Robert Fisk Le previsioni sulla politica mediorientale sono un esercizio di futilità

10 aprile 2018
La previsione è una scienza precisa, sfuggente e pericolosa. A noi giornalisti spesso si chiede di praticare questa abilità incerta con gli avversari politici, per le elezioni, prima delle invasioni oppure – ancora più pericolosamente – durante le invasioni.
Consideriamo la città di Afrin. I turchi  hanno invaso la provincia  siriana e in gran parte curda proprio due mesi fa. Si sono presi del tempo. Avevano pochi carri armati. I loro alleati dell’Esercito siriano libero sono apparsi inesistenti. Ahimè, i loro nuovi alleati islamisti non erano inesistenti.
Quando, però, ho visitato Afrin meno di due settimane dopo l’inizio dell’Operazione “Ramo d’ulivo” – un nome  sinistro come pochi nei recenti decenni dato a  un’aggressione armata –i suoi cittadini facevano la spesa in strade affollate, le loro case non venivano bombardate, i ristoranti erano affollati. Ho scritto che se i Turchi avessero usato realmente tutta la loro potenza di fuoco, sarebbero potuti entrare nella città in mezz’ora.
Sembravano essere “pecore vestite da pecore,” ho suggerito, citando la descrizione fatta da Churchill, di Clement Attley. Avrei dovuto saperlo bene. Attlee vinse le elezioni nel 1945. I Turchi sono entrati nella città di Afrin il 18 marzo.
Bene, almeno non avevo detto che avrebbero preso quel posto, però, di ritorno a Damasco questo mese, un mio vecchio amico siriano mi ha ricordato allegramente che quando ero tornato da Afrim in gennaio, gli avevo detto che pensavo che i Turchi non avevano nessuna intenzione di entrare nella capitale della provincia.
“Hai detto che i Turchi non sarebbero andati là,” mi ha rimproverato. “Quello che hai detto circa la Turchia è stato giusto fin dall’inizio della guerra – ma questa volta temo che ti sia sbagliato.” Ho paura  che avesse ragione.
Il problema, naturalmente, era che i Curdi, specialmente la milizia dell’Unità di Protezione Popolare(YPG) e i suoi associati, erano già famosi nei canti e nella leggenda per aver distrutto l’Isis. Come avrebbero potuto distruggere così tanta parte di un culto crudele, mi chiedevo, ma poi perdere con i Turchi?
Colpa mia. Ho dimenticato – un vero errore nella falsa arte della previsione – che i Curdi non  si erano fatti valere   contro le forze irachene a Kirkuk. Avevano in gran parte abbandonato le loro linee del fronte, ciò che è esattamente ciò che hanno fatto di nuovo ad Afrin. Ma perché i Russi hanno abbandonato i Curdi al loro destino?
Ebbene, ecco qui alcune ragioni. Per prima cosa, i Russi erano stanchi della decisione dei Curdi di agire come fanti dell’America in Siria e anche in Iraq. Come ha detto un mio amico siriano: “puntare tutto sulla carta americana”.
Secondo, i Russi sospettavano che la bomba da mortaio che aveva ucciso uno dei loro ufficiali più esperti in Siria – il Luogotenente Generale Valery Asapov, comandante della Quinta Armata Russa nella città di Ussuriysk, nell’Estremo Oriente russo (non lontano da Vladivostok) – era stata lanciata sulla città siriana di Deir ez-Zor  dall’Isis, mentre gli Americani stavano sistemando un passaggio attraverso le linee dell’Isis per le forze curde dirette a Raqqa. I Curdi hanno aiutato l’Isis – poche settimane prima parlavano tra di loro – ad assestare un colpo  alle operazioni militari della Russia in Siria?
Più importante, comunque, è stato un incidente in cui Curdi hanno distrutto deliberatamente un ponte militare costruito dai Russi sul Fiume Eufrate per le milizie pro-siriane. I Curdi hanno aperto le chiuse su una diga vicina  e hanno fatto straripare il fiume – e il ponte è crollato.
Senza la copertura aerea russa – i Turchi devono avere anche avuto il permesso di Vladimir Putin di issare la loro bandiera sul municipio di Afrin – i Curdi erano condannati. I civili sono fuggiti a diecine di migliaia, come anche i loro difensori delle YPG. Indubbiamente Putin ed Erdogan questa settimana si stanno godendo i loro colloqui ad Ankara mentre confermano la costruzione di un reattore nucleare turco-russo e un nuovo scudo difensivo antimissile.
Dubito che abbiano avuto molto tempo per discutere di Afrin; perché il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani che si è unito a loro, dovrebbe preoccuparsi dei Curdi? Argomento chiuso riguardo alla mia previsione comunicata al mio amico siriano.
Ci sono, però delle sfere di cristallo che rifletteranno sempre la verità. Considerate le elezioni arabe o, più nello specifico, le elezioni egiziane. E’ probabile che quasi ogni potente governante arabo – Saddam al suo tempo, Assad, Sadat o Mubarak, vinceranno un’elezione presidenziale con più del 90%.
Avendo, però, fatto dei servizi sulle elezioni parlamentari e presidenziali al Cairo per più di quattro decenni, pensavo che avrei fatto un colpo con i risultati vittoriosi del
Feldmaresciallo/Presidente Abdel Fattah el-Sisi una settimana prima che si tenesse realmente l’elezione.
Dal momento che aveva raccolto più del 96% nelle precedenti elezioni, ho riferito su The Independent: “Ho il presentimento che sarà tra il 93,97% e il 93,37% per il Presidente…Ma la mia seconda scommessa è vincente. Il Presidente Trump chiamerà il Signor  Sisi dopo la sua vittoria elettorale per congratularsi con lui? Naturalmente. E lo chiamerà ‘un bravo ragazzo’ che sta facendo ‘un ottimo lavoro’.”
Ebbene, che ne sapete? Gli Egiziani con un’affluenza effettivamente misera e un oppositore elettorale a Sisi ancora più patetico, hanno dato al loro amato leader il 97% dei voti. Il punto percentuale più prossimo sembra essere il 97,08%.
Questo significa che ho avuto il risultato ben entro le mie previsioni una settimana prima, e, senza nessun sondaggio di opinione egiziano che potesse aiutarmi, soltanto a 0,29 % del mio massimo punto percentuale. Gli esperti di psefologia* devono certamente essere in soggezione.
Devono, però, anche dimenticarsi che Mubarak ha ottenuto il 96,3%  per il suo terzo mandato di 6 anni nel 1993, che Sadat ha ottenuto una vittoria fulminante con il 99,95% per la riforma politica nel referendum del 1974, e Saddam ha “segnato” il 99,96%99,5%, 99,96% per la sua presidenza nel 1993. Nel 1999, Hafez al-Assad, però, ha raccolto il 99,987% del voto siriano per un nuovo mandato di sette anni. Soltanto 219 cittadini che si sono sbagliati, hanno votato contro di lui.
Se, quindi, si passa il tempo riferendo questi fatti, si può predire il futuro con notevole precisione. E dopo la telefonata di congratulazioni allo Zar Putin, dopo la sua elezione, era anche inevitabile che il miserabile uomo avrebbe chiamato Sisi per complimentarsi con lui per il suo superbo, o meglio, miracoloso trionfo in Egitto, proprio come ho detto che avrebbe fatto.
Ma ha chiamato Sisi “un bravo ragazzo” e gli ha detto che stava facendo “un ottimo lavoro”? Secondo la Casa Bianca i due leader “hanno affermato il partenariato strategico tra gli Stati Uniti e l’Egitto” e hanno parlato del “sostegno irresponsabile della Russia e dell’Iran ai brutali attacchi del regime di Assad contro civili innocenti”.
Questo significa che Sisi, secondo Trump, è davvero un bravo ragazzo che sta facendo un ottimo lavoro.
È buffo, però, il modo in cui Trump sta diventando tanto affidabile quanto un’elezione araba. Hanno forse qualcosa in comune?
* https://it.wikipedia.org/wiki/Psefologia
Nella foto: Robert Fisk
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/predictions-of-middle-eastern-politics-are-an-exercise-in-futility


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