Umberto De Giovannangel Hezbollah avanza in Libano e trascina anche i cristiani di Aoun
Hezbollah avanza in Libano e trascina anche i cristiani di Aoun (di U. De Giovannangeli)
Dopo nove anni, i Libanesi hanno votato ieri per il rinnovo del Parlamento. Cala l'affluenza, ma questo poteva essere messo nel conto, anche perché, e il discorso può estendersi alla Tunisia che ha votato per le amministrative, la partecipazione mal si concilia con la crisi sociale e con venti di guerra che spirano sempre più forti in Nord Africa e nel Vicino Oriente. Ma al di là della sfiducia evidenziata dal dato dell'affluenza (49,2%, quasi sei punti meno del 54% delle elezioni del 2009. Un segno che i libanesi si sono disaffezionati a un classe dirigente incapace di dare loro delle risposte concrete e immediate) sul piano politico le elezioni legislative di ieri hanno due vincitori: Michel Aoun e Hassan Nasrallah, rispettivamente Presidente (cristiano) del Paese dei Cedri, e leader massimo di Hezbollah, il partito di Dio sciita. Due vincitori e un grande sconfitto: il premier Saad Hariri. Secondo dati consolidati, anche se non ancora ufficiali, il partito di Dio sciita assieme agli alleati avrebbe raggiunto circa 67 seggi, su un totale di 128. Il blocco che ruota attorno a Hezbollah, che dispone di una milizia armata forte di circa 40 mila combattenti, l'unica rimasta in Libano dopo la guerra civile 1975-1990, comprende l'altro partito sciita, Amal, guidato dal presidente del Parlamento Nabih Berry, e Al-Tayyar al-Watani al-Hor, il Movimento libero patriottico del presidente Michel Aoun, la più importante formazione cristiana. Il blocco è completato da candidati indipendenti, anche sunniti, e alleati minori.
Il capo dello Stato aveva parlato dopo aver votato nel distretto di Haret Hreik, nel sud di Beirut. disfatta della loro storia", ci dice Ibrahim el-Amine, firma politica di al-Akhbar, il quotidiano libanese vicino ad Hezbolah. L'attuale primo ministro, argomenta el-Amine, "non è più nella posizione di parlare avendo il monopolio della rappresentanza politica del Paese. A ci si aggiunge il pesante risultato negativo registrato nelle grandi città dalle formazioni legate all'asse americano-saudita in Libano". Ma dalle considerazioni di analisti indipendenti a Beirut, con cui HP ha cercato di ricostruire il puzzle identitario del voto di ieri, emerge una riflessione condivisa, che non legge i risultati come la mera ratifica di una vecchia appartenenza etnico-religiosa. Un discorso che vale soprattutto per le giovani generazioni, soprattutto la loro parte più acculturata, quella che non vuole essere ingabbiata in una logica tradizionale del sentirsi sunnita, sciita o cristiano. Oggi, ci dicono, esiste una maggiore "contaminazione", a livello giovanile, tra le varie comunità e questo vivere l'appartenenza come qualcosa che non deve confliggere per forza con lo "stare insieme" da libanesi, è per il piccolo, ma nevralgico per gli equilibri mediorientali, Paese dei Cedri, un investimento sul futuro.
A monitorare con la massima attenzione e interesse il voto libanese è senza dubbio Israele."l risultati delle elezioni libanesi rafforzano quello che da un po' di tempo è il nostro approccio: Hezbollah = Libano", scrive su Twitter il ministro dell'Educazione Naftali Bennett, anche membro del gabinetto di sicurezza nazionale che ha l'ultima parola sugli interventi militari. "Lo Stato di Israele non farà differenza tra lo Stato sovrano del Libano e Hezbollah, e riterrò il Libano responsabile per qualsiasi azione all'interno del suo territorio", avverte il leader della destra radicale israeliana. Non meno esplicito è il ministro dell'Energia Yuval Steinitz, ritenuto tra i più vicini al premier Netanyahu, nonché esponente dello stesso partito, il Likud. La sua vicinanza a Netanyahu, oltre che i suoi trascorsi istituzionali, è stato presidente della più importante commissione della Knesset, quella Esteri e Difesa, danno ancor più peso alle considerazioni che Steinitz consegna ad HP: "I Libanesi - afferma - hanno fatto la loro scelta attraverso il voto e come tale va accettata. Ma la vittoria di Hezbollah non riguarda solo il Libano, e questo perché quel movimento terrorista, inserito nella black list degli Stati Uniti e dell'Unione europea, sta giocando la sua partita in Siria a fianco dell'Iran. E non vi è dubbio - prosegue il ministro israeliano - che Hezbollah userà il successo elettorale per rafforzare la propria potenza militare che, assieme all'espansionismo iraniano, rappresenta una delle più serie minacce alla sicurezza d'Israele e alla stabilit¢ della regione". Visto da Israele, il voto libanese è solo la conferma del consolidamento della mezzaluna sciita sulla direttrice Baghdad-Damasco-Beirut. Secondo gli analisti israeliani, Hezbollah e gli sponsor iraniani vogliono combattere la prossima guerra con attacchi a saturazione, una moltitudine di missili lanciati assieme dalla Siria e dal Libano verso bersagli dentro Israele in quantità così elevata da sopraffare le contromisure missilistiche.
Secondo una notizia apparsa sul sito francese Intelligence Online a luglio, Hezbollah ha anche due fabbriche militari in Libano, una nella Beqaa libanese per produrre il razzo al Fatah 110 e l'altra per produrre munizioni tra Tiro e Sidone. Il problema è che prima Hezbollah aveva a disposizione soltanto il sud del Libano per fare la guerra, ora ha quasi tutta la Siria. Prima il terreno di gioco era quel pezzo di Libano a sud che s'incunea verso Israele, ora è tutta la linea di confine del Golan. Il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman ha avvertito che "se qualcuno pensa di poter lanciare missili, attaccare Israele o anche i nostri aerei, non c'è dubbio che risponderemo e risponderemo con molta forza, anche se non vogliano interferire con la politica interna siriana o attaccare la Russia". Concetti che il premier Netanyahu ribadirà, aggiornandoli, nell'attesissimo faccia a faccia di mercoledì prossimo a Mosca con il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin.
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