Umberto De Giovannangeli Nessuno crede a Bibi. Ue e Aiea smontano le accuse di Netanyahu all'Iran
Nessuno crede a Bibi. Ue e Aiea smontano le accuse di Netanyahu all
Aveva messo a punto il copione con l'amico Donald. Dei contenuti aveva informato il segretario di Stato Usa. Ma nella performance televisiva di Benjamin Netanyahu, i contenuti sono un dettaglio, neanche troppo originale. Nell'epoca della post verità, ciò che conta davvero non è la realtà ma la narrazione. E "Bibi", come The Donald, in questo sono dei maestri, imbattibili.
Il primo ministro d'Israele sa toccare
le corde dei sentimenti, accarezzare le paure dell'opinione pubblica
interna, orientare la rabbia verso il Nemico mortale, e così facendo
cementare l'unità di popolo, offrendo ai cittadini-telespettatori ciò
che si attendevano: la narrazione di un Paese, Israele, in trincea,
chiamato a difendersi da un regime aggressivo, quello iraniano, che in
testa ha solo una cosa: provocare una Shoah nucleare. Ecco allora
Netanyahu presentarsi davanti ai riflettori per denunciare che l'Iran ha
un programma segreto, chiamato Amad, per la creazione di cinque bombe
atomiche "equivalenti a quella di Hiroshima".
Un programma su cui il premier
israeliano ha detto di avere 55mila file raccolti dai servizi segreti
israeliani più altri 55 mila su chiavette Usb. In prima serata, in
diretta tv dal quartier generale militare a Tel Aviv, Netanyahu ha
parlato in inglese, perché la platea a cui intendeva rivolgersi è
mondiale, e con un gesto teatrale, ha svelato un armadietto pieno di
cartelle e poi uno schermo su cui erano stati collocati circa 200 cd:
"Sono - ha dichiarato - 55.000 pagine di documenti e altri 55.000 file
su cd, copia esatta degli originali provenienti dagli archivi segreti
del programma nucleare iraniano", di cui il governo israeliano è entrato
in possesso "alcune settimane fa" grazie a un colpo dell'intelligence.
Netanyahu ha anche detto che ha
condiviso tali informazioni con gli Usa. Dall'altro capo dell'Atlantico
gli ha fatto eco Trump, dicendo che le informazioni israeliani
confermano "al 100%" i suoi sospetti e che gli Usa reagiranno. Resta da
spiegare cosa vi sia di clamorosamente nuovo in un dossier del quale il
capo del Mossad, Yossi Cohen, aveva già messo a conoscenza Trump nella
visita ufficiale dello scorso gennaio. Il cerchio si chiude. Lo show ha
ottenuto il risultato voluto. La realtà è un dettaglio trascurabile,
ininfluente. È ininfluente il fatto che "Bibi" abbia mostrato slide e
fotografie aeree che non dimostrano niente (una fila di capannoni con
uno cerchiato in rosso non è esattamente la prova più solida del mondo).
Ciò che conta è aver rafforzato, tra la sua gente, una convinzione già
coltivata nel tempo: l'Iran vuole distruggerci e noi dobbiamo agire
prima che sia troppo tardi. In questo senso, lo show di lunedì sera
chiude un capitolo e ne apre un altro. Quello chiuso, è il capitolo
"accordo nucleare".
Il programma, condotto dal 1999 al 2003
sotto il nome di "Amad" e diretto da Mohsen Fakhrizadeh, sarebbe
chiamato ora "Spnd" Anche l'Agenzia internazionale per l'energia atomica
(Aiea) aveva affermato in passato che c'erano indizi credibili che la
Repubblica islamica avesse condotto fino al 2003 esperimenti per cercare
di sviluppare armi atomiche. Quanto al periodo successivo, aveva detto
che la ricerca in tal senso avrebbe potuto essere continuata, ma su
scala ridotta. Nessuna prova si ha invece su un programma segreto
iraniano che sarebbe continuato dopo l'accordo del 2015.
"Respingiamo la reiterazione delle
vecchie accuse lanciate dal premier israeliano Benjamin Netanyahu in
coordinamento con gli Stati Uniti con l'intento di boicottare l'accordo
sul programma nucleare di Teheran", ha twittato il ministro degli Esteri
iraniano, Mohamed Javad Zarif, il vero braccio destro del presidente
Hassa Rouhani. L'Iran insomma non ci sta e relega il premier israeliano
ad "imbarazzante imbroglione" che grida «al lupo al lupo nonostante il
fiasco dei fumetti all'Assemblea generale delle Nazioni Unite», episodio
avvenuto nel lontano 2012. Insomma, l'attacco di Israele non sarebbe
per nulla nuovo, esattamente come i documenti che Teheran però
preferisce comunque non commentare/spiegare nel dettaglio. Come da
copione, Teheran accusa Trump e Netanyahu di aver "prodotto" fake news
per poter stracciare l'accordo sul nucleare.
Il programma "Amad" è il titolo di coda
di una scelta già maturata a Washington: uscire unilateralmente, da
parte Usa, dall'accordo del 2015 sul nucleare iraniano. Ancora pochi
giorni, e la decisione presa sarà ufficializzata. Si tratta solo di
studiare il miglior copione e poi ci penserà The Donald a toccare le
corde giuste. Ma quei 55mila file segreti raccolti dal Mossad sono
soprattutto il volano di ciò che avverrà in un futuro che si fa
presente: la guerra diretta tra Israele (supportato da Stati Uniti e
Arabia Saudita), e l'Iran (che chiamerà a raccolta le milizie sciite
irachene e gli hezbollah libanesi). La narrazione di Netanyahu serve a
Trump per uscire dall'accordo, "il più sciagurato nella storia degli
Stati Uniti", fortemente voluto dal suo predecessore alla Casa Bianca,
Barack Obama, e difeso ancor oggi dall'Europa. L'accordo del 2015
prevede la riduzione da 10.000 a 300 chilogrammi delle scorte iraniane
di uranio arricchito (al livello massimo del 3,67%) negli impianti di
Natanz e Fordow, i due siti impiegati appunto per questa attività. Le
centrifughe usate per l'arricchimento dovevano essere ridotte da 19.000 a
circa 6.000, di cui 5.000 a Natanz e 1.000 a Fordow, al solo scopo di
ricerca.
Per quanto riguarda un altro impianto
sensibile, il reattore ad acqua pesante di Arak, l'Iran ha accettato di
modificarlo per ridurre al minimo la produzione di plutonio. "Da quello
che abbiamo visto dalla sua esposizione, il primo ministro (Israeliano)
Netanyahu non ha messo in dubbio l'adempimento dell'Iran" all'accordo
sul nucleare, che "non è basato su buona fede o fiducia, ma su impegni
concreti, meccanismi di verifica e un rigido monitoraggio dei fatti",
che certificano come "l'Iran rispetti pienamente i patti". A rimarcarlo,
in una nota scritta a caldo, ieri notte, è l'Alto rappresentante per la
politica estera Ue, Federica Mogherini. "Prima di tutto – osserva Lady
Pesc- la reazione può essere solo preliminare, perché, com'è ovvio,
dobbiamo fare una verifica nei dettagli" di quanto esposto da Netanyahu,
"vedere i documenti e ottenere il parere dell'Aiea" perché quest'ultima
"è l'unica organizzazione imparziale, internazionale che ha il mandato
di verificare gli impegni dell'Iran". "Non ho visto da parte di
Netanyahu argomenti che provino una violazione da parte dell'Iran" di un
accordo che "fu creato proprio perché fra le parti non c'era la
fiducia".
Le osservazioni di Mogherini non fanno
né caldo né freddo nell'entourage del premier israeliano. Con la
garanzia dell'anonimato, uno dei più stretti collaboratori di Netanyahu,
liquida così, con Huffpost, la presa di posizione della responsabile
della politica estera della Ue: "Non c'era bisogno di quest'ultima
uscita, per sapere che la signora Mogherini oltre ad essere una
filopalestinese è anche molto attenta a non infastidire gli ayatollah di
Teheran". Per Netanyahu e i falchi al governo nello Stato ebraico,
l'Europa non è un interlocutore. È un ostacolo. E sull'Iran, qualcosa di
peggio: di fatto alleata di coloro che stanno lavorando per una Shoah
nucleare. Ed è in questa chiave che i dirigenti israeliani interpretano
le prese di posizione dei ministeri degli Esteri di Francia e Germania
"E' chiaro che la comunità internazionale aveva dubbi sul fatto che
l'Iran avesse un programma nucleare soltanto pacifico – ha detto
stamattina un portavoce del governo tedesco -. Per questa ragione è
stato firmato l'accordo del 2015, che include un sistema di sorveglianza
senza precedenti, robusto e dettagliato, da parte dell'Agenzia
internazionale per l'energia atomica"..
Per fortuna, rimarcano a Gerusalemme,
che oggi alla Casa Bianca non c'è più Barack "Hussein" Obama, ritenuto
un presidente-nemico dalla destra israeliana, ma Donald Trump, il
presidente che ha deciso di spostare l'ambasciata Usa da Tel Aviv a
Gerusalemme e che sull'Iran ha sposato tutte le tesi israeliane. Una
riprova si è avuta subito dopo lo show televisivo di Netanyahu. "Quello
che è successo oggi e che è accaduto di recente mostra che ho avuto
ragione al 100%", commenta entusiasta il presidente statunitense. Trump
ha definito una "situazione non accettabile" quella relativa al
programma iraniano. "L'avrete visto, io l'ho visto in parte", ha
aggiunto riferendosi all'intervento di Netanyahu.
Sull'imminente scadenza di una sua
decisione sull'accordo iraniano, Trump ha ripetuto: "Vedremo cosa
succede. Non vi dico cosa farò ma in molti credono di saperlo". Di
certo, a saperlo sono gli amici israeliani, Netanyahu in primis, e i
leader di Francia e Germania, Emmanuel Macron e Angela Merkel, che hanno
provato a convincere di persona Trump a non disdettare quell'accordo.
Una impresa fallita miseramente. Poco importa che la "pistola fumante"
esibita da Netanyahu non abbia avuto il supporto degli esperti
dell'Aiea, l'agenzia Onu per il nucleare. L'importante è che, dopo
Trump, a difendere a spada tratta la validità di quella "pistola", sia
accorso il neosegretario di Stato Usa, Mike Pompeo. I documenti sul
presunto programma nucleare "segreto" iraniano di cui ha parlato il
premier israeliano sono "reali e autentici", afferma l'ex direttore
della Cia, parlando con i giornalisti sul volo di ritorno dalla prima
missione all'estero. "So che ci sono persone che dicono che questi
documenti non sono autentici, posso confermare che questi documenti sono
reali, sono autentici".
Teheran "ha ripetutamente mentito
all'Agenzia internazionale per l'energia atomica" e "ha mentito sul suo
programma ai sei paesi con cui ha negoziato" l'accordo nucleare del
2015, ha detto Pompeo, in una dichiarazione successiva. "Ciò significa
che l'accordo non è stato costruito su fondamenta di buona fede o
trasparenza, è stato costruito sulle bugie dell'Iran", ha aggiunto il
segretario di Stato. Pompeo ha annunciato che nei prossimi giorni sarà
in contatto con i partner europei che hanno firmato l'accordo con l'Iran
(Germania, Francia e Regno Unito) per stabilire come dar seguito alle
rivelazioni di Israele. Quale sia la linea di Gerusalemme, lo sintetizza
efficacemente il quotidiano di Tel Aviv Haaretz: "Military strike in
the morning, press conference at night", riferendosi ai raid aerei di
lunedì mattina contro basi militari lealiste in Siria (a morire anche
Pasdaran iraniani) e lo show televisivo della notte di Netanyahu. E
questo è solo l'inizio.
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