Alberto Negri : I migranti hanno fatto saltare in aria l’Europa. Ma è un disastro annunciato
[L’analisi] I migranti hanno fatto saltare in aria l’Europa. Ma è un disastro annunciato
Che cosa è accaduto e sta
accadendo nel triangolo delle Bermude Conte-Merkel –Macron? Mentre
l’Europa si congratula di avere risolto (provvisoriamente) la questione
ventennale del nome della Macedonia, si sta verificando un fenomeno
prevedibile: è l’Unione europea oggi che si è balcanizzata, non i
Balcani che sono diventati più europei. In poche parole l’Europa rischia
di andare in pezzi, frantumata dalla questione dell’immigrazione e
dall’ascesa dei cosiddetti “sovranisti” che vorrebbero chiudere le
frontiere e lasciare che gli altri se la sbrigassero da soli con le
ondate di profughi, una tendenza che ha il carattere dell’emergenza ma
che in realtà è di medio-lungo periodo: la popolazione del Sahel e della
fascia sub-sahariana nei prossimi trent’anni raddoppierà da uno a due
miliardi.
Vincere ora, perdere subito dopo
Ma ovviamente i politici europei
contemporanei, in Italia e ovunque, non si preoccupano di quello che
succederà domani ma di vincere, se possibile, le prossime elezioni. Ogni
governo europeo “è a letto con il nemico”, politicamente parlando. Di
Maio con Salvini e la signora Merkel con il suo ministro degli Interni
bavarese Horst Seehofer, sempre più intransigente sul tema migrazioni e
sicurezza mentre il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica
Ceca e Slovacchia) se ne va per conto suo. Questi Paesi non accettano un
migrante e non temono troppo neppure le sanzioni europee perché, se
attuate, colpirebbero, almeno in parte anche le industrie tedesche o
italiane che hanno delocalizzato da quelle parti, con i finanziamenti di
Bruxelles. L’Unione è stata abilissima in quei decenni a stringersi da
sola il cappio intorno al collo.
"Non si possono accogliere tutti"
Se
Salvini fa il duro con i Cinquestelle, anche la Merkel deve stare molto
attenta e con lei tutta l’Europa, ormai a pezzi. Conte ieri ha potuto
incontrare la cancelliera, al prossimo giro potrebbe trovare qualcuno
meno malleabile che potrebbe dare filo da torcere anche al nostro
campione di sovranisti, Salvini. Mi fa notare un caro amico, diplomatico
di lungo corso, ex ambasciatore in Medio Oriente e anche alla
presidenza del Consiglio: “Ho ripetuto per quattro anni che se si
continuava ad accogliere tutti ci sarebbero state inevitabili
conseguenze politiche. Non siamo i soli. Adesso vediamo in Germania che
seguiti avrà lo scontro tra una cancelliera che non vuole capire quello
che il bavarese ministro dell’interno ha invece compreso. Afd è già il
terzo partito tedesco e secondo nei sondaggi. Come si fa a non capire
che se si continua così diventerà il primo?”. Alternativa per la
Germania, di estrema destra, è attualmente il terzo partito, come la
Lega in Italia, ed è in rapida ascesa.
Le avvisaglie, ignorate da tutti
Se qualcuno pensa che questa
situazione di crisi europea sia dovuta solo ai migranti e sia solo il
prodotto dell’emergenza si sbaglia. Viene da lontano. In primo luogo
l’Unione non si è mai data una politica estera e di difesa comune: i
sovranisti non sono una novità, nascono da radicate convinzioni e
interessi divergenti ben radicati negli stati europei. La Gran Bretagna
per anni, prima della Brexit, è stata dentro all’Unione soltanto per
sabotarla perché lavorava all’asse atlantico con gli Usa: gli inglesi
hanno partecipato con Blair a tutte le iniziative belliche americane
compresa la guerra del 2003 contro l’Iraq, giustificata dalle menzogne
sulle armi di distruzione di massa di Saddam, che ha dato il via alla
disgregazione del Medio Oriente. La Francia di Chirac si oppose,
l’Italia partecipò nella speranza di ottenere vantaggi che non sono mai
arrivati, mentre la Germania rimase neutrale come lo è stata con la
Libia nel 2011: per questo oggi la Merkel si dice d’accordo con gli
hotspot in Libia, ben sapendo, come Macron, che sono assai difficili da
realizzare se non mandando un consistente contingente militare.
Cosa ci insegnano i Balcani
E’ in momenti come questi, dove di
fronte a problemi complicati da affrontare come le migrazioni, che
emergono anche le soluzioni impossibili a breve termine, come la
creazione di hotspot di identificazione sul suolo africano o rimandare
indietro i profughi che non hanno diritto all’asilo: lo scrive oggi
anche la Stampa. Tutto questo si può fare se l’Unione prende iniziative
diplomatiche e militari comuni: risulta che sia possibile allo stato
attuale? Perché il parallelo con i Balcani? Perché proprio nei Balcani
l’Europa si è divisa quando si disgregò la Jugoslavia, l’unico stato
davvero multi-etnico e multi-religioso emerso dalla seconda guerra
mondiale. Quando cominciò la guerra gli stati europei volevano portarsi a
casa un pezzo di Jugoslavia: la Germania, per esempio, sostenne la
separazione della Croazia per annettersela dal punto di vista economico.
L’Italia in Kosovo nel ‘99 andò a bombardare Belgrado, suo antico
alleato, senza avere neppure il coraggio di dirlo ufficialmente, e dal
Kosovo è poi arrivato un serio tentativo di attentato jihadista bloccato
fortunatamente a Venezia. In Serbia arrivammo persino a colpire la
Zastava, storica fabbrica della Fiat. Dei suicidi o dei traditori, a
seconda dei punti di vista: più che altro dei fessi perché non abbiamo
ottenuto nulla in cambio.
Gara a chi più si fa gli affari suoi
Per arrivare poi a unirsi ai raid
della Nato nel 2011 contro Gheddafi, il suo maggiore alleato nel
Mediterraneo: se qualcuno si chiede come mai abbiamo i profughi in casa,
deve anche domandarsi che politica estera è stata attuata in questi
anni, contraria agli interessi nazionali e alla sicurezza del Paese. E’
vero che ci sono alleanze internazionali da rispettare ma forse le ha
rispettate la Germania? E tanto meno lo ha fatto la Francia che non ci
ha neppure avvisato dei raid contro Gheddafi nel 2011. Oggi Macron si
sta annettendo la Cirenaica del generale Haftar, altro che mettere gli
hotspot in Libia: se mai lo farà è solo per rafforzare la presenza
francese. Questa è l’Europa balcanizzata. Un ultimo esempio caro al
governo Lega-Cinquestelle: il Consiglio europeo ha appena rinnovato le
sanzioni alla Russia imposte per l’annessione con referendum della
Crimea nel 2014. Ma come? Non è questo uno dei punti compresi nel famoso
contratto di governo Salvini-Di Maio? Ora qualcuno si aspetta che
l’Italia sia conseguente e metta il veto. Oppure contratteremo anche
questo in cambio dell’accoglimento di un pugno di profughi o di rom?
Alla prossima puntata.

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