Gideon Levy : La sinistra sionista di estrema destra israeliana
La sinistra sionista di estrema destra israeliana
7 maggio 2018, Haaretz
Eitan
Cabel, del partito Laburista, non propone la pace ma l’annessione. I
suoi palestinesi non avrebbero uno status né diritti, e ovviamente sono
da ritenere responsabili per questo.
È
un peccato che Eitan Cabel non sia segretario del partito Laburista. Se
lo fosse, il partito Laburista potrebbe affermare ufficialmente di
essere arrivato alla fine del suo percorso. Ma anche così, il suo
editoriale sull’edizione di Haaretz in ebraico di venerdì rispecchia
adeguatamente le posizioni del suo partito e più in generale quelle
della più ampia “Unione Sionista” [coalizione elettorale di cui il
partito Laburista è la componente principale ed attualmente
all’opposizione, ndt.]. Di fatto il partito Laburista non ha posizioni
diverse da quelle che Cabel ha precisato. Perciò dovremmo essere grati
al coraggioso parlamentare della Knesset [il parlamento israeliano,
ndt.]: ha esposto la verità sul suo partito e sull’intera sinistra
sionista.
Sul
problema più grave la sinistra sionista non fa altro che imitare le
posizioni della destra. La novità di Cabel è che queste sono le
posizioni dell’estrema destra. Cabel e Naftali Bennett [ministro
dell’Educazione e leader del partito di estrema destra “Casa Ebraica”,
ndt.] sono fratelli, “Casa Ebraica” e ”Unione Sionista” sono gemelli,
non c’è più nessuna differenza tra loro. Il vuoto e ipocrita “carro” –
una metafora dei valori e del patrimonio ideale – della sinistra
sionista è arrivato alla fine del suo percorso. Quanto meno un membro
coraggioso addirittura se ne vanta.
Cabel
propone un’iniziativa sobria. Non pace ma annessione. Non un’annessione
come quella che c’è stata finora, ma un’annessione totale. I
palestinesi di Cabel non hanno uno status né diritti passati, presenti o
futuri; è persino dubbio che essi esistano. Ovviamente sono da ritenere
responsabili di questo e gli ebrei devono avere tutta la terra.
Solo
una cosa terrorizza il socialdemocratico di Rosh Ha’ayin [cittadinia
del centro di Israele, ndt.] – che, il cielo non voglia, nella Knesset
ci saranno 30 deputati arabi. I suoi genitori non sono immigrati dallo
Yemen per questo. Shoshana e Avshalom non sono venuti qui per vivere con
gli arabi. Quello ce l’avevano già in Yemen. Essi e il loro figlio
vogliono uno Stato razzialmente puro. Se un quarto dei deputati fosse
arabo ciò distruggerebbe il loro sogno. Il compagno di partito di
Bennett Bezalel Smotrich [noto per le posizioni particolarmente
estremiste, ndt.] non avrebbe potuto dirlo in termini più razzisti.
Cabel
vuole che si faccia qualcosa. Sa che non c‘è una controparte
palestinese e non ci sarà mai. Quindi avanti, prendiamo l’iniziativa.
Possiamo pensare a un trasferimento, indubbiamente un’iniziativa, atroce
quanto l’annessione, ma anche di più, però almeno ciò garantirebbe una
soluzione finale. Comunque, Cabel non ci è ancora arrivato. Forse presto
farà carriera nei ranghi del partito. Nel frattempo Cabel ne ha
abbastanza della limitazione dei blocchi di colonie, il più grande
imbroglio della sinistra sionista, su cui c’è un presunto consenso
generale.
Una
breve storia dei blocchi, proprio come una breve storia delle colonie:
prima si trattava di annettere Gerusalemme est. Ciò non poteva essere
fatto senza un “confine di sicurezza”, per cui la valle del Giordano è
stata aggiunta alle zone intoccabili. Poi è arrivato il blocco di Gush
Etzion [gruppo di colonie israeliane nei territori occupati fondato a
partire dal 1967, ndt.] in perenne espansione, senza cui Israele non può
essere immaginato, e come possiamo lasciare fuori Ma’aleh Adumim
[grande colonia nei pressi di Gerusalemme, riconosciuta come città dal
governo israeliano, ndt.], che è stata fondata per tagliare in due la
Cisgiordania? E cosa ne sarà, fratelli ebrei, della città universitaria
di Ariel [colonia nel centro della Cisgiordania, dove sorge la prima
università nelle colonie, ndt.]?
Queste
sono state tutte aggiunte alla lista non dalla destra ma dalla sinistra
sionista, che ha sostenuto la fondazione di uno Stato palestinese,
certamente uno Stato palestinese tra Jenin e il suo campo profughi. Ora
Cabel sta annettendo anche Karnei Shomron, e cosa dire di Shavei
Shomron, Yitzhar e Itamar? Rehelim, Havat Gilad e Baladim [altre colonie
in Cisgiordania, ndt.]? Perché no? Il destino dei coloni, che stanno
vivendo sotto la “legge marziale”, spezza il cuore di Cabel, perciò,
perché non annettere anche loro? Non sono esseri umani? Non sono ebrei? Cabel è un uomo con una coscienza, il suo cuore è sempre dalla parte degli oppressi.
Cabel
è uno dei dirigenti del campo della pace, e come dice il nome del suo
campo, offre ai palestinesi negoziati prima o poi, quando si
comporteranno correttamente. Nel 1948 hanno perso il 78% del loro Paese,
ed ora Cabel sta sezionando i resti di ciò che rimane e rubando per sé i
blocchi [di colonie], un prezzo per il ladro e il colono.
Ma
la Palestina non è perduta. Cabel, di sinistra, vuole discutere di
quello che resta. C’è una possibilità che rinunci al campo profughi di
Al-Fawwar [a sud di Hebron, ndt.]. Se ci sarà una dirigenza palestinese
all’altezza, che mangi con coltello e forchetta, in un giorno di
particolare generosità Cabel e il suo partito le offriranno persino il
campo profughi di Al-Arroub [sulla strada tra Hebron e Gerusalemme,
ndt.]. Dai tempi del Mahatma Gandhi non c’è più stato un uomo di pace
come Cabel, da quelli di Nelson Mandela non c’è più stato un simile
combattente per la giustizia.
La
richiesta di Cabel di essere sobri è un importante contributo al
dibattito politico. Tornate sobri, amici di Cabel, non avete niente da
offrire. Siete di destra, persino di estrema destra, ed ora siete senza
la maschera che avete portato per 50 anni. Eliminate le elezioni in
Israele. Dopotutto, (quasi) tutti sono per l’occupazione.
(traduzione di Amedeo Rossi)

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