Con
l’approvazione della “Legge dello Stato-Nazione ebraico” Israele ha
inserito la discriminazione nei confronti della propria popolazione
palestinese a livello costituzionale. “Non dobbiamo continuare a cercare
politiche che assomigliano alle ‘Leggi Jim Crow’,” dice l’avvocato Fady
Koury.
Nelle prime ore di giovedì il parlamento israeliano ha approvato la “Legge
dello Stato-Nazione ebraico”, definendo Israele come Stato-Nazione
esclusivamente del popolo ebraico e degradando lo status ufficiale
dell’arabo.
Quasi
immediatamente politici palestinesi e gruppi per i diritti hanno
iniziato a parlare della legge in termini inequivocabili. Il segretario
generale dell’OLP [Organizzazione per la Liberazione della Palestina]
Saeb Erekat ha detto che la legge “trasforma un regime di apartheid de facto in una realtà de iure per tutta la Palestina storica”.
Hassan
Jabareen, presidente di “Adalah”, il Centro Legale per i Diritti della
Minoranza Araba in Israele, ha affermato che la legge “contiene elementi
chiave dell’apartheid” e che approvandola Israele ha “reso la
discriminazione un valore costituzionale e ha affermato il proprio
impegno nel favorire la supremazia ebraica come fondamento delle proprie
istituzioni.”
Secondo
l’avvocato di “Adalah” Fady Khoury la legge rafforza l’identità dello
Stato di Israele come Stato per il popolo ebraico, trasformandolo in
titolare della sovranità, escludendo al contempo la popolazione
palestinese dalla stessa definizione di sovranità.
“La legge stessa non menziona neppure una volta la parola ‘democrazia’,” spiega Khoury.
“Psicologicamente avrà un fortissimo impatto sugli israeliani quando saranno chiamati a definire cosa sia o non sia democratico.”
La
rivista +972 ha parlato con Khoury per comprendere meglio il confronto
con l’apartheid, e perché la legge in generale sia così problematica.
(La seguente intervista è stata pubblicata integralmente]
La gente la chiama la ‘legge dell’apartheid’. Perché?
“L’apartheid
in Sud Africa è stato un processo. Era un sistema che ci ha messo degli
anni a svilupparsi ed è stato costruito con il lavoro di accademici e
teologi che dovevano creare le giustificazioni per la supremazia dei
bianchi. Era un sistema gerarchico, in cui c’era un gruppo con tutto il
potere e un altro senza alcun potere.”
“In
Israele la nuova legge definisce esplicitamente il popolo ebraico come
il solo gruppo con l’unico potere di autodeterminazione, mentre nega i
diritti del popolo autoctono. Ciò crea un sistema di gerarchia e
supremazia. Non viviamo in un tempo in cui rivendicazioni esplicite di
supremazia sono legittime come lo erano in Sud Africa, ma stiamo
arrivando agli stessi risultati attraverso un linguaggio diverso.”
“L’analogia
tra Israele e Sud Africa non riguarda solo comunità o strade separate,
riguarda un modo di pensare. Riguarda l’idea di classificare gruppi
diversi. È l’idea di un regime di supremazia che favorisce gli interessi
di un gruppo, anche se ciò avviene a spese dei più basilari diritti di
un altro gruppo. Non dobbiamo continuare a cercare politiche che
assomiglino alle ‘Leggi Jim Crow’ [leggi segregazioniste applicate nel
Sud degli USA contro i neri, ndtr.] – quel modo di pensare non esiste
solo ai margini della politica israeliana, ma anche nella sua parte
maggioritaria.”
La
formulazione originaria della legge includeva un articolo che
consentiva alle comunità di essere segregate in base a criteri religiosi
o ‘nazionali’. Cosa dice la versione finale in merito alla
segregazione?
“La
precedente versione della legge includeva un articolo che consentiva
allo Stato di autorizzare nuove comunità sulla base della religione o
della nazionalità. Si basava sul principio di ‘separati ma uguali’,
espresso nell’idea che così facendo sarebbe stato un bene per tutti –
ebrei e palestinesi. Il linguaggio è stato cambiato in quanto era troppo
vicino al tipo di palese segregazione che abbiamo visto negli USA.
Hanno riscritto l’articolo in modo che lo Stato possa ‘promuovere
insediamenti ebraici’. Ciò crea un tipo di paradigma segregazionista
totalmente diverso, di ‘separati ma diseguali’.
Pensalo
in questo modo: immagina se gli Stati Uniti abbiano approvato una legge
che promuove ‘insediamenti di bianchi’ – ci farebbe rabbrividire. Ma
dopo 70 anni di Stato ebraico e democratico, l’idea di insediamenti
ebraici è diventata così diffusa che non sembra un problema. In questo
senso il cambiamento è di facciata. Ma quello che la Destra vuole
raggiungere è la stessa cosa: ebraicizzare il Paese incentivando la
costruzione di comunità solo per cittadini ebrei.”
Quali sono gli effetti potenziali che questa legge potrebbe avere sul sistema giuridico?
“Questa
è una legge che definirà l’identità costituzionale dello Stato. Finora è
stata la Corte Suprema che ha avuto il ruolo di interpretare quale
fosse il vero significato della frase ‘ebraico e democratico’. Ora
abbiamo una legge che assegna status costituzionale all’identità ebraica
dello Stato.”
“(La
legge) sarà fondativa. Diventa una fonte di interpretazione delle leggi
e del sistema giuridico. Le implicazioni non saranno limitate a pochi
settori: avranno conseguenze sul sistema giuridico dalla radice,
soprattutto se la Destra continua a nominare alla Corte Suprema giudici
conservatori che utilizzeranno questa nuova norma costituzionale per
interpretare le leggi.”
La
nuova legge rappresenta l’accelerazione di un processo che ha avuto
luogo recentemente o sancisce un regime discriminatorio che qui è sempre
esistito?
“Penso
che stiamo assistendo a un’escalation che non inizia con la nuova Legge
Fondamentale, ma è piuttosto il risultato della contraddizione tra le
identità fondamentali dello Stato come ebraico e democratico. Quello a
cui stiamo assistendo ora è che l’identità ebraica sta invadendo sempre
più la vita sociale e politica dei cittadini di Israele, mentre
l’identità ‘democratica’ dello Stato sta sperimentando una regressione.”
(traduzione di Amedeo Rossi)
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