Gary Leupp : In che modo reagirà l’Europa al ritiro di Trump dall’accordo con l’Iran?



In che modo reagirà l’Europa al ritiro di Trump dall’accordo con l’Iran?

9 maggio 2018
Ci si sta chiedendo in che modo l’Iran reagirà all’annuncio di Trump del ritiro degli Stati Uniti dal Piano d’azione congiunto  globale firmato dall’Iran, dagli Stati Uniti, dal Regno Unito, da Francia, Germania, Cina e Russia nel luglio 2015. Mi chiedo quale sarà la reazione della Germania, la quarta più grande economia mondiale. Il mese scorso, durante il suo summit con Trump, Angela Merkel ha ripetuto il forte appoggio tedesco all’accordo. Mi chiedo come replicherà la Francia. Emmanuel Macron che il mese scorso  ha avuto anche lui un summit con Trump, ha reiterato l’impegno francese già in corso. Mi chiedo come risponderà la Gran Bretagna. Theresa May ha definito “essenziale” l’accordo e il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson è a Washington sollecitando la prosecuzione dell’accordo.
La Germania e la Francia sono tra i dieci massimi partner commerciali dell’Iran,  (malgrado le  the sanzioni). Vogliono espandere il commercio e gli investimenti nella ventisettesima più grande economia del mondo. Con un enorme territorio, una popolazione istruita di 80 milioni di persone, ricche risorse naturali e apertura al capitale straniero, l’Iran sembra un’attraente opportunità per degli investimenti.
La Germania costituisce il 60% degli investimenti dell’UE in Iran. Vende macchinari, metalli, prodotti chimici e agricoli e ha  un considerevole surplus commerciale con quel paese. I suoi investimenti sono andati crescendo del 25% all’anno negli anni recenti. I capitalisti tedeschi hanno aspettato con impazienza questo giorno. In gennaio la casa automobilistica iraniana Khodro ha firmato un accordo con la Daimler per produrre automobili Mercedes-Benz in Iran, da quest’anno. Questi sono i generi di accordi che ora gli Stati Uniti vogliono impedire scoraggiando i  loro    finanziamenti internazionale e applicando sanzioni a coloro che si oppongono ai loro obiettivi geopolitici. Ci si può aspettare un risentimento crescente vero gli Stati Uniti in Germania se questi vengono visti come paese che richiede che i capitalisti tedeschi
cedano alla politica statunitense in Iran e altrove.
Le frizioni circa la politica con l’Iran avvengono dato che l’economia tedesca viene danneggiata dall’applicazione delle sanzioni contro la Russia. Queste erano state chieste da Washington in seguito agli eventi del 2014, presumibilmente in reazione all’aggressione russa in Ucraina. (Di fatto, un colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti destinato a produrre un cambiamento di regime, l’adesione alla NATO, l’espulsione della Russia dalle sue storiche basi navali in Crimea, e l’acquisizione di queste da parte della NATO, ha provocato una prevedibile reazione russa, dopo di che Washington ha protestato gridando, ha applicato delle sanzioni e ha chiesto ai suoi partner occidentali di fare lo stesso). In uno studio completato lo scorso anno si dichiara che le sanzioni erano costate alla Russia circa 65 miliardi di dollari, mentre le contro sanzioni erano costate agli Stati Uniti e all’Europa oltre 50% miliardi. Il 40% di questi sono state perdite tedesche.
Molti preminenti tedeschi si oppongono alle sanzioni. L’ex Cancelliere Gerhard Schröder (predecessore della Merkel’s per sette anni) si oppone alle sanzioni (di fatto

dice che può comprendere le ragioni per cui la Russia si è appropriata della Crimea). I ministri presidenti (sono, grosso modo dei governatori, n.d.t.) della  Sassonia- Anhalt e della Turingia, hanno entrambi richiesto una fine delle sanzioni, che sono particolarmente dannose per le loro economie. Si è ampiamente capito che sono state adottate dall’UE sotto la pressione degli Stati Uniti (aiutati dal Regno Unito – fintanto che è stato un membro – in quanto principale agente di Washington nell’ambito dell’UE) guidando l’unione verso uno scontro non voluto con la Russia, su richiesta degli Stati Uniti.
Nel frattempo, molteplici guerre imperialiste in Medio Oriente stanno inondando l’Europa, specialmente la Germana, di rifugiati. E’ come se gli Stati Uniti avessero chiesto che l’Europa gestisca il costo dei suoi disastrosi e sconsiderati  interventi nelle regioni contigue (Perché non possiamo proprio bombardarli a tutto spiano, e poi voi ve li prendete ? E se no, costruitevi dei muri, e se i Musulmani non se ne vanno, chiudeteli dentro!)
Dato che gli Stati Uniti si oppongono seriamente al commercio (“il libero commercio”) tra Iran ed Europa, chiedendo rinnovate “sanzioni secondarie,” le frizioni tra Stati Uniti ed Europa, già a livelli senza precedenti (date tali decisioni idiote come lasciare l’Accordo di Kyoto e riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, per non parlare del generale disgusto per Trump come presidente degli Stati Uniti), le tensioni generali inter-atlantiche è probabile che aumenteranno. Trump è già terribilmente impopolare in Europa e la maggior parte degli Europei per la prima volta dicono ai sondaggisti che la loro opinione sugli Stati Uniti è più negativa che positiva.
L’Italia e la Grecia comprano il petrolio greggio iraniano e appoggiano il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA). In effetti, tutti lo appoggiano, tranne Benjamin Netanyahu (che ha il controllo completo su Trump), il Congresso degli Stati Uniti, e i monarchi arabi sunniti, ferocemente anti-sciiti, in particolare il Re Salman dell’Arabia Saudita. E’ stato affermato dalle Nazioni Unite con la risoluzione 223 del Consiglio di Sicurezza ONU (2015). Se gli Stati Uniti riescono a sabotare (non che questo sarà possibile, come ha di recente osservato Condoliza Rice), l’Europa si arrabbierà, così come la Russia e la Cina che stanno rinforzando i legami con l’Iran. La Cina è la prima o la seconda maggior partner commerciale dell’Iran e rivaleggia con gli Emirati Arabi Uniti. Ha in programma di integrare l’Iran nella Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai*.
Ritirandosi dall’accordo, Trump irrita le grosse aziende europee sperando di trarre profitto da massicce nuove opportunità. Irrita la Russia e la Cina, ma i   sono meno    all’ostruzione degli Stati Uniti. Irrita l’India, un altro importantissimo partner dell’Iran, anche se Trump finora si “è coltivato” il Primo Ministro Narendra Modi. E anche il Giappone, che compra il petrolio grezzo iraniano (e che fino ad anni recenti
è  stato il partner commerciale #1, prima di essere superato dalla Cina).
Gran parte del mondo pensa: “Quell’irresponsabile  presidente degli Stati Uniti sta “rompendo” con il mondo intero allo scopo di compiacere quel piano di azione bellicoso (cambiamento di regime) del bugiardo Netanyahu contro l’Iran. Non è una cosa buon per il libero scambio  o la pace mondiale.” Teheran trarrà beneficio dal supporto globale, e sarà considerato (di nuovo) come una vittima della prepotenza degli Stati Uniti. Quello che Trump fa contro l’Iran potrebbe spaccare l’alleanza Atlantica. Sarebbe un risultato positivo. E’ ora che l’unilateralismo dello Shock and Awe” * dell’era del dopo-Guerra Fredda ceda il passo a un mondo multilaterale in cui i personaggi aggressivi come Trump e John Bolton non possano più prendere le decisioni.
*https://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_per_la_Cooperazione_di_Shanghai
*https://it.wikipedia.org/wiki/Shock_and_awe
Nella foto: Trump e il presidente iraniano Hassan Rouhani
Gary Leupp è Professore di storia alla Tufts University, e ha una carica secondaria al Dipartmento di Religione. E’ autore di:  Servants, Shophands and Laborers in the Cities of Tokugawa Japan; Male Colors: The Construction of Homosexuality in Tokugawa Japan; and Interracial Intimacy in Japan: Western Men and Japanese Women, 1543-1900. Si può contattare su: gleupp@tufts.edu
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://www.counterpunch.org/2018/05/09/how-will-europe-react-to-trumps-dumping-the-iran-deal/
Originale: non indicato
Traduzione di Maria Chiara Starace

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