I palestinesi traditi dalla Lega araba (di U. De Giovannangeli)
I palestinesi traditi dalla Lega araba (di U. De Giovannangeli)
Dopo l'Unesco, il Consiglio per i diritti umani dell'Onu, dal quale Israele si deve immediatamente ritirare. A sostenerlo è il ministro della Difesa Avigdor Lieberman che ha attaccato la condanna dell'organizzazione sull'uccisione dei manifestanti a Gaza. "Attacchi terroristici condotti da Gaza e attacchi di ipocrisia dal Consiglio dei diritti umani. Tutte condanne - ha twittato il ministro - che vogliono impedire ad Israele di difendere se stesso". "Dobbiamo immediatamente lasciare il Consiglio e - ha concluso - muoverci per far sì che anche gli Usa facciano questa mossa".
Ma in Israele c'è anche chi dice "no". Non si piegano alla narrazione ufficiale. Il loro, è un possente j'accuse contro il massacro di Gaza. Sono usciti allo scoperto, sottoscrivendo un documento pubblicato da The Guardian, la forza del quale risiede anzitutto nelle firme in calce: il fior fiore dell'intellighenzia israeliana. Eccone il testo: "Noi, israeliani che desiderano che il nostro paese sia al sicuro e giusto, sono sconvolti e inorriditi dal massacro di dimostranti palestinesi disarmati a Gaza. Nessuno dei manifestanti ha posto alcun pericolo diretto allo stato di Israele o ai suoi cittadini. L'uccisione di oltre 50 manifestanti e le migliaia di feriti in più ricordano il massacro di Shaperville del 1960 in Sud Africa. Il mondo ha agito allora. Chiediamo ai membri decenti della comunità internazionale di agire chiedendo che coloro che hanno comandato tali sparatorie siano investigati e processati. Gli attuali leader del governo israeliano sono responsabili della politica criminale di sparare a dimostranti disarmati. Il mondo deve intervenire per fermare l'omicidio in corso". Firmato: Avraham Burg: ex presidente della Knesset e presidente dell'Agenzia ebraica Prof Nurit Peled Elhanan :2001 co-vincitore del premio Sacharov; Prof David Harel: Vicepresidente dell'Accademia israeliana delle scienze e delle scienze umane e vincitore del Premio Israele 2004; Prof Yehoshua Kolodny: vincitore del premio Israele 2010; Alex Levac: fotografo e vincitore del premio Israele 2005; Prof. Judd Ne'eman vincitore del premio Israele 2009; Prof Zeev Sternhell: storico e vincitore del premio Israele 2008 ; Prof David Shulman: vincitore del premio Israele 2016; David Tartakover: artista e vincitore del premio Israele 2002.
Il premio Israele è una sorta di Nobel dello Stato ebraico assegnato, nei vari campi della scienza, della cultura, dell'arte, a personalità che si sono distinte per i propri lavori intellettuali. E' l'Israele che dice "no". Una rivolta morale prima che politica, che va oltre il già devastato perimetro del conflitto israelo-palestinese. Lo spiega bene Zeev Sternhell in un suo recente articolo su Haaretz, tradotto meritoriamente da Nena News: "Le uccisioni settimanali sul confine della Striscia di Gaza sono una campagna di brutalità, che mette in evidenza la mentalità della società nel cui nome l'esercito agisce: possiamo fare tutto quello che vogliamo - annota Sternhell -. Come Elor Azaria, che ha giustiziato un terrorista ferito e presto uscirà di prigione come un eroe, così come i giovani in uniforme che massacrano civili disarmati sui confini di Gaza sono i "figli di tutti noi". E Bezalel Smotrich, (deputato del partito di estrema destra dei coloni "Casa ebraica", ndt) che vuole che si spari a una gamba ad Ahed Tamimi (la diciottenne palestinese detenuta in Israele. Smotirch ha sostenuto che le si dovrebbe almeno sparare a un ginocchio, ndt.), è il parlamentare di tutti noi. Non abbiamo sentito i dirigenti del suo partito o i ministri dell'Educazione e della Giustizia [entrambi di "Casa ebraica", ndt.] urlare con orrore. Smotrich, come il volto cinico di Avigdor Lieberman (ministro della Difesa, del partito di estrema destra "Israele casa nostra", ndt.], riflette il nostro stesso volto, il volto dell'avamposto dell'Occidente di Netanyahu. Questa è la dura verità che i festeggiamenti per il settantesimo dell'indipendenza hanno reso ancora più evidente...".
Raggiunto telefonicamente da HP nella sua abitazione-studio di Gerusalemme, Zeev Stenhell aggiunge altre considerazioni destinate a far discutere dentro e fuori Israele: "Quello che mi ha colpito, guardando alle reazioni interne a Israele dopo il massacro di Gaza è la mancanza di quello che è il sale di una democrazia: il confronto tra posizioni diverse. Ciò non è avvenuto, perché chiunque prova a contestare la narrazione ufficiale viene subito additato come un nemico, un traditore colluso con i terroristi di Hamas o con ' quell'antisemita di Abu Mazen'. Questo atteggiamento aggressivo è un tratto caratterizzante, direi identitario delle destre che oggi governano Israele. Un atteggiamento che mette ancora più in luce l'altro elemento che desta in me preoccupazione e amarezza: la scomparsa della sinistra politica, assolutamente incapace di contrastare questa destra oltranzista ed etnocentrica; una sinistra che ha perso non solo i suoi legami sociali ma anche l'ancoraggio a quei principi che sono a fondamento del pensiero sionista e che la destra revisionista ha totalmente calpestato".
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