Amira Hass : Il sentore di antisemitismo nel discorso di Abbas non cambia il suo appoggio alla soluzione dei due Stati
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Amira Hass : Gestire Scent of anti-Semitism in Abbas' speech doesn't change his support for two states
2 maggio 2018, Haaretz
Il
discorso del presidente davanti al Consiglio Nazionale Palestinese ha
rispecchiato il suo stile autoritario e il suo rifiuto di ascoltare le
critiche.
La
storia degli ebrei è stata imposta ai palestinesi e quindi questi
ultimi l’affrontano in ogni occasione. Tutti i palestinesi si vedono
come legittimati, e in effetti lo sono, a proporre la storia della
propria terra e del proprio popolo – come un contrappeso rispetto alla
narrazione sionista.
Questo
è quanto fa anche il presidente palestinese Mahmoud Abbas nei suoi
discorsi durante incontri pubblici, e lo ha fatto di nuovo lunedì
pomeriggio all’apertura della 23^ sessione, attesa da tempo, del
Consiglio Nazionale Palestinese, che dovrebbe essere il parlamento di
tutti i palestinesi.
La
sintesi di Abbas della storia di Israele è che la fondazione di uno
Stato per gli ebrei è stato un progetto colonialista intrapreso da
Nazioni cristiane e che i fautori del progetto erano antisemiti che non
volevano che gli ebrei vivessero nei loro Paesi. Ma la legittima sintesi
del presidente palestinese contiene imbarazzanti errori, importanti
omissioni e anche un’opinione con un forte sentore di antisemitismo: in
Europa gli ebrei erano odiati non per la loro religione, ma a causa
delle loro attività che riguardavano l’usura e le banche.
Questa
insistenza nel cadere nella trappola di dichiarazioni che aiutano
l’hasbara (diplomazia pubblica) israeliana, che inoltre ignora
totalmente i suoi importanti messaggi riguardanti il cammino verso la
pace, rivela qualcosa riguardo all’uomo ed al suo stile di governo: è
fermo sulle le sue posizioni, non ascolta le critiche e non si consulta
con altri – oppure sceglie consiglieri che non gli dicano niente che lui
non voglia sentire. Inoltre sceglie di essere aggiornato solo su quello
che gli conviene.
Queste
sono alcune delle caratteristiche di cui Abbas ha avuto bisogno per
riuscire a diventare il leader autoritario di Fatah, dell’OLP
[Organizzazione per la Liberazione della Palestina, ndt.] e
dell’Autorità Nazionale Palestinese, insieme al suo controllo delle
finanze e all’appoggio che continua a ricevere dai Paesi europei grazie
al fatto di rimanere legato agli accordi di Oslo. Queste caratteristiche
gli hanno consentito di continuare con quello che aveva iniziato Yasser
Arafat: svuotare l’OLP del suo contenuto che riuniva tutti i
palestinesi e, in pratica, subordinarla all’ANP.
In
quanto unico governante, Abbas ignora costantemente le decisioni delle
istituzioni rappresentative. Di conseguenza il coordinamento sulla
sicurezza tra gli apparati di sicurezza palestinese e Israele continua,
nonostante le decisioni di porvi fine prese negli scorsi anni da Fatah e
dall’OLP.
La
parte storiografica del discorso di Abbas di lunedì non è quella
importante. La sua sottesa minaccia agli abitanti della Striscia di Gaza
e ad Hamas di aver intenzione di non includerli più nel bilancio
dell’ANP o di ridurre ulteriormente la quota che li riguarda, è molto
più importante e ha preoccupanti conseguenze per il futuro.
Il
presidente dell’ANP ha anche rilevato che “quelle che vengono chiamate
Primavere Arabe” sono state notizie false, inventate dall’America come
mezzo per smantellare i Paesi arabi. Una simile dichiarazione mostra un
fondamentale, profondo disprezzo per le rivolte popolari e una
sottovalutazione delle sofferenze dei civili sotto i loro regimi
autoritari.
Data
questa mancanza di rispetto, le affermazioni di Abbas secondo cui la
strada per uno Stato palestinese passerà attraverso una lotta popolare
(non armata) contro l’occupazione israeliana insieme ad iniziative
diplomatiche possono essere interpretate come niente più che
dichiarazioni di circostanza. Una lotta popolare è molto più di
manifestazioni in aree di conflitto contro l’esercito israeliano e, come
hanno detto importanti membri di Fatah, richiede un cambiamento
fondamentale nell’atteggiamento dell’ANP verso gli accordi di Oslo. Il
messaggio implicito dei giudizi di Abbas sulle Primavere Arabe è che,
finché rimarrà al potere, un simile cambiamento non avverrà.
La
sintesi storiografica di Abbas termina con questa conclusione: “Noi
diciamo: non li espelleremo. Noi diciamo: vivremo insieme a voi sulla
base dei due Stati.”
Nelle
sue considerazioni ha ripetuto alcune volte che “ci impegniamo” per
questa soluzione del conflitto con Israele (cioè all’interno dei confini
del 1967), con Gerusalemme est come capitale dello Stato di Palestina.
Qui il suo autoritarismo consente ad Abbas di attenersi a una soluzione a
lungo proposta che ha perso il suo senso e la sua logica, soprattutto
agli occhi della generazione più giovane.
Abbas
ha affermato di basare le proprie opinioni su autori ebrei, e persino
sionisti, a iniziare da Arthur Koestler il “sionista,” ha sottolineato, e
sulla tesi proposta nel libro di Koestler “La tredicesima tribù”,
secondo la quale gli ebrei askenaziti sarebbero discendenti del popolo
khazaro [vissuto tra il Caucaso e l’Ucraina orientale fino al XIII
secolo e convertitosi nel VIII secolo all’ebraismo, ndt.]. Questo popolo
non è semita, ha affermato Abbas: “Non hanno alcun rapporto con i
(popoli) semiti o con i nostri signori Abramo e Giacobbe.”
Questi
ebrei (in altre parole, i khazari convertiti), ha aggiunto, si sono
spostati nell’Europa orientale ed occidentale e, ogni 10 o 15 anni,
hanno patito un massacro in un Paese o nell’altro, dall’XI secolo fino
all’Olocausto. “E perché ciò è successo? Diranno “perché siamo ebrei”. E
io vorrei presentare tre ebrei in tre libri, e sono: Giuseppe Stalin…”
A
questo punto del discorso di Abbas, che avrebbe dovuto spiegare che gli
ebrei sono stati perseguitati a causa delle loro attività nell’usura e
nelle banche, c’è stato un mormorio; qualcuno gli ha sussurrato che
Stalin non era ebreo. Nel testo scritto del discorso di Abbas di lunedì,
rilasciato dall’agenzia ufficiale di notizie palestinese Wafa, Stalin
era di nuovo definito un “autore ebreo.”
In
seguito nel testo erano citati i nomi di “Abraham e Yishaq Notsherd” –
due personaggi che chi scrive non conosce. Durante lo sproloquio del
presidente dell’ANP, diffuso dal vivo sul canale palestinese, sembra che
egli abbia detto Isaac Deutscher, uno storico marxista.
Abbas
ha anche sottolineato che la fondazione di uno Stato per gli ebrei in
Palestina è nata come idea dei cristiani e di statisti come Cromwell e
Napoleone, e del “console americano a Gerusalemme nel 1850.” Prima che
Arthur Balfour stilasse la sua famosa dichiarazione [che impegnò
l’impero britannico a favorire la costituzione di un “focolare ebraico”
in Palestina, ndt.], ha detto Abbas, “egli aveva preso una decisione che
avrebbe impedito l’ingresso degli ebrei in Gran Bretagna a causa del
suo odio per loro” Si stava in realtà riferendo all’ “Aliens Act” [legge
sugli stranieri] approvato nel 1905 dal parlamento inglese, quando
Balfour era primo ministro. La legge limitava l’immigrazione da luoghi
che non facessero parte dell’impero britannico ed intendeva essere una
risposta all’immigrazione di massa di ebrei, in particolare dall’Europa
orientale dal 1880 [in seguito a pogrom nell’impero zarista, ndt.]).
Tale
interpretazione della dichiarazione Balfour e il suo rapporto con
l’avversione di Balfour verso gli ebrei non è infrequente. Abbas non ha
mancato di citare l’“Accordo di trasferimento” tra le autorità naziste e
l’Agenzia Ebraica (o con la banca Anglo-Palestinese di Gerusalemme,
come ha detto Abbas), che consentì ad ebrei benestanti di emigrare dalla
Germania in Palestina.
Abbas
non cambierà. Durante i quattro giorni di riunione del CNP, risulterà
chiaro se i suoi critici si sono sbagliati quando hanno detto che egli
aggraverà la divisione interna tra i palestinesi e, in pratica,
seppellirà definitivamente l’OLP come organizzazione pluralistica e di
tutti i palestinesi.
La
sua implicita minaccia agli abitanti di Gaza e ad Hamas secondo cui
intende smettere di includerli nel bilancio dell’ANP è più rilevante.
(traduzione di Amedeo Rossi)

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