Richard Falk : Gaza: dolore, orrore, sdegno, ricordo
Gaza: dolore, orrore, sdegno, ricordo
6 maggio 2018
DOLORE
Come non si può provare intense dolore per i giovani palestinesi che per disperazione e per rabbia si soni uniti alla Grande Marcia del Ritorno e così spesso hanno trovato morte e gravi ferite che li attendevano mentre si avvicinavano al confine disarmati!!?
Questo non è stato un avvenimento arbitrario o un qualcosa che è avvenuto spontaneamente da entrambe le parti. Dopo 70 anni di sofferenze palestinesi, senza che si vedesse la fine dello strazio, mostrare al mondo e l’un l’altro il loro dramma, sarebbe sembrato normale, perfino ammirevole, dato che dimostrava uno spirito di resistenza che perdurava dopo decenni di repressione, violenza, umiliazione e di rifiuto dei diritti fondamentali. Dopo 70 anni da quando Israele è uno stato, questa violenta conferma delle nostre peggiori paure e percezioni, sigilla un destino negativo per Israele fino dove l’occhio morale riesce a vedere.
ORRORE
Quando si viene esposti a queste immagini visuali di resistenza e di violenza dei cecchini, la scena esprime l’orrore dell’acciaio incandescente che sfrega la carne scorticata. Non c’è nessuno modo per comprendere questa particolare cartografia del rischio, della vulnerabilità e della sicurezza, se non ricorrere alla lingua e alle immagini dell’orrore. Questa triste narrativa dell’orrore rimarrà su entrambe le parti per infestare i ricordi collettivi e individuali, ma una con tragico orgoglio e l’altra con vergogna repressa.
L’orrore è stato amplificato perché ha coinciso con gli osceni eventi celebrativi a Gerusalemme, dove gli Americani che rappresentano la presidenza Trump, compresa
Ivanka Trump, Jared Kushner, e l’ Ambasciatore americano, David Friedman, hanno procurato ignominia agli Stati Uniti con questa manifestazione di indifferenza inopportuna per i crimini contro l’umanità che venivano commessi sfacciatamente mentre loro parlavano. Questa insensibilità morale e politica non sarà e non dovrebbe essere dimenticata.
SDEGNO
Le parole sono tutto quello che abbiamo, ma andranno bene. Come ci ha insegnato Thomas Merton, alcuni crimini sono situati nel dominio dell’inenarrabile.
Sono molte le occasioni per provare sdegno circa il modo di trattare i Palestinesi, ma la reazione israeliana a questa marcia palestinese, raggiunge un nuovo livello di abiezione morale, politica e legale. Ricorda il grido dei leader religiosi nell’ultima fase della Guerra del Vietnam, espresso dalla loro diligente raccolta degli atti criminali di violenza americana commessi nel Vietnam relativamente indifeso, e che
aveva il titolo rivelatore: NON IN NOSTRO NOME.
Come Ebrei, come Americani, come esseri umani, non sarebbe ora di prendere una posizione analoga, e di creare, almeno, una distanza simbolica tra gli autori di questi crimini e noi?
Le deboli rivendicazioni di Israele del suo diritto all’autodifesa o di attribuire ad Hamas il martirio palestinese, sono così superficiali e prive di credibilità che screditano ulteriormente invece che fornire giustificazioni per questa esibizione di violenza omicida su scala massiccia, non come un incidente isolato ma come una serie di rievocazioni arroganti.
RICORDARE
Non con parole o discussioni, ma con lacrime, e le lacrime non andranno bene.
Certamente, dato che il Martirio di Gaza è considerato dai Palestinesi probabilmente come una specie di legame con le vittime africane del Massacro di Sharpeville (1960) o delle dimostrazioni per i diritti civili a Selma (1965) ma molto peggiore.
Da questa oscurità arriverà un’ispirazione ancora segreta.
Nella foto: Razzi ed esplosioni: Israele colpisce il nord della Striscia di Gaza
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/gaza-grief-horror-outrage-remembering
Originale: Richardfalk.com
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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