio
di giustizia ed i valori universali con nazionalismo e razzismo“.
“Non riesco a capacitarmi che il popolo ebraico sia sopravvissuto 2000
anni, malgrado le persecuzioni ed infiniti atti di crudeltà, per trasformarsi adesso in un oppressore che tratta crudelmente un altro popolo. Ma questo è esattamente ciò che fa la nuova legge. Pertanto oggi mi vergogno di essere israeliano”.La legge è stata approvata lo scorso 19 luglio dopo un infiammato
dibattito alla Knesset con il voto di 62 deputati contro 55. Un
provvedimento esaltato dal premier Benyamin Netanyahu
che l’ha definito “un momento chiave negli annali del sionismo e dello
stato di Israele” e condannato dall’opposizione (con i testa i partiti
arabi), dai palestinesi e dalla stessa Ue. La legge passata aveva
dichiarato il primo ministro palestinese Rami Hamdallah
“istituzionalizza e legittima le politiche di apartheid più che
promuovere la giustizia e la pace”. Secondo il leader di Lista Araba
Unita Ayman Odeh il provvedimento dimostra che Israele “non vuole” nel
suo territorio i cittadini arabi. “È stata approvata una legge sulla
supremazia ebraica e ci dice chiaramente – ha aggiunto – che noi siamo
cittadini di seconda classe”. Le nuove norme hanno avuto una lunga
gestazione e numerose revisioni e sono state a più riprese contestate
sia dall’opposizione al governo Netanyahu – che ha presentato una
valanga di emendamenti – sia dallo stesso presidente Rivlin che di
recente ne ha in parte messo in discussione la correttezza
istituzionale. Punto centrale della legge – ed alcuni commentatori hanno
parlato a proposito di una “seconda nascita dello stato”
– è l’articolo in base al quale “Israele è la storica patria del popolo
ebraico che ha il diritto unico alla autodeterminazione nazionale”. La
legge dichiara anche Gerusalemme capitale di Israele e adotta il calendario ebraico come quello ufficiale dello Stato secondo cui sono stabilite le feste sia civili sia religiose.La ‘menorah’, il candelabro a sette braccia, insieme all’attuale
bandiera sono “simboli nazionali” così come l’inno ‘Hatikvà’ (La
Speranza). La lingua araba retrocede da idioma “ufficiale” dello stato a “speciale”,
anche se una sibillina aggiunta specifica che “questa clausola non
danneggia lo status dato alla lingua prima che la legge entri in
vigore”. Altra norma controversa è la sanzione del fatto che “lo Stato
vede lo sviluppo dell’insediamento ebraico come valore nazionale e agirà
per incoraggiare e promuovere il suo consolidamento”.
Nella formula precedente – contestata da Rivlin – si consentiva allo stato di “autorizzare comunità composte da persone con la stessa fede e nazionalità in modo da mantenere il carattere esclusivo di quella stessa comunità”. Una dizione mal digerita anche da molti giuristi. “Questo è il nostro stato, lo stato ebraico. In anni recenti – aveva commentato oggi Netanyahu – ci sono stati alcuni che hanno tentato di mettere questo in dubbio, di offrire a minor prezzo il cuore del nostro essere. Oggi abbiamo fatto legge di questo: questa è la nostra nazionale, la nostra lingua, la nostra bandiera”. “Siamo preoccupati e abbiamo espresso la nostra preoccupazione e – aveva detto una portavoce della Commissione Ue – continueremo ad essere impegnati con Israele su questo tema. Deve essere evitata ogni soluzione che non punti alla soluzione a due Stati”. “Un altro tentativo – ha tagliato corto Hamdallah – di cancellare l’identità arabo-palestinese”.
Nella formula precedente – contestata da Rivlin – si consentiva allo stato di “autorizzare comunità composte da persone con la stessa fede e nazionalità in modo da mantenere il carattere esclusivo di quella stessa comunità”. Una dizione mal digerita anche da molti giuristi. “Questo è il nostro stato, lo stato ebraico. In anni recenti – aveva commentato oggi Netanyahu – ci sono stati alcuni che hanno tentato di mettere questo in dubbio, di offrire a minor prezzo il cuore del nostro essere. Oggi abbiamo fatto legge di questo: questa è la nostra nazionale, la nostra lingua, la nostra bandiera”. “Siamo preoccupati e abbiamo espresso la nostra preoccupazione e – aveva detto una portavoce della Commissione Ue – continueremo ad essere impegnati con Israele su questo tema. Deve essere evitata ogni soluzione che non punti alla soluzione a due Stati”. “Un altro tentativo – ha tagliato corto Hamdallah – di cancellare l’identità arabo-palestinese”.

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