Fulvio Scaglione : linkiesta.it Europa, fatti rispettare: Trump fa solo i suoi interessi (e dalla Nato dovremmo uscirci noi)
Mio padre, quando voleva riprendermi perché ero lento a realizzare, diceva: «Dopo quattro piatti hai capito che era risotto». Ecco, qualcosa di simile andrebbe detto ai leader della nostra cara Europa, che stentano assai a ragionare su quanto invece appare evidente: gli Stati Uniti di Donald Trump sono un Paese alleato ma non più un Paese amico.
Può essere scioccante, ma che si stenti così tanto a capirlo è quasi buffo. Quando uno come Trump, un outsider totale, conquista la Casa Bianca con una campagna elettorale che ha per slogan “America First!”, sarebbe ora di aprire gli occhi. Invece abbiamo perso più di un anno a ridacchiare alle battute dei giornalisti fighi che ci spiegavano che razza di fesso fosse Trump, oppure a inseguire quella ridicola bufala chiamata Russiagate, mentre i piatti di risotto si accumulavano senza sosta. Trump smontava i trattati commerciali internazionali (il Nafta in America del Nord, il Tpp nel Pacifico e Ttip nell’Atlantico), e noi niente. Faceva approvare una riforma fiscale a tutta protezione delle aziende americane e noi solo una letteruccia di protesta dai Governi di Germania, Francia, Regno Unito, Spagna e Italia. Si lanciava in una guerra dei dazi nientemeno che con la Cina, e noi a guardare. Imponeva sanzioni economiche (perché questo sono, altro che dazi) alle importazioni dall’Europa di acciaio e alluminio (minacciando altrettanto per le automobili) e noi sempre convinti che scherzasse. Se ne usciva dal trattato sul nucleare con l’Iran, minacciando sanzioni contro le industrie europee che continuassero a fare affari con la Repubblica islamica, e noi a balbettare.
Che se poi le cose gli fossero andate male, tanto quanto. E invece no, l’economia americana vola: disoccupazione al 4,1% su scala nazionale (mai così bassa negli ultimi vent’anni), un milione di nuovi posti di lavoro creati negli ultimi dodici mesi, la Borsa che batte ogni record. E noi sereni.
Che se poi le cose gli fossero andate male, tanto quanto. E invece no, l’economia americana vola: disoccupazione al 4,1% su scala nazionale (mai così bassa negli ultimi vent’anni), un milione di nuovi posti di lavoro creati negli ultimi dodici mesi, la Borsa che batte ogni record. E noi sereniTrump è un nazionalista come tanti, con una piccola differenza: lui fa il nazionalista essendo il Presidente degli Usa, l’unica vera superpotenza al mondo. E quasi ogni giorno manda messaggi per farci capire che delle alleanze tradizionali se ne impipa. Lui è convinto che gli Usa possano e debbano dettare la linea e che gli altri debbano adeguarsi. Non è amico nostro come non è amico di Vladimir Putin. Non è amico di nessuno. Fa gli interessi degli Usa e basta. Non è complicato.
Se il concetto ancora non era chiaro, la trasferta in Europa ha disperso qualunque dubbio. Tutta la storia dei fondi per finanziare la sicurezza dell’Europa e mantenere la Nato, gli europei scrocconi, il 2% del Pil da portare al 4%, sono una cortina fumogena. Trump e i politicanti europei sanno benissimo che spendere tutti quei soldi per la Nato è un’assurdità. Per dire: il 4% del Pil è esattamente quanto l’Italia spende per la scuola e l’istruzione. E per simili cifre da quali pericoli la Nato dovrebbe proteggere l’Europa? Stiamo qui davvero a raccontarci che senza la Nato avremmo i carri armati russi a Berlino?
La Russia e l’Europa fanno grandi affari insieme, l’unico interesse a creare questo clima di ansia e paura ce l’hanno gli Usa, per il vecchio principio del divide et impera. Al contrario, al limite siamo noi che dovremmo essere risarciti dagli americani. Noi europei che, per convenienza economica e sudditanza politica, abbiamo sacrificato risorse e vite lasciandosi coinvolgere in una lunga serie di guerre americane, dall’Afghanistan all’Iraq alla Siria, che ci hanno dato solo problemi. E anche per quanto riguarda l’Ucraina, non dimentichiamo che tutto è nato dal rivolgimento di Maidan, ispirato e sponsorizzato dagli Usa. I quali ben sapevano che la Russia non avrebbe mai accettato un Governo ostile alle porte, con navi da guerra americane ormeggiate a Sebastopoli. E noi europei, per quell’iniziativa americana, spendiamo (o non incassiamo) un sacco di quattrini. Secondo i calcoli della Coldiretti, la sola Italia perde 3 miliardi l’anno in mancate esportazioni per sostenere le sanzioni contro la Russia. Per non parlare delle 90 testate atomiche americane dislocate nelle basi nel nostro Paese. Nessun altro Paese europeo ne ha altrettante, il che fa di noi il primo bersaglio di quella guerra atomica che i vertici Nato evocano un giorno sì e l’altro pure.Sanzioni, intimidazioni, ricatti economici. Non è abbastanza per fare qualche riflessione un po’ più seria di quelle in corso, sempre bloccate tra la bocca aperta e la grattatina alla testa? Come si diceva prima, abbiamo partecipato alle avventure americane per convenienza economica e sudditanza politica. Quel che succede adesso è che la sudditanza politica sta man mano aiutando Trump a ridurre la nostra convenienza economicaE se vogliamo parlare di pericoli, o almeno di ragioni di preoccupazione, che cos’ha fatto la Nato per proteggerci dal terrorismo? E per darci una mano, negli anni scorsi, con i flussi migratori incontrollati?
L’obiettivo di Trump, quindi, è avere più soldi per la Nato, che si tradurrebbero comunque in ulteriori incassi per il complesso industrial-militare americano che controlla il Presidente e la sua politica, ma soprattutto mettere sotto tutela l’Europa e trasformarla in una docile mucca da mungere. Gli attacchi alla Germania, che sarebbe “prigioniera della Russia per il gas”, ne sono la più palese dimostrazione: niente più Nord Stream 2, niente più gas russo alla Germania e tanto bel gas liquido americano esportato verso il Vecchio Continente. Certo, trasportarlo dagli Usa all’Europa via nave lo renderebbe del 15-20% più costoso di quello russo in arrivo nei tubi sotto il Baltico. Ma quello sarebbe un problema nostro.
Sanzioni, intimidazioni, ricatti economici. Non è abbastanza per fare qualche riflessione un po’ più seria di quelle in corso, sempre bloccate tra la bocca aperta e la grattatina alla testa? Come si diceva prima, abbiamo partecipato alle avventure americane per convenienza economica e sudditanza politica. Quel che succede adesso è che la sudditanza politica sta man mano aiutando Trump a ridurre la nostra convenienza economica. Forse si potrebbe mandare alla Casa Bianca un messaggio. Tipo: sai che c’è? Con i soldi che noi Paesi europei diamo alla Nato (che ha un bilancio annuale, tra militare e civile, di circa 1,5 miliardi di euro), possiamo farci una bella forza d’interdizione sufficiente a tenere alla larga eventuali aggressori. E forse risparmiamo pure qualcosa. Per cui, visto che non ci serve più, sai che cosa ci puoi fare con la tua Nato? Insomma: andiamocene e basta.• Avorio illegale, una realtà europea (e italiana)
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I fondi alla NatoSiamo in credito
Donald Trump arriva in Europa e porta con sé un
carico di rivendicazioni. La prima, quella ripetuta con più insistenza,
quella che tra l’altro gli permette di mettere sotto accusa la Germania,
ovvero il Paese leader della Ue, riguarda il finanziamento
dell’Alleanza Atlantica. Nel vertice del 2014, i Paesi membri della Nato
si erano impegnati a versare all’Alleanza una quota fissa pari al 2%
del proprio Prodotto interno lordo entro il 2024. Oltre agli Usa (che
sono addirittura al 4%), solo Regno Unito, Estonia e Grecia hanno
raggiunto l’obiettivo e si prevede che entro il 2024 solo 8 membri (su
29) riusciranno a mettersi in regola.
L’Italia è all’1,15%, la criticata Germania all’1,24%. Trump non
smette di ripetere che gli Usa spendono e si sacrificano per difendere
l’Europa. Ed è arrivato a Bruxelles ben deciso a ribadire il concetto.
La nostra grande stampa sposa pari pari la sua tesi. Ieri, sui maggiori
quotidiani, si leggeva di «parassitismo di tanti europei», «nazioni
erbivore circondate da potenze carnivore», «Europa che vive di rendita
sulla sicurezza garantita dagli Stati Uniti». Però…Saremmo curiosi di
capire da quali minacce ci abbiano protetti gli Usa dalla fine della
Seconda guerra mondiale in qua. Da un’invasione sovietica, mentre l’Urss
faticava (vedi Ungheria 1956, Berlino e il Muro 1961, Cecoslovacchia
1968, Afghanistan 1979) persino a tenere insieme il proprio impero? E
poi perché l’Urss avrebbe dovuto invadere l’Europa? O forse avrebbe
dovuto bombardarla con le testate nucleari per farsi poi nuclearizzare a
sua volta? E secondo Trump, tenersi i missili balistici nell’ipotesi di
veder combattuta in casa nostra una guerra nucleare, non era un
contributo di un certo peso?E poi, scomparsa l’Urss, quale terribile pericolo si è addensato sul capo degli europei che sia stato allontanato dagli Usa e dal loro strumento di politica militare, la Nato? Se escludiamo invasioni marziane di cui non siamo informati, la lista è vuota. Al contrario, abbiamo una certa esperienza di avventure politico-militari d’impronta americana a cui noi europei, per libera volontà, convenienza o mancanza di spina dorsale, abbiamo partecipato sostenendo costi e fatiche di non poco ordine. Negli anni ’90 la scomposizione e ricomposizione dell’ex Jugoslavia, per esempio, secondo le direttive di Bill Clinton che aveva ereditato la strategia della «esportazione della democrazia» da George Bush senior. All’inizio degli anni Duemila il filotto Afghanistan (2001) e Iraq (2003), sui cui esiti è meglio stendere un velo pietoso. Dal 2011 la partecipazione alla distruzione programmata della Siria, ancora tre mesi fa bombardata da Francia e Regno Unito, e con soldati italiani sul campo. Per non parlare della solita servitù nucleare. Nel 2008 in Romania e Polonia fu avviata la costruzione del sistema missilistico «Aegis Shore», diventato operativo nel 2016. E noi europei ci siamo fatti raccontare che non era per provocare la Russia, ma figuriamoci. Era per proteggere noi (quanta beneficenza) dai missili dell’Iran! In Italia sono dislocate 90 testate atomiche americane per la Nato, siamo il Paese europeo che ne ha di più. Tenerci questa roba in giardino non è, di per sé, un rischio, quindi un costo? Non risulta infine che gli Usa e la Nato ci abbiano poi evitato i lutti del terrorismo o i problemi generati dai flussi migratori generati dalle loro guerre. Il buon atlantista a questo punto farebbe notare: e la Russia? e l’Ucraina? e la Crimea? Chi scrive ha molto dubbi che la Russia possa essere considerata un «pericolo» per l‘Europa. Con noi fa ottimi affari e Vladimir Putin non è così avventato da buttarsi in un’avventura che, oltre a mettere a rischio il suo Paese, provocherebbe grandi danni a quell’Europa che per lui è la gallina dalle uova d’oro. E poi, siamo onesti. Non sono stati gli Usa e investire cinque miliardi di dollari nelle rivoluzioni colorate ucraine, fino a quella decisiva di Maidan, pur sapendo benissimo che la Russia non avrebbe mai accettato, dopo la ritirata verso Est degli anni ’90, di ritrovarsi un regime ostile ai confini e le navi americane nel porto di Sebastopoli? Non sono gli Usa a trarre il maggior profitto politico ed economico dal muro che divide Bruxelles da Mosca, come dimostrano anche i discorsi di Trump sulla dipendenza energetica della Germania dalla Russia, che ovviamente andrebbe corretta comprando gas liquido made in Usa? Secondo Coldiretti, l’Italia perde tre miliardi l’anno per le sanzioni. D’accordo, scelta politica, non molleremo. Ma perché, parlando di Nato e di contributi, non entrano nel computo del dare e dell’avere anche questi quattrini? Non è che, alla fin fine, dovremmo essere noi europei a chiedere un risarcimento agli Usa?
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