Umberto De Giovannangeli Festa nella "fortezza-Israele", forte dell'alleato Trump, ma con lo spettro Iran
Festa nella "fortezza-Israele", forte dell'alleato Trump, ma con lo spettro Iran (di U. De Giovannangeli)
Una Indipendenza blindata. Un Paese in trincea che guarda al futuro con la consapevolezza che una nuova guerra è alle porte. È Israele nel settantesimo anniversario della sua indipendenza. Una fortezza, non ancora una casa. Lo rimarca, toccando le corde più intime di una persona, di un padre che ha perso in guerra il figlio ventenne, David Grossman, il grande scrittore israeliano, nel discorso pronunciato martedì scorso alla cerimonia organizzata da Parents Circle-Families Forum, che riunisce i parenti israeliani e palestinesi di vittime delle guerre e degli attentati. "Io spero che potremo celebrare ancora questa ricorrenza per molti anni a venire, con le future generazioni di figli, nipoti e pronipoti che vivranno qui, a fianco di uno stato palestinese indipendente, in pace, sicurezza e creatività, ma soprattutto nel tranquillo trascorrere dei giorni, in buoni rapporti di vicinato".
Israele è un sogno realizzato, anche se nel suo divenire si è scoperto meno idilliaco di quanto immaginato. Lo dice con orgoglio e amore , speranza e inquietudine, Amos Oz ad Elena Lowenthal per La Stampa, in un suggestivo ed emozionante confronto a tre, con David Grossman e Abraham Bet Yehoshua. "Ho paura per il futuro. Ho paura del fanatismo e della violenza. Ma sono contento di essere cittadino di uno Stato che conta otto milioni e mezzo di profeti, otto milioni e mezzo di primi ministri, otto milioni e mezzo di messia. Non ci si annoia, qui. Ci si arrabbia, ogni tanto arrivano frustrazione e collera, ma non di rado anche fascinazione ed entusiasmo. Questo è uno dei posti più interessanti del mondo". "Per me – dice Yehoshua - la conquista più importante di questi settant'anni è la legittimità dell'esistenza dello Stato ebraico sia nel contesto mondiale, compresa una parte del mondo arabo e islamico, sia all'interno dell'ebraismo: oggi Israele esiste perché deve esistere, perché è ovvio che esista. Questa legittimità ce la siamo conquistata non solo con la forza delle armi, ma anche nella capacità che questo Paese ha dimostrato di assorbire milioni di profughi. C'è ancora tanto da fare, sono ancora in molti a negare il suo diritto all'esistenza. Ma ci siamo e ci saremo".
Israele vorrebbe sentirsi "normale", ma i venti di guerra che spirano dalla Siria proiettano ombre inquietanti su un futuro che si fa presente. E' l'incubo-Iran che si materializza sempre più. "L'espansionismo di Teheran, che può essere visto come il riempimento del vuoto lasciato dal ritiro americano dalla regione sotto l'ex presidente Barack Obama, si è tradotto in una presenza militare iraniana ai confini settentrionali di Israele" scrive nell'editoriale di apertura il Jerusalem Post. "Amir Eshel, ex comandante dell'aviazione israeliana, ha recentemente rivelato che i raid compiuti da Israele in Siria a partire dal 2012 per impedire all'Iran di contrabbandare armi micidiali a Hezbollah in Libano, o per altri obiettivi difensivi, si avvicinano ad un numero a tre cifre. Martedì scorso il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che i servizi di sicurezza israeliani sono mobilitati per sventare tentativi iraniani di colpire diplomatici israeliani all'estero. Mentre il presidente americano Donald Trump manifesta l'intenzione di ritirare le sue truppe dalla Siria e quello russo Vladimir Putin non può o non vuole tenere a freno l'Iran, uno scontro tra Israele e Repubblica islamica sembra quasi inevitabile...".
L'inevitabilità di una nuova guerra emerge dalle analisi degli strateghi militari, affiora dalle parole, e dai silenzi, dei leader politici. Secondo fonti israeliane la presenza militare di Teheran in Siria ammonta ad almeno 15mila militari e pasdaran cui si aggiungono 10 mila Hezbollah libanesi e circa 50 mila miliziani sciiti iracheni, afghani e pakistani. Non è solo questione di numeri, ma della loro dislocazione. I pasdaran sono presenti massicciamente nelle zone di Damasco (distante solo poche decine di chilometri dalle alture del Golan) e di Aleppo e questo è già di per sé motivo da allarme rosso per Israele. Quella mediorientale è una polveriera pronta a esplodere. Una polveriera nucleare, che, anche su questo versante, vede Israele versus Iran.
Ai media israeliani sono state diffuse questa mattina foto di ricognizione aerea che indicano, secondo la difesa, come Teheran abbia aumentato la sua alleanza militare con il regime di Assad sotto gli auspici del comandante della forza aerea dei Guardiani generale Amir Ali Hajizadeh. Le basi aree, indicate dalle foto, che incardinano questo incremento delle attività dei Guardiani sono cinque: la già colpita base T4 nella Siria centrale, l'aeroporto di Aleppo, lo scalo di Damasco, un altro campo di aviazione a sud della capitale, e la base di Deir ez-Zor. Quest'ultima ripresa lo scorso anno all'Isis. E potrebbero essere tutti possibili obiettivi israeliani - hanno aggiunto i media - se l'Iran dovesse mettere in pratica le sue minacce. Il sistema di difesa israeliano - secondo Times of Israel - crede che l'attacco possa essere condotto dai Guardiani della Rivoluzione iraniani attraverso missili terra terra o droni armati. Un inizio - ha aggiunto il sito - per successivi scontri tra Israele ed Iran condotti questa volta da fiancheggiatori di Teheran come gli Hezbollah. Ynet, il sito on line di Yediot Ahronot, il più diffuso giornale israeliano, nei giorni scorsi ha riportato che l'esercito ha rafforzato le sue difese aeree e terrestri per fronteggiare un potenziale attacco iraniano, anche in questo caso condotto dai Guardiani di Teheran. "Non c'è indicazione di quando uno di questi attacchi possa aver luogo, ma le feste dell'Indipendenza di giovedì - ha scritto Times of Israel - sono un obiettivo invitante per l'Iran". Il giorno dell'Indipendenza è trascorso senza attacchi, ma in Israele sono in tanti, la maggioranza, a credere che ormai sia solo questione di tempo.
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