Umberto De Giovannangeli :Farnesina in allerta sugli "sconfinamenti" del Viminale. Pressing sul disimpegno dalle missioni estere
Farnesina in allerta sugli "sconfinamenti" del Viminale. Pressing sul disimpegno dalle missioni estere (di U. De Giovannangeli)
Sconcerto, preoccupazione. Sono i sentimenti che regnano alla Farnesina dopo la "sparata" di Matteo Salvini contro la Tunisia "esportatrice di galeotti". È bastata la prima uscita del neo ministro dell'Interno nel suo tour siciliano, la scorsa domenica, per ridare corpo alla preoccupazione che nei giorni concitati della formazione del nuovo governo, diverse fonti diplomatiche avevano consegnato ad HuffPost: la preoccupazione che le scelte più impegnative in politica estera fossero definite al Viminale e non alla Farnesina. Non si tratta di difendere il proprio orticello, era il filo conduttore delle considerazione che avevamo raccolto, ma decidere se la politica estera rispecchierà ancora la vocazione mediterranea che ne ha rappresentato il tratto distintivo, assieme ad un solido ancoraggio all'Occidente (leggi Nato) e alla Ue, o se, viceversa, quella vocazione verrà abbandonata o securizzata e gli impegni assunti a livello internazionale, in ambito Nato, Onu, Ue, rimessi in discussione e, in alcuni casi, azzerati.
Queste, come altre sollecitazioni del genere, non sembrano aver fatto breccia nelle determinazioni di Elisabetta Trenta: "Ogni intervento va bilanciato con gli interessi del Paese", ha ribadito nei giorni scorsi la ministra della Difesa. Affermazione che può essere tradotta così: in Afghanistan ci ritireremo, è solo questione di data. Così come pure dal Niger. A rischio anche la missione in Libia: le forze assegnate alla missione prevedono, dal primo gennaio al 30 settembre 2018, un impiego massimo di 400 militari e 130 mezzi terrestri. I tecnici italiani sinora presenti a Misurata hanno permesso di curare la manutenzione di mezzi navali e aerei cargo C-130 libici. E non aiuta di certo a fugare dubbi in merito, la parte dedicata alla politica estera del discorso programmatico al Senato del presidente del Consiglio Giuseppe Conte: "Ribadiamo l'Alleanza Atlantica ma saremo fautori di un'apertura alla Russia, ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni" è il riferimento più esplicito alla politica estera del neo premier. Silenzio sulla Tunisia, idem sulla Libia.
A Washington non piacerà, e neanche a Bruxelles. A Mosca sì. E questo è un problema di non poco conto per la nostra diplomazia e per il suo nuovo capo.

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