Zeev Sternhell Le uccisioni sul confine di Gaza mettono in evidenza la vera mentalità di Israele
- Le truppe israeliane hanno sparato prima alla gamba sinistra di un giornalista di Gaza, poi alla destra. E non si sono fermate qui.
- Le forze israeliane uccidono tre persone mentre i giovani invitano ad unirsi alle proteste della “Grande Marcia del Ritorno”
- Le uccisioni sul confine di Gaza mettono in evidenza la vera mentalità di Israele
- Einstein parla di Israele, 70 anni fa – Il fantasma di Herut*
- Rompendo un tabù politico, alcuni coloni israeliani si schierano con i beduini nella lotta contro le demolizioni
7 aprile 2018, Haaretz
E
Bezalel Smotrich, come il volto cinico di Avigdor Lieberman, riflette
il nostro volto, il volto di avamposto dell’Occidente di Netanyahu
Benjamin
Netanyahu, ci ricorda Anshel Pfeffer [giornalista inglese che scrive su
Haaretz, ndt.], non vede il conflitto arabo-israeliano come un problema
in sé, ma come parte inscindibile dello scontro di civiltà tra l’Islam e
il mondo occidentale (“La visione di Netanyahu in 467 pagine”, 18
aprile). Per lui Israele è l’avanguardia dell’Occidente in una lotta
durata 1.500 anni.
Quando
è stato pubblicato il suo [di Netanyahu] libro “A Place Among the
Nations” [“Un posto tra le Nazioni”], l’ho considerato come niente più
che propaganda, l’intenzione di inventarsi una copertura ideologica per
continuare l’occupazione sponsorizzata dal neo-conservatorismo americano
nella sua forma più semplicistica. È un vero peccato che gente
rispettabile cada ancora nella trappola.
Netanyahu
ha da molto tempo capito che i palestinesi sono incapaci di resistere
con la forza all’occupazione, per cui essa non finirà in un futuro
prevedibile. Ma poiché nessuna situazione può persistere senza una
copertura ideologica, e la narrazione biblica non si vende bene negli
Stati Uniti al di fuori dei circoli evangelici, ci prova con la
protezione della cultura occidentale, nello spirito della tendenza
neoconservatrice della fine del XX secolo.
Tuttavia,
per più di 300 anni la cultura occidentale ha presentato due approcci:
quello liberale, da cui si sono sviluppati la democrazia e i diritti
umani dell’Illuminismo francese e britannico, e quello che subordina
l’individuo a una comunità etnica e cerca nella storia la legittimazione
delle proprie politiche. Questa tendenza iniziò a far germogliare, alla
fine del XIX secolo, i vari movimenti nazionalisti e razzisti di
destra, compresi quelli che si sono sviluppati nel fascismo e nel
nazismo.
Questi
movimenti sapevano come sfruttare il diritto al suffragio universale
per eliminare il principio di uguaglianza tra gli esseri umani. Poi
hanno eliminato la stessa democrazia. Il nazionalismo razzista non fu
inventato da Hitler, ma emerse gradualmente dalla rivoluzione di destra
che iniziò a travolgere l’Europa. Questo approccio nazionalista radicale
è l’”Occidente” di Netanyahu, in cui trova la legittimazione per la
politica colonialista di annessione e oppressione che ha architettato da
quando è salito al potere.
Questo
è il punto di vista che il giovane israeliano educato in America ha
adottato per se stesso: laggiù la sua immaginazione non è stata accesa
dall’eredità del movimento per i diritti civili, ma piuttosto
dall’oscuro tenore della cultura politica americana. Mentre la
rivoluzione francese liberava gli ebrei e gli schiavi, in America –
insieme alla devozione quasi religiosa per le libertà individuali e il
bilanciamento dei poteri, ancorati alla Costituzione e alla
Dichiarazione di Indipendenza – la schiavitù è esistita per altri 100
anni. Per ulteriori 100 è prevalsa la brutale oppressione sociale dei
neri. Il giovane Netanyahu ha imparato là che l’Occidente contiene
tutto, il meglio e il peggio, e ognuno può scegliere da solo quello che
gli serve.
Quindi
è così che funziona la destra israeliana: dopo aver rafforzato il
colonialismo tratta gli arabi fondamentalmente come nativi. I britannici
in Kenia e i francesi in Algeria hanno fatto scuola. Le uccisioni
settimanali sul confine della Striscia di Gaza sono una campagna di
brutalità, che mette in evidenza la mentalità della società nel cui nome
l’esercito agisce: possiamo fare tutto quello che vogliamo. Come Elor
Azaria, che ha giustiziato un terrorista ferito e presto uscirà di
prigione come un eroe, così come i giovani in uniforme che massacrano
civili disarmati sui confini di Gaza sono i “figli di tutti noi”. E
Bezalel Smotrich [deputato del partito di estrema destra dei coloni
“Casa ebraica, ndt], che vuole che si spari a una gamba ad Ahed Tamimi
[ragazza palestinese detenuta in Israele. Smotirch ha sostenuto che le
si dovrebbe almeno sparare a un ginocchio, ndt.], è il parlamentare di
tutti noi. Non abbiamo sentito i dirigenti del suo partito o i ministri
dell’Educazione e della Giustizia [entrambi di “Casa ebraica”, ndt.]
urlare con orrore. Smotrich, come il volto cinico di Avigdor Lieberman
[ministro della Difesa, del partito di estrema destra “Israele casa
nostra”, ndt.], riflette il nostro stesso volto, il volto dell’avamposto
dell’Occidente di Netanyahu.
Questa è la dura verità che i festeggiamenti per il settantesimo dell’indipendenza hanno reso ancora più evidente.
(traduzione di Amedeo Rossi)

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