Alberto Negri : Trump ha trasformato Israele in un gendarme americano. Europa e Russia sono con le spalle spalle al muro
Il
presidente americano Donald Trump ha deciso lo spostamento
dell’ambasciata Usa e il riconoscimento di Gerusalemme come capitale
dello stato ebraico pur sapendo che questo evento, in coincidenza con
l’anniversario del 1948 della fondazione di Israele e della Nakba, la
catastrofe palestinese, avrebbe fatto riesplodere lo scontro tra
israeliani e i palestinesi.
Trump gendarme americano in Medio Oriente
Il motivo della decisione è chiaro:
Trump ha investito Israele e il suo premier Benjamin Netanyahu del ruolo
ufficiale di gendarme americano in Medio Oriente. Il regalo di Trump a
Israele non è senza contropartite. Sono aperti almeno tre fronti: la
guerra in Siria, in Yemen e il contrasto all’influenza dell’Iran,
contrassegnato dal ritiro di Washington dall’accordo sul nucleare. Trump
e Israele non intendono trattare su nulla: né con i palestinesi, cosa
che è avvenuta in passato, né tanto meno con gli iraniani.
Il vero obiettivo del presidente Usa
L’obiettivo
di Trump è disimpegnarsi, almeno in parte, dalla regione. Rinunciando
ai negoziati diplomatici e di pace, il presidente americano ha così
messo davanti al fatto compiuto, l’Europa e lo stesso Putin che dovranno
accettare il ruolo preminente di Israele. Non dimentichiamo che
Netanyahu è reduce da un recente visita a Mosca: la Russia è un Paese
sotto sanzioni e Israele, dove vivono un milione di ebrei russi, può
offrire a Putin una sponda per aggirarle. Arabi, musulmani e cristiani
dovranno quindi chinare il capo di fronte all’evidenza che Gerusalemme,
città sacra a tre religioni già oggi controllata militarmente da
Israele, diventi così “proprietà” dello stato ebraico.
Chi ha il coraggio di prendere misure contro gli Stati Uniti
Vedremo se adesso si leverà qualche
voce dissonante, anche se servirà a poco: c’è forse qualcuno qui che ha
intenzione di prendere misure contro gli Usa e Israele anche quando
contraddicono le risoluzioni delle Nazioni Unite? Non scherziamo, la
realtà è ben diversa.
Gli Stati Uniti, cancellando
l’accordo con l’Iran e imponendo sanzioni alle imprese e alla banche che
lavorano con Teheran, ha messo gli europei spalle al muro con
un dilemma simile al ricatto: o rinunciate a fare affari con all’Iran o
perdete il mercato americano. Quanto a Israele può permettersi di
ammazzare tutti gli arabi e i palestinesi che vuole perché è riuscita ad
accreditarsi come un Paese “europeo” e “normale”: basti pensare alla
svendita delle tre tappe del Giro d’Italia. In poche parole gli
editoriali di condanna delle violenze a Gaza sono lacrime di coccodrillo
di mass media che sono ipocritamente allineati con lo stato ebraico il
quale, questo è il ritornello, “ha sempre diritto a difendersi” anche
quando esagera un po’.
La guerra dei 100 anni
Rimane la contraddizione irrisolta
tra il mito della terra promessa ebraica e la realtà che in Palestina
c’è un altro popolo che sente quella terra, occupata da Israele, come
propria per il semplice fatto che ci vive da secoli: dalla guerra che
dura ormai da 70 anni si passerà a una guerra dei cent’anni.
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