“Non ci sono innocenti a Gaza” dice il ministro della Difesa israeliano
MEE e agenzie
domenica 8 aprile 2018, Middle East Eye
In totale 30 palestinesi sono stati uccisi dai soldati israeliani durante 10 giorni di proteste sul confine di Gaza con Israele.
Domenica,
dopo che i soldati israeliani hanno sparato e ucciso 30 palestinesi in
10 giorni di proteste, il ministro della Difesa israeliano Avigdor
Lieberman ha detto che non ci sono “persone innocenti” nella Striscia di
Gaza governata da Hamas.
“Non ci sono innocenti nella Striscia di Gaza,” ha detto Lieberman alla radio pubblica israeliana.
“Chiunque
sia legato ad Hamas, chiunque abbia uno stipendio di Hamas e tutti gli
attivisti che cercano di sfidarci e di violare il confine sono attivisti
dell’ala militare di Hamas.”
Israele
ha avuto a che fare con contestazioni sempre più accese sul suo uso di
proiettili letali a seguito dei 10 giorni di proteste lungo il confine
della Striscia di Gaza durante i quali, secondo il ministero della
Sanità di Gaza, i suoi militari hanno ucciso 30 palestinesi.
La
violenza è divampata di nuovo venerdì, quando migliaia di manifestanti
sono tornati al confine. Secondo il ministero della Sanità di Gaza nove
palestinesi sono stati colpiti ed uccisi dalle forze israeliane e almeno
1.060 sono stati feriti.
Tra
i morti è incluso anche il video-giornalista palestinese Yasser
Murtaja. Questo padre trentenne è stato colpito all’addome da un
cecchino israeliano mentre filmava le proteste, nonostante indossasse un
giubbotto antiproiettile con la scritta “Stampa”.
Tra
i morti c’è anche il quindicenne Hussein Mohammed Madi di Gaza City. Il
ministero ha affermato che Madi è stato ucciso ad est di Gaza City da
un proiettile dum-dum a espansione.
Non si hanno notizie di vittime israeliane.
Israele
sostiene di aver aperto il fuoco solo quando si è reso necessario per
evitare danni alla barriera di confine, infiltrazioni e tentativi di
attacchi.
Ma
i gruppi per i diritti umani hanno duramente criticato le azioni dei
soldati israeliani, e i palestinesi dicono che i manifestanti colpiti
non stavano rappresentando alcuna minaccia per i soldati.
“Siamo sempre bersaglio delle forze israeliane”
I
soldati israeliani hanno incolpato i “circa 10.000 palestinesi” che
hanno partecipato a “disordini in cinque località lungo il confine con
la Striscia di Gaza.”
Aggiungono
che “sono stati fatti vari tentativi di danneggiare e attraversare la
barriera di sicurezza sotto la protezione della cortina fumogena.”
I
palestinesi hanno bruciato centinaia di copertoni nel tentativo di
oscurare la visuale dei cecchini israeliani schierati sul confine tra
Israele e Gaza.
“Abbiamo
sentito molti avvertimenti sull’uso di copertoni bruciati, ma non
abbiamo altre possibilità per esprimere la nostra rabbia e il nostro
diritto al ritorno,” ha detto venerdì a MEE il dimostrante Said Ayman
Hamadn.
“Qualunque
cosa facciamo, siamo comunque presi di mira dalle forze israeliane.
Perciò usiamo i copertoni per evitare i colpi di fucile degli
israeliani, perché siamo manifestanti pacifici. Abbiamo bisogno di
qualcosa che ci protegga dalla brutalità di Israele.”
Le
immagini sui social media hanno fatto vedere le forze di sicurezza
israeliane che piazzavano ventilatori nel tentativo di allontanare il
fumo ed avere una visione chiara del confine.
Il
30 marzo le forze israeliane hanno ucciso 19 palestinesi mentre
centinaia di migliaia di manifestanti si riunivano nei pressi del
confine israeliano.
Il
giorno seguente l’esercito israeliano ha affermato in un tweet che
“niente è stato fatto in modo incontrollato; tutto è stato accurato e
misurato, e sappiamo dove è andato a finire ogni proiettile.”
In seguito il tweet è stato cancellato.
Israele
ha sostenuto che Hamas, il movimento islamista che governa la Striscia
di Gaza e con cui ha combattuto tre guerre dal 2008, sta cercando di
utilizzare le proteste come copertura per proseguire le violenze.
Il
segretario generale dell’ONU Antonio Guterres e l’Unione Europea hanno
chiesto un’inchiesta indipendente sull’uso della forza da parte di
Israele, che Israele ha ripetutamente rifiutato.
Sabato
l’Unione Europea ha sollevato dei dubbi sul fatto che le truppe
israeliane abbiano fatto un “uso proporzionato della forza”.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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