Striscia di Gaza Propaganda di Giovanni De Mauro







“Era surreale trovarsi in mezzo ai manifestanti palestinesi, uomini, donne e bambini che mangiavano gelati, chiacchieravano o raccoglievano fagioli nei campi mentre un messaggio dell’esercito israeliano parlava di ‘17.000 rivoltosi…
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Era surreale trovarsi in mezzo ai manifestanti palestinesi, uomini, donne e bambini che mangiavano gelati, chiacchieravano o raccoglievano fagioli nei campi mentre un messaggio dell’esercito israeliano parlava di ‘17.000 rivoltosi palestinesi’”. Piotr Smolar, del quotidiano francese Le Monde, era tra i pochi giornalisti presenti nella Striscia di Gaza il 30 marzo, quando soldati e cecchini israeliani hanno sparato sulla folla, uccidendo diciassette palestinesi e ferendone centinaia.
Tranne qualche isolato lancio di pietre, alcuni copertoni bruciati e due uomini armati (subito uccisi), i trentamila palestinesi hanno manifestato in modo pacifico senza rappresentare mai un pericolo immediato per i soldati di guardia alla barriera tra la Striscia e Israele, uno dei confini più militarizzati del mondo. Ma l’esercito ha usato Twitter come strumento di propaganda, raccontando in ebraico, in inglese e in francese la sua versione dei fatti, e con WhatsApp ha mandato comunicati ufficiali a corrispondenti stranieri e giornalisti israeliani.
Il risultato è che molti hanno parlato di “battaglia violenta” e di “durissimi scontri”, come se i palestinesi avessero attaccato i soldati israeliani o fossero stati comunque una minaccia. La manifestazione del 30 marzo nasceva soprattutto per protestare contro le terribili condizioni di Gaza, dove quasi due milioni di palestinesi (di cui due terzi profughi o loro discendenti originari di villaggi che oggi sono israeliani) vivono da undici anni in una prigione a cielo aperto, senza elettricità per venti ore al giorno, con il sistema idrico e sanitario al collasso, i medicinali distribuiti ogni tre mesi, la disoccupazione al 40 per cento, l’economia in ginocchio.
Una situazione dovuta all’occupazione israeliana dei territori palestinesi, al blocco imposto da Israele ed Egitto, al braccio di ferro tra Hamas e Olp: una catastrofe umanitaria i cui responsabili sono altri esseri umani.
Questa rubrica è uscita il 30 marzo 2018 nel numero 1250 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | AbbonatiLeggi ancheLa nuova strategia dei palestinesiUn solo stato per israeliani e palestinesi?Gli israeliani e i palestinesi in un vicolo ciecoArticolo successivo

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