Gideon Levy e Alex Levac :Le truppe israeliane hanno sparato prima alla gamba sinistra di un giornalista di Gaza, poi alla destra. E non si sono fermate qui.
- e truppe israeliane hanno sparato prima alla gamba sinistra di un giornalista di Gaza, poi alla destra. E non si sono fermate qui.
- Le forze israeliane uccidono tre persone mentre i giovani invitano ad unirsi alle proteste della “Grande Marcia del Ritorno”
- Le uccisioni sul confine di Gaza mettono in evidenza la vera mentalità di Israele
- Einstein parla di Israele, 70 anni fa – Il fantasma di Herut*
- Rompendo un tabù politico, alcuni coloni israeliani si schierano con i beduini nella lotta contro le demolizioni
7 aprile 2018, Haaretz
L’amputazione della
gamba sinistra di Yousef Kronz, 19enne fotografo di Gaza, avrebbe potuto
essere evitata se Israele gli avesse permesso di ricevere cure mediche
tempestive in Cisgiordania.
La sua gamba sinistra è stata amputata
nell’ospedale di Shifa nella Striscia di Gaza, e ora sono in corso gli
sforzi, nell’Istituto Ospedaliero Arabo Istishari in Cisgiordania, per
assicurarsi che la sua gamba destra non subisca lo stesso destino. Più
di due settimane sono passate tra l’amputazione della prima gamba – che
anch’essa avrebbe potuto essere evitata – e gli sforzi intrapresi per
salvare l’altra. Tempo prezioso in cui Israele ha rifiutato a Yousef
Kronz, il primo Palestinese gravemente ferito durante le recenti
proteste settimanali nella Striscia di Gaza, il permesso di essere
trasferito nell’ospedale alla periferia di Ramallah. L’Alta Corte di
Giustizia alla fine ha costretto il Ministero della Difesa a porre fine a
questa vergognosa condotta e consentire il trasferimento dello studente
e giornalista 19enne del campo profughi di Bureij, in quella struttura
più attrezzata.
Venerdì 30 marzo, Kronz è stato colpito
da un cecchino delle forze di difesa israeliane, prima alla gamba
sinistra e poi, pochi secondi dopo, quando ha cercato di alzarsi, alla
gamba destra, da un secondo cecchino. Secondo Kronz, i proiettili che
gli hanno colpito le gambe e gli hanno frantumato la vita provenivano da
due diverse direzioni. In altre parole, è stato colpito da due diversi
tiratori, mentre si trovava a 750 metri dal reticolato che segna il
confine di Gaza, armato solamente della sua macchina fotografica, con
indosso un gilet con su scritto “Stampa”, cercando di documentare il
fuoco incessante dei cecchini israeliani contro i manifestanti
palestinesi disarmati. Dopo essere stato colpito, ci dice ora, ha visto
sempre più persone cadere sulla sabbia, sanguinando, “come uccelli”.
L’incidente è avvenuto nella Giornata della Terra, il primo giorno delle
Marce del Ritorno di fronte al confine di Gaza.
L’ospedale Istishari è situato in alto
nel villaggio di Surda, a nord di Ramallah. È una grande, nuova,
sofisticata struttura privata, lussuosa e scintillante. Kronz ha una
stanza privata, spaziosa e ben illuminata, con un letto regolabile, un
televisore, pareti con pannelli in legno ed una vista mozzafiato.
Israele non ha permesso a nessuno della sua famiglia di accompagnare
Kronz in Cisgiordania o di badare a lui, eccetto a suo nonno, Mohammed
Kronz, che ha 85 anni, e che, dopo pochi giorni, è stato costretto ad
andare a casa di parenti nel lontano campo profughi di Aroub, vicino a
Betlemme, per riposarsi. Ora Yousef, che soffre di forti dolori al
moncone e alla sua gamba rimanente, viene assistito con devozione
infinita da un cugino, Ghassan Karnaz, anch’egli di Aroub. The two cou
sins had never met before.I due cugini non si erano mai incontrati
prima. Come tutti i giovani di Gaza, Kronz non era mai stato fuori dalla
Striscia. Ora ha violato l’assedio di Gaza – senza una gamba.
Studente di comunicazione del primo anno
all’Università Al-Azhar di Gaza, è di una famiglia originaria di
Faluja, nel Negev. Suo padre riceve uno stipendio dall’Autorità
Palestinese come funzionario della polizia di Gaza. Kronz era attivo nei
social network, dove scriveva sulla situazione nella Striscia. Qualche
mese fa, ha acquistato una macchina fotografica Canon 5D per 5.000
dollari, metà dai suoi risparmi e il resto da suo padre, e ha iniziato a
lavorare per l’agenzia di stampa locale Bureij.
Kronz è stato il primo giornalista
ferito durante il mese delle manifestazioni, anche se non l’ultimo.
Conosceva Yaser Murtaja, un giornalista ucciso a sangue freddo da
cecchini israeliani il 6 aprile. Come Kronz, anche Murtaja proveniva da
un campo profughi di Gaza – Jabalya.
Il 30 marzo, Kronz ha camminato per
circa un chilometro e mezzo da casa sua al luogo delle dimostrazioni per
fotografarle per la sua agenzia di stampa. Ha recitato le preghiere del
mezzogiorno nella tenda dei giornalisti allestita lì. I 25 reporter
locali hanno quindi discusso di come avrebbero coperto lo svolgersi
delle proteste che stavano documentando. L’atmosfera era tesa, ricorda
ora; tutti si aspettavano un numero elevato di vittime.
Pensava che le forze di difesa
israeliane avrebbero usato munizioni vere? “Le forze di difesa
israeliane usano sempre le munizioni vere.” La sua faccia è contorta dal
dolore, ma Kronz è ben curato, nonostante le sue condizioni. Guarda
costantemente lo specchio o la telecamera nel suo cellulare, per essere
sicuro che il suo taglio di capelli alla moda sia a posto. Dopo le
preghiere, continua, la gente inizia a incendiare i pneumatici. Cartelli
predisposti dagli organizzatori indicavano la direzione per i servizi
igienici e per le varie tende e anche la distanza dal recinto di confine
in ogni punto. Così Kronz sapeva di essere a 750 metri dalla barriera.
Il giorno prima, le forze di difesa israeliane avevano lanciato dei
volantini nella vicina Jabalya, avvertendo che chiunque si fosse
avvicinato a più di 300 metri dalla recinzione avrebbe rischiato la
vita. Dopo anni di esperienza, gli abitanti di Gaza prendono sul serio
questi avvertimenti. Gli organizzatori hanno contrassegnato una zona
consentita e una zona rossa proibita e pericolosa. Karnaz dice che era a
centinaia di metri fuori dal confine della zona rossa.
Alle 2 del pomeriggio, la situazione si è
surriscaldata. Le truppe dell’esercito israeliano hanno iniziato a
lanciare granate lacrimogene mentre alcuni giovani si avvicinavano a 100
metri dalla recinzione. Hanno usato fionde per lanciare sassi contro i
soldati, ma erano troppo lontani per colpirli. Kronz dice di aver visto
alcune dozzine di soldati di fronte a lui dall’altra parte della
barriera; tre jeep e la canna di un carro armato stavano sbirciando da
dietro un terrapieno. Anche lui ha trovato un piccolo cumulo di terra e
si è appollaiato dietro di esso, posizionando il treppiede con la sua
fotocamera su di un lato e il suo zaino sull’altro. Si è inginocchiato
sulla sabbia, le gambe incrociate davanti a lui. La nuvola di gas
lacrimogeni si è fatta più intensa, i soldati hanno iniziato a sparare
le granate a raffica e il cielo si è riempito di gas denso e irritante.
Il vento portava il gas nella sua direzione; i manifestanti usavano le
cipolle per proteggersi.
Kronz ha scattato circa 950 foto.
Ricorda di aver guardato il suo orologio
alle 15:00. Più tardi quel pomeriggio, un amico, Bilal Azara, si
sarebbe sposato a Bureij; quindi pensò che avrebbe dovuto andare a casa,
farsi una doccia e cambiarsi. Kronz prese la sua macchina fotografica e
lo zaino e si alzò in piedi. In quel preciso istante, il primo
proiettile lo colpì. Non sentì nulla tranne un dolore bruciante. La
fotocamera cadde dalle sue mani e lui collassò a terra, quindi cercò
immediatamente di alzarsi. In quel momento il secondo proiettile
squarciò l’altra gamba. Il primo è entrato cinque centimetri sotto il
ginocchio, il secondo a sette centimetri sopra l’altro ginocchio.
Paralizzato, cercò di gridare aiuto ma la sua voce lo tradì. Dice di
essersi sentito sentirsi come fulminato. La sua macchina fotografica è
stata abbandonata nelle sabbie di Gaza.
A pochi metri c’era un giovane della
stessa età, Ahmed al-Bahar, un assistente di uno degli altri fotografi.
Bahar corse da Kronz e cercò di sollevarlo, ma proprio in quel momento
anche lui fu colpito a una gamba e cadde a terra sanguinando.
A questo punto della nostra
conversazione, lontani parenti dell’11enne Abed al-Rahman Nufal, che ha
perso anche lui una gamba a Gaza ed è ricoverato qui all’Istishari,
entrano nella stanza per salutare. Nufal è uno degli unici tre altri
abitanti di Gaza feriti che Israele ha permesso di trasportare qui, su
1.500 feriti nelle manifestazioni fino ad oggi. La famiglia, ex abitanti
di Gaza che ora vivono in Cisgiordania, è venuta per vedere come sta il
ragazzo.
Alcuni giovani hanno trasportato Kronz e
Bahar all’unica ambulanza della zona. In breve tempo il veicolo era
pieno zeppo di sei feriti distesi l’uno accanto all’altro; Kronz era il
ferito più grave. I soldati continuavano a lanciare gas lacrimogeni;
Kronz si sentiva come se stesse soffocando nell’ambulanza. Un paramedico
gli ha messo una maschera di ossigeno sul viso, ma l’affollamento
all’interno gli ha impedito di fermare l’emorragia dalle gambe di Kronz.
Semi-incosciente, Kronz è stato portato all’ospedale Al-Aqsa a Dir
al-Balah.
All’ospedale ha visto la sua gamba
sinistra per la prima volta; era frantumata, l’osso sporgente, la carne
lacerata. Alla sua vista è svenuto. È stato anestetizzato e trasferito
immediatamente in un ospedale più grande, l’ospedale Shifa di Gaza City,
a causa della gravità delle ferite. A Shifa ha subito un intervento
chirurgico di sei ore per fermare l’emorragia.
Dopo quattro giorni a Shifa la
condizione della gamba sinistra di Kronz si è deteriorata e i medici
sono stati costretti ad amputarla sopra il ginocchio. Ha ricevuto 24
trasfusioni di sangue. La richiesta di trasferirlo a Ramallah per il
trattamento è stata presentata a Israele poche ore dopo che era stato
ferito, ma è stata respinta dalle autorità. Anche la situazione della
gamba destra sembrava disperata.
Nove giorni dopo la ferita di Kronz, l’8
aprile, due gruppi per i diritti umani – Adalah, il Centro Legale per i
Diritti delle Minoranze Arabe in Israele e il Centro al-Mezan per i
Diritti Umani di Gaza – hanno presentato una petizione all’Alta Corte
israeliana per consentire a Kronz e a un altro abitante di Gaza ferito,
Mohammed Alajuri, di essere trasferiti urgentemente a Ramallah per le
cure. A quanto pare il tribunale non ha visto alcuna reale urgenza nel
trattare il caso e ha aspettato quattro giorni prima di deliberare sulla
petizione, per la quale i giudici avevano richiesto una risposta dallo
stato entro quattro giorni.
“Le amputazioni delle membra di entrambi
i giovani avrebbero potuto essere evitate se lo stato avesse adempiuto
ai propri obblighi secondo il diritto umanitario internazionale”, ha
detto Sawsan Zahar, un avvocato di Adalah, ai giudici.
Gli avvocati dello stato, da parte loro,
hanno detto alla corte che “Apparentemente, la condizione dei firmatari
sembra soddisfare il criterio medico per il rilascio di un permesso
[per il trasferimento a Ramallah], ma i funzionari responsabili hanno
deciso di non accettare le loro richieste. La motivazione principale del
rifiuto deriva dal fatto che la loro condizione sanitaria è il
risultato della loro partecipazione alle manifestazioni”.
Il 16 aprile, i giudici Uri Shoham,
George Karra e Yael Willner hanno dichiarato di non essere persuasi che
il governo avesse pienamente valutato se le circostanze nel caso di
Kronz giustificassero una deviazione dalla procedura normale. “Non c’è
discussione sul fatto che le cure mediche di cui il firmatario ha
bisogno per impedire l’amputazione della sua gamba non siano disponibili
nella Striscia di Gaza”, hanno scritto. “Pertanto, il firmatario è
incluso tra i casi in cui l’ingresso in Israele deve essere consentito
ai fini del passaggio a Ramallah.”
I giudici si sono inoltre degnati di
dichiarare che Kronz non rappresenta un rischio per la sicurezza di
Israele. Quello stesso giorno fu trasferito all’ospedale Istishari. (Per
quanto riguarda Alajuri, prima che la corte arrivasse a emettere una
sentenza sul suo caso, i medici a Gaza non hanno avuto altra scelta che
amputargli la gamba. Lui rimane a Gaza.)
Yousef Kronz sta attraversando un
periodo difficile, adattandosi con difficoltà al suo stato di amputato.
Quattro giorni dopo essere stato portato all’ospedale di Ramallah ha
subito un intervento chirurgico alla gamba destra, le cui condizioni
sembrano essersi stabilizzate. Ora, tuttavia, deve affrontare una lunga
riabilitazione, che durerà almeno quattro mesi, in un ospedale di Beit
Jala, vicino a Betlemme.
Prima di congedarci, ci chiede se pensiamo che sarà mai in grado di camminare su una gamba sola.
Traduzione di Maurizio Bellotto

Commenti
Posta un commento