
l
ricordo della Nakba si alimenta della rabbia e del dolore dopo la
giornata di sangue, ieri a Gaza. Nella Striscia si piangono i morti e si
invoca vendetta. Sono almeno 62 le vittime tra cui una bimba di otto
mesi, Leila al-Ghandour morta, secondo il ministero della sanità della
Striscia, per l'inalazione dei gas lacrimogeni sparati dall'esercito
israeliano e che si trovava sotto una tenda con i genitori, allestita
dagli organizzatori della manifestazione, non distante dai reticolati
della barriera difensiva La piccola, Leyla al-Ghandhour, si trovava al
confine con la madreperché non voleva restare a casa da sola. Secondo il
corrispondente della rivista britannica The Economist, Gregg Carlstrom,
presente ai funerali della piccola, la madre si era infatti recata al
confine con Israele a protestare e aveva lasciato Leyla a casa. "La
bambina ha cominciato a piangere in maniera incontrollata, così suo zio
ha deciso di portarla da sua madre, e lei è morta per i gas
lacrimogeni", ha scritto Carlstrom sul suo profilo Twitter.
Leila è una delle otto vittime minorenni di ieri. Oggi un 51enne,
Abdel Nasser Ahmed Ghorab, è stato ucciso a est del campo profughi di
al-Bureji, portando a 62 il bilancio totale dei morti. Oggi i
palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme est hanno scioperato: la
protesta (che include tre giornate di lutto) è diretta anche contro il
trasferimento a Gerusalemme della rappresentanza diplomatica di
Washington. Chiusi negozi e scuole, mentre si segnalano scontri in
diverse parti della Cisgiordania. Almeno 46 manifestanti palestinesi
sono rimasti feriti oggi a Betlemme, durante gli scontri in corso con i
militari israeliani, in seguito alla sanguinosa giornata di proteste di
ieri nella striscia di Gaza. A riferirlo è la Mezzaluna Rossa
palestinese. Centinaia di manifestanti si stanno confrontando con i
militari israeliani, lanciando pietre e bruciando pneumatici in diverse
zone della striscia e in Cisgiordania. Gli scontri si susseguono lungo
il confine tra la West Bank e Israele; nei presso della Tomba di Rachele
a Betlemme; nella città di Hebron, nella zona di Nablus e presso il
checkpoint di Kalandia.
Gli eventi di Gaza diventano un caso internazionale. L'ambasciatrice
statunitense all'Onu Nikki Haley ha lasciato la sala del Consiglio di
Sicurezza Onu mentre ha preso la parola il collega palestinese, Ryad
Mansour, sulla situazione a Gaza. Mansour nel suo discorso ha detto:
"Quanti palestinesi devono morire prima che facciate qualcosa? Questi
bambini meritano di morire? Perché avviene questo massacro e il
Consiglio di Sicurezza non fa nulla? Perché siamo l'eccezione?". La
Turchia ha deciso di espellere l'ambasciatore israeliano in Turchia,
Eitan Naeh. Il diplomatico, riporta Haaretz, è stato convocato al
ministero degli Affari esteri turco ad Ankara e gli è stato chiesto di
lasciare il Paese. L'allontanamento del diplomatico segue il richiamo
degli ambasciatori turchi a Washington e Tel Aviv. Una misura, ha detto
il presidente Erdogan, in segno di protesta "per le violenze commesse
dai soldati israeliani contro i manifestanti nella Striscia di Gaza",
considerando "gli Stati Uniti corresponsabili". Erdogan ha quindi
proclamato anch'egli tre giorni di lutto nazionale ad Ankara per i
palestinesi uccisi. Oggi anche l'Irlanda ha convocato l'ambasciatore
israeliano, e lo stesso ha fatto il Sudafrica. "Erdogan è un sostenitore
di Hamas e non c'è dubbio che comprenda bene il terrorismo e i
massacri. Suggerisco che non faccia prediche moraliste nei nostri
confronti", è la risposta del ministero degli Esteri israeliano alle
accuse del leader turco.
Su Gaza è battaglia (diplomatica) al Palazzo di Vetro. Gli Stati
Uniti hanno bloccato l'adozione di un testo al Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite che avrebbe promosso un'indagine indipendente sui
fatti nella Striscia di Gaza, secondo fonti diplomatiche. Il testo
proposto, bloccato dal diritto di veto degli Usa, diceva che "il
Consiglio di sicurezza esprime la sua indignazione e la sua tristezza di
fronte alla morte dei civili palestinesi che esercitano il loro diritto
di manifestare pacificamente" e chiede "un'inchiesta indipendente e
trasparente su queste azioni per garantire le responsabilità". Inoltre,
il testo avrebbe "ribadito che ogni decisione o azione che vuole
modificare il carattere, lo status o la composizione demografica della
città santa di Gerusalemme non ha alcun effetto giuridico, è nulla e non
avvenuta e deve essere annullata, conformemente alle risoluzioni
pertinenti del Consiglio di sicurezza". Alla seduta del Consiglio di
sicurezza è intervenuto Nikolay Mladenov, coordinatore speciale dell'Onu
per il processo di pace in Medio Oriente: "Israele deve calibrare l'uso
della forza, deve proteggere i suoi confini ma farlo in modo
proporzionato. Mentre Hamas non deve usare le proteste per mettere bombe
e compiere atti provocatori", ha sostenuto Mladenov. "La comunità
internazionale deve intervenire e prevenire una guerra", ha aggiunto
Mladenov, definendo la situazione nella Striscia "disperata".
Nonostante il nulla di fatto al Palazzo di Vetro, Gran Bretagna e
Germania continuano però a chiedere "un'indagine indipendente" sui fatti
di Gaza. "Il Regno Unito sostiene un'inchiesta indipendente su ciò che è
successo", ha dichiarato Alistair Burt, ministro britannico per il
Medio Oriente e il Nord Africa, intervenendo al Parlamento di Londra.
"Posso dire a nome del governo tedesco che anche noi siamo dell'idea di
avviare una commissione indipendente che possa fare luce sulle violenze e
sugli scontri sanguinosi nelle zone di confine", ha riferito alla
stampa tedesca il portavoce della cancelliera Angela Merkel e del
governo di Berlino, Steffen Seibert. Da un portavoce all'altro: quello
delle Nazioni Unite per i diritti umani ha riferito che "la minaccia dei
dimostranti palestinesi radunati vicino alla barriera di Gaza non deve
essere considerata sufficiente per l'utilizzo di munizioni vere da parte
delle forze di sicurezza israeliane". "Le forze letali dovrebbero
essere usate soltanto come misura estrema, non come prima misura", nella
Striscia di Gaza "sembra che chiunque sia passibile di essere ucciso a
colpi d'arma da fuoco" dai soldati israeliani, a prescindere dal fatto
che rappresenti o meno una minaccia imminente", dichiara il portavoce
per l'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Rupert
Colville. "Il solo fatto di avvicinarsi alla frontiera non è un atto
letale, minaccioso per la vita, quindi non giustifica gli spari. Non è
accettabile dire che questo è Hamas e quindi questo va bene'", ha
proseguito Colville, in una critica alle motivazioni addotte da Israele
per l'alto numero di palestinesi uccisi nelle proteste di ieri al
confine della Striscia di Gaza.
Israele ha accusato Hamas di essere dietro le proteste e di aver
agito semplicemente per difendere il proprio territorio. Colville ha
anche ricordato che tra i palestinesi uccisi c'è una persona biamputata:
"Quanta minaccia può costituire una persona biamputata dall'altra parte
di una grande barriera fortificata'". I responsabili delle vergognose
violazioni dei diritti umani dovranno renderne conto", incalza il
responsabile dell'Onu per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein. Quanto
alle reazioni internazionali, la Cina ha espresso, tramite il suo
ministro degli Esteri, "seria preoccupazione" per la situazione di Gaza,
chiedendo alle parti, "soprattutto a Israele, di dare prova di
moderazione, per evitare una escalation delle tensioni". Anche il
portavoce del Cremlino ha affermato che Mosca sta monitorando con
"grande attenzione" la situazione al confine di Gaza, mentre il
Patriarcato Latino di Gerusalemme, che rappresenta la chiesa cattolica
sul territorio ha condannato "ogni forma di violenza, ogni uso cinico di
vite umane e di violenza sproporzionata", rispondendo alla "ennesima
esplosione di odio e violenza, che sta insanguinando ancora una volta la
Terra Santa". In una nota, monsignor Pierbattista Pizzaballa,
amministratore apostolico, scrive: "La vita di tanti giovani ancora una
volta è stata spenta e centinaia di famiglie piangono sui loro cari,
morti o feriti. Quello che è successo ieri è inaccettabile e inumano",
ha dichiarato Marie-Elisabeth Ingres, rappresentante di Medici senza
frontiere in Palestina, secondo cui "è insopportabile vedere un così
grande numero di persone disarmate che vengono colpite dagli spari in
così poco tempo". Le "nostre équipe mediche stanno lavorando 24 ore su
24, come accade ormai dal primo aprile - ha aggiunto - assicurando
interventi chirurgici e assistenza post-operatoria a uomini, donne e
bambini. Continueranno a farlo ancora oggi e fino a quando sarà
necessario". "Il crimine continua": è quanto scrive su Twitter il
presidente libanese Michel Aoun all'indomani dei fatti di Gaza,
denunciando l'assenza di protezione per i palestinesi.
Ieri il premier Saad Hariri aveva definito il trasferimento
dell'ambasciata Usa come un atto "provocatorio", che chiude le porte a
qualsiasi tentativo di raggiungere una pace in Medio Oriente,
consentendo agli "israeliani di versare altro sangue di palestinesi
innocenti". Il presidente del Parlamento iraniano (Majlis), Ali
Larijani, ha definito "ovvio" che la decisione degli Usa di spostare
l'ambasciata "è contraria alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza
delle Nazioni Unite e dell'Assemblea generale''. Ma i proclami di
Erdogan, le invettive di Teheran, non devono trarre in inganno. Riflette
in proposito Bernard Guetta, nel passaggio conclusivo del suo articolo
per Internazionale: "La solitudine dei palestinesi non è mai stata così
completa, perché i paesi sunniti, Arabia Saudita in testa, si sono
chiaramente riavvicinati a Israele per contrastare il comune nemico
iraniano. I palestinesi non possono contare su nessuno. Le loro
divisioni interne sono talmente profonde e la loro impotenza talmente
evidente che la destra israeliana non si preoccupa minimamente di
cercare un accordo di pace".
Israele spara, ma a uccidere la causa palestinese sono quelli che
l'hanno da sempre usata, cavalcata, e poi abbandonata: i
"fratelli-coltelli" arabi e musulmani. E senza una vera solidarietà
araba, senza leader visionari nei due campi, con una Europa senza peso,
l'America che ha gettato tutto il proprio peso da una parte sola (quella
israeliana), il silenzio tombale dell'Arabia saudita e delle
petromonarchie del Golfo, quello israelo-palestinese da conflitto
declassa a faida. Sanguinosa, tragica, ma senza sbocco.
Umberto De Giovannangeli
Giornalista, esperto di Medio Oriente e Isla
Commenti
Posta un commento