Le Forze di Sicurezza israeliane ignorano continuamente gli attacchi razzisti contro gli alunni palestinesi.
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maggio 2018
Gli
studenti delle colline meridionali di Hebron sono costretti a scegliere
tra l’istruzione e la sicurezza mentre un gruppo di rabbini lancia una
nuova campagna a loro favore.
■ Da più di dieci anni, i bambini palestinesi sono vittime di violenza su base etnica mentre si recano a scuola.
■ I sospettati sono estremisti israeliani appartenenti ai vicini insediamenti
■ Le forze di sicurezza israeliane spesso e volentieri ignorano gli attacchi
■ I politici chiudono un occhio davanti a tale disinteresse
■ Una nuova campagna mira a porre fine a questo comportamento scorretto
■ I sospettati sono estremisti israeliani appartenenti ai vicini insediamenti
■ Le forze di sicurezza israeliane spesso e volentieri ignorano gli attacchi
■ I politici chiudono un occhio davanti a tale disinteresse
■ Una nuova campagna mira a porre fine a questo comportamento scorretto
In mezzo alle violenze dei coloni, andare a scuola è un atto di coraggio:
Per
il ventiduenne Ali del villaggio di Tuba, Cisgiordania, decidere di
studiare è un modo per reagire. Negli ultimi dieci anni, i coloni
estremisti israeliani hanno terrorizzato lui e altri bambini della sua
comunità mentre si recavano a scuola nel villaggio di A Tuwani. E
continuano ancora oggi. In questi villaggi palestinesi, che cercano di
sopravvivere nell’isolata e arida regione della Cisgiordania nota come
le colline meridionali di Hebron, la violenza su base etnica e le
tattiche di intimidazione contro i bambini sono diventate abituali, ma
non meno orribili. Attivisti internazionali scortano i bambini
palestinesi verso le loro scuole, e fanno il monitoraggio degli attacchi
condotti da estremisti israeliani provenienti dall’avamposto illegale
di Havat Maon.
Gli
attacchi contro gli studenti palestinesi nella regione sono diventati
così usuali che la Commissione per la Tutela dei Minori della Knesset
[il parlamento israeliano, ndt.] ha discusso la questione. Ali ha
ammesso che, a causa della sua paura, trovava delle scuse per non andare
a scuola, e racconta episodi spaventosi in cui i coloni hanno usato i
loro stessi figli per tendere imboscate ai bambini palestinesi che vi si
recavano. Nonostante ciò, le forze di sicurezza israeliane spesso
ignorano gli attacchi contro i palestinesi in generale e contro gli
studenti di A Tuwani in particolare (come qui documentato) e il problema
va oltre gli attacchi, riguardando anche le
risposte inefficienti o del tutto assenti delle autorità israeliane. Per
quanto ne sappiamo, le forze di sicurezza non hanno intensificato i
tentativi di prendere i responsabili, e nessun sospettato è stato
arrestato né tanto meno portato davanti alla giustizia.
Le
forze di sicurezza offrono invece una soluzione inadeguata e
francamente assurda: una jeep militare per scortare i bambini quando
vanno e tornano da scuola ogni giorno. La scorta, il più delle volte,
arriva in ritardo, sempre che arrivi. Questa “soluzione” costringe gli
alunni palestinesi a scegliere tra la sicurezza e il diritto
all’istruzione. Rifiutandosi di permettere che questi estremisti gli
impediscano di sviluppare a pieno le proprie capacità, Ali ha superato
la sua paura e ha completato le superiori. Oggi sta per laurearsi e
considera la sua formazione una sfida diretta alla violenza dei coloni
estremisti e all’oppressione con cui ha dovuto confrontarsi vivendo
sotto il controllo militare israeliano.
Ora,
i “Rabbis for Human Rights” (RHR) [“Rabbini per i Diritti Umani”,
ndt.], un gruppo israeliano di rabbini sionisti per i diritti umani, si è
unito al collettivo italiano di attivisti “Operazione Colomba” (legato
alla chiesa cattolica) per far pressione sul governo israeliano affinché
venga posto fine a quella che considerano una vergogna per lo Stato
ebraico. Hanno lanciato una campagna di lettere di protesta in cui
chiedono agli ebrei americani di indirizzare i loro valori progressisti e
la loro influenza politica per fare un appello al governo israeliano
affinché sia garantita la sicurezza dei bambini palestinesi che, tra
profonda povertà ed emarginazione, ambiscono ad avere un’istruzione.
Rispetto ad altre zone della Cisgiordania, i villaggi dell’area
di A Tuwani raramente sono stati coinvolti nel conflitto violento.
Questa zona isolata e rurale, in cui spesso le persone vivono in grotte
senza elettricità, acqua corrente o altre infrastrutture, è geograficamente, economicamente e culturalmente lontana dal fulcro della società palestinese. Nonostante ciò, i suoi abitanti pagano un caro prezzo per il solo fatto di essere arabi. “Israele sta affrontando numerose minacce per la sicurezza che a volte mettono alla prova la sua capacità di aderire ai principi dei diritti umani” osservano i RHR, “ma quando parliamo di proteggere gli scolari palestinesi nella tranquilla comunità rurale
di A Tuwani, lontana da qualsiasi zona di conflitto, non è possibile
concepire alcuna giustificazione logica per questo sconvolgente
fallimento morale che esige la nostra indignazione come ebrei e come
israeliani”.
Il crimine più facile da risolvere resta, chissà come, irrisolto.
Per
loro natura, gli attacchi contro gli studenti di A Tuwani sono il
crimine più semplice da risolvere: avvengono su un ben definito, breve
tratto di strada che le forze di sicurezza pattugliano costantemente, ad
intervalli di tempo sempre uguali e noti (quando i bambini vanno a
scuola o tornano a casa) e succedono da anni con le stesse modalità.
Inoltre, gli assalitori provengono per lo più da un piccolo avamposto
vicino, Havat Maon, la cui popolazione è molto ridotta, quindi i
sospetti (per lo più giovani adulti) non sono difficili da individuare. Per giunta, gli assalti sono ampiamente documentati.
Alla
luce di tutto ciò, ci si aspetterebbe tutta una serie di arresti e
processi per questi delinquenti razzisti. Invece, per quanto ne sa il
gruppo per i diritti umani, nessuno è mai stato arrestato in relazione
agli attacchi.
Questo
fallimento non è il risultato di una mancanza di capacità delle forze
di sicurezza. Anzi, le forze di sicurezza israeliane sono giustamente
celebri per la cattura di terroristi e criminali, soprattutto in
Cisgiordania. Questo fallimento dipende dal fatto che la sicurezza dei
palestinesi, anche dei bambini piccoli, viene considerata una questione
secondaria. Non si tratta, quindi, semplicemente di atti razzisti di un
gruppo marginale di bulli: è piuttosto una politica di applicazione
della legge discriminatoria da parte delle forze di sicurezza israeliane
e del governo che le supervisiona. Nella nuova campagna, i “Rabbini per
i Diritti Umani” fanno appello al mondo ebraico affinché aiuti a porre
fine a questa vergognosa violazione dei valori ebraici. “Quando un
forestiero dimorerà presso di voi nel vostro paese, non gli farete
torto.”. (Levitico 19).
(traduzione di Elena Bellini)

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