Quando
arriverà il momento in cui qualcuno ammetterà che il boia, alla fine,
ha qualche responsabilità nella mattanza, e non solo il sacrificato che,
naturalmente, è responsabile del suo stesso massacro?
A nessuno importa delle 63
persone morte (in un solo giorno, nel totale della Grande Marcia del
Ritorno sono stati più di 110 gli assassinati da pallottole vere): e se
fossero 600? O 6.000? Israele troverà scuse e giustificazioni anche
allora? Si darà la colpa alle persone assassinate e a quelli che li
hanno “sviati” anche allora, senza una parola di critica, mea culpa,
dolore, pena o pentimento?
Lunedì, quando il numero di
morti è aumentato in modo allarmante, Gerusalemme celebrava la nuova
ambasciata USA e Tel Aviv si felicitava del trionfo in Eurovisione, come
se mai più si potesse ripetere un momento come quello.
Il cervello israeliano è stato lavato in modo irrevocabile, il suo cuore serrato per sempre.
La vita di un palestinese non vale più niente.
Se in un giorno i soldati delle FDI (Forze di Difesa Israeliane, n.d.t.)
avessero sparato a 63 cani randagi, in tutto il paese sarebbero
scoppiate proteste. I boia dei cani sarebbero stati processati, la
nazione di Israele avrebbe offerto preghiere per le vittime, avrebbe
avuto luogo un funerale a Yizkor per i cani sacrificati da Israele.
Ma la notte del massacro dei palestinesi, Sion si rallegrò piena di giubilo: abbiamo l’ambasciata e l’Eurovisione.
E’ difficile pensare ad una
degenerazione morale più atroce. E’ altrettanto difficile immaginare lo
scenario inverso: 63 israeliani muoiono in un solo giorno e la
moltitudine celebra l’ambasciata a Ramallah e si diverte ad un concerto a
El Bireh per sostenere il vincitore della versione araba di “Nasce una
stella”, mentre i presentatori e gli intervistati dalla televisione
ridono nelle trasmissioni in diretta.
Oh, quegli animali palestinesi! Oh, quei mostri...!
La vigilia di quel lunedì nero
mi trovavo seduto in uno degli studi televisivi, di fianco ad un uomo di
destra, sorridente. Sorridente non è il termine corretto perchè lui
rideva a più non posso. Rideva dell’assassinio di massa e trovava ancor
più divertente il fatto che qualcuno provasse orrore per quanto
successo.
Israel Hayom (quotidiano israeliano, n.d.t.) metteva la benedizione “Shehejeianu” nei suoi titoli principali su un altro fatto, senza rendersi conto della lugubre ironia. Yedioth Ahronot (altro quotidiano israeliano, n.d.t.)
presentava una erudita discussione sul fatto se i leaders di Hamas
debbano essere ormai eliminati o no, chi è a favore del loro assassinio e
chi è contro.
Immaginate una discussione
simile su un quotidiano palestinese: chi è a favore dell’assassinio di
Gadi Eizenkot (capo di stato maggiore dell’esercito terrorista del
regime israeliano) e chi è contro?
La verità è che Israele è ben
preparato a massacrare centinaia e migliaia, e per espellere decine di
migliaia, di persone. Nessuno lo fermerà. Questa è la fine della sua
coscienza, la sceneggiata della moralità è finita. I fatti degli ultimi
giorni lo hanno dimostrato oltre ogni dubbio.
Le strade sono tracciate, l’infrastruttura per l’orrore è stata forgiata.
Decine di anni di lavaggio del
cervello, di demonizzazione e di disumanizzazione hanno dato i loro
frutti. L’alleanza tra i politici e i media per cancellare la realtà e
negarla ha funzionato.
Israele è preparato a commettere orrori. Nessuno si intrometterà più. Né dentro né fuori.
Oltre alla abituale
ciarlataneria, il mondo dell’era Trump non muoverà un dito anche se Gaza
si trasformasse - dio non voglia - in un Ruanda. Anche in questo caso i
nostri osservatori ed analisti ripeteranno che le FDI hanno raggiunto i
loro obiettivi, che le FDI hanno dimostrato la loro moderazione, che si
tratta dell’esercito più morale del mondo e “cosa fareste voi al loro posto?”.
Il capo di stato maggiore
sarebbe incoronato uomo dell’anno; lui. il buono, il moderato e
l’opposizione metterebbe su twitter i suoi applausi. Nella piazza del
paese si celebrerebbe la vittoria del cantante di “sinistra”, a nessuno
verrebbe in mente di cancellare la festa o, per lo meno, di dedicare un
minuto ai morti.
Qui siamo. Quel momento è arrivato. Il Ruanda è già a Gaza e Israele è in festa. Due milioni di persone sono state imprigionate e a nessuno importa nulla del loro destino. Ongi tanto appaiono delle immagini: bambini e genitori senza corrente e senz’acqua, persone
handicappate assassinate a fucilate e amputati senza gambe; tutti figli
di rifugiati del disastro del 1948 che abbiamo fatto cadere sulle loro
teste.
Che cos’ha a che vedere con noi?
E’ colpa di Hamas. Sessantatre persone morte in un solo giorno e
neanche una briciola di tristezza in Israele. A partire da adesso, non
ci sarà più niente.
* Conteggio delle vittime aggiornato dalla traduttrice rispetto all'articolo originale.
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