Giorgio Bernardelli: : Così Gerusalemme perde i suoi fedeli nel silenzio generale - Avvenire
Così Gerusalemme perde i suoi fedeli nel silenzio generale - Avvenire
Su 850mila abitanti attualmente i cristiani delle diverse confessioni sono meno di 10mila
«Fortemente angosciati, ma mai privi di speranza, volgiamo lo sguardo a Gerusalemme, città per tutti i popoli, città unica e sacra per cristiani, ebrei e musulmani, la cui identità e vocazione va preservata al di là delle varie dispute e tensioni».In una giornata di preghiera dei cristiani per il Medio Oriente non poteva mancare nelle parole del Papa a Bari il riferimento a Gerusalemme. Eppure è l’aspetto che rischiamo di far scivolare via più velocemente, abituati come siamo ormai alle sue ferite. Da tempo la diplomazia internazionale e la stessa opinione pubblica stanno alla larga il più possibile dai problemi concreti della Città Santa; persino la vicenda dello spostamento dell’ambasciata americana, una volta finito il tripudio di bandiere e dichiarazioni di circostanza, è stata archiviata in grande fretta. Nel Medio Oriente di oggi Gerusalemme è diventato un luogo periferico, tutt’altro che cruciale per gli interessi geopolitici. Ma proprio in questo contesto i cristiani si ostinano a ricordare che – al contrario – la questione del volto plurale della Città Santa non è unproblema in più, ma una parabola che dovrebbe suggerire molto a tuttala regione.Gridano il loro dolore i cristiani di Gerusalemme. Nonostante tutti a parole si dicano loro amici, di fatto non sono mai stati così pochi: meno di diecimila, ormai, in una città che oggi conta oltre 850.000 abitanti. Certo, le immagini dei luoghi santi cristiani campeggiano in tutti i depliant turistici; ma la vita concreta delle comunità deve fare i conti con la corsa a imporre visioni unilaterali. E – da parte dell’attuale governo israeliano – è una corsa che si manifesta anche attraverso scelte urbanistiche e fiscali che stanno trasformando il volto di Gerusalemme, dando la priorità assoluta a tutto ciò che ha a che fare con l’identità ebraica.C’era tutto questo dietro la protesta clamorosa che nel febbraio scorso ha portato i capi delle Chiese locali a chiudere per tre giorni le porte della Basilica del Santo Sepolcro. Un’iniziativa legata a una tassa municipale e a un contestato disegno di legge che prende di mira le compravendite degli immobili di proprietà delle istituzioni cristiane. In quell’occasione, alla fine, intervenne il premier Netanyahu a congelare i due provvedimenti; ma la vicenda resta aperta, al punto che qualche settimana fa il patriarca greco-ortodosso, quello armeno e il Custode di Terra Santa hanno inviato una nuova lettera aperta, denunciando il fatto che la commissione mista che avrebbe dovuto affrontare i problemi in realtà non si è mai riunita. Il tutto mentre anche sull’altro versante – quello islamico – i salafiti guadagnano posizioni dentro e intorno alla Spianata delle Moschee, propugnando un’altra visione di Gerusalemme chiusa a un incontro vero tra culture e religioni. Dentro a tutto questo i cristiani continuano a richiamare il rispetto dello “status quo”, come è stato dettoanche ieri a Bari. Che non significa salvaguardia di privilegi, ma semplicemente rispetto di quelle regole secolari che rendono Gerusalemme “casa di preghiera per tutti i popoli”. Perché la Città Santa è la prima vittima dell’idolatria della terra e delle identità che porta a chiudere gli occhi sull’esperienza dell’altro. Ed è quanto i cristiani ripetono alle migliaia di ragazzi e giovani di ogni religione che frequentano le loro istituzioni educative, il servizio forse più profetico oggi offerto dalle Chiese a Gerusalemme e a tutta la Terra Santa.Insieme a un altro segno importante, cresciuto soprattutto in questi ultimi anni: il dialogo ecumenico. Proprio le ferite del Medio Oriente hanno portato le comunità di Gerusalemme a fare un salto di qualità nei rapporti tra di loro. I restauri compiuti al Santo Sepolcro e quelli in via di ultimazione alla Basilica della Natività a Betlemme sono stati in qualche modo un segno della capacità di superare incomprensioni storiche. Se qualche anno fa fecero scalpore le immagini delle risse tra religiosi al Santo Sepolcro, oggi accade sempre più spesso che i capi delle Chiese di Gerusalemme si esprimano insieme. Il che – per i cristiani di tutto il mondo – dovrebbe essere un motivo in più per non dimenticarsi di loro.© RIPRODUZIONE RISERVATA
La diplomazia internazionale sembra voler stare alla larga dai problemi concreti della Città Santa. L’ostinazione delle Chiese nel chiedere il rispetto dello «status quo» Da Bari il richiamo del Papa![]()
Gerusalemme in una foto suggestiva Il suo ruolo di città santa è stato richiamato dal Papa durante l’incontro ecumenico svoltosi ieri a Bari

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