Ilan Pappè Corbyn e Israele: la disputa sull’antisemitismo ha zittito il leader del partito Laburista sul massacro di Gaza
venerdì 6 aprile 2018, Middle East Eye
È terribile accusare il capo del Labour per coprire l’appoggio della Gran Bretagna alla spoliazione dei palestinesi
Recenti
pubblicazioni sull’antisemitismo – come l’eccellente libro di Jewish
Voices for Peace [Voce Ebraiche per la Pace, gruppo di ebrei contrari
all’occupazione dei territori palestinesi, ndt.] “On Anti-Semitism”
[Sull’antisemitismo] – affermano che, benché ogni persona per bene si
opponga al fenomeno, non c’è una definizione unitaria.
Questa
discussione filosofica, oserei dire ontologica, non è molto utile per
occuparsi della recente disputa sul presunto antisemitismo nel partito
Laburista. Nel contesto di questo specifico dibattito, c’è un’utile
definizione che tutti noi possiamo utilizzare. È chiara, diffusa,
sensata ed efficace.
Antisemitismo
è odiare gli ebrei per quello che sono. Non è diverso dalla definizione
del razzismo contemporaneo. Ogni odio basato sulla razza, sulla
religione, sul colore della pelle o sul genere che porta ad
atteggiamenti intolleranti dal basso, e a politiche discriminatorie, a
volte genocidarie, dall’alto, è razzismo.
Ci
sono sei milioni di ebrei che vivono oggi nella Palestina storica
accanto a sei milioni di palestinesi. Ogni generalizzazione su ognuna
delle due comunità è razzismo, e, poiché entrambe le popolazioni sono
semitiche, questo razzismo è antisemitismo.
Il ruolo della lobby filo-israeliana
Tuttavia
condannare le persone per le loro azioni, sia che si tratti di ebrei o
di palestinesi, in quanto contrapposte alla loro identità, non è
antisemitismo. È vero anche per le ideologie razziste.
Condannare
il sionismo in quanto ideologia colonialista di insediamento che ha
portato all’espropriazione di metà della popolazione palestinese dalla
propria terra e per l’attuale politica discriminatoria e brutale di
Israele contro quelli che sono rimasti non è antisemitismo. Di fatto è
antirazzismo.
L’ultima
disputa sull’antisemitismo, che è il culmine di una serie di accuse e
controaccuse scatenate dall’elezione – per la prima volta dalla
dichiarazione Balfour del 1917 [che impegnò l’impero britannico a
favorire la nascita di un “focolare ebraico” in Palestina, ndt.]– di un
leader del partito Laburista che simpatizza con la lotta palestinese per
la giustizia e l’indipendenza, illustra bene la differenza tra
condannare un’azione e condannare un’identità.
Come è stato messo in luce anche dall’eccellente documentario di Al Jazeera “The Lobby”,
dall’elezione di Jeremy Corbyn il gruppo della lobby filoisraeliana ha
instancabilmente esaminato ogni tweet, ogni post su Facebook e ogni
discorso che ha fatto da quando ha iniziato la sua vita politica, per
distruggerlo in quanto antisemita.
Non
era facile trovare prove di ciò, in quanto Corbyn è assolutamente
contrario ad ogni forma di razzismo, compreso l’antisemitismo. Tuttavia
alla fine hanno scoperto che aveva appoggiato, in nome della libertà di
espressione, un murale che avrebbe potuto essere interpretato come
antisemita (e, secondo alcune informazioni, venne definito come tale
dall’artista).
Come
ammise all’epoca lo stesso Corbyn, avrebbe dovuto analizzare il murale
con maggiore attenzione. Non lo fece. Chiese scusa. Caso chiuso.
È
stato eletto dai giovani in tutta la Gran Bretagna grazie alla sua
fallibilitàin quanto essere umano e non perché fosse un altro politico
superman frivolo e smidollato che non ha mai ammesso di aver commesso un
errore.
Un
altro politico del partito Laburista, Christine Shawcroft, ha dato le
dimissioni dopo aver appoggiato Alan Bull, un candidato a un consiglio
comunale a causa di una presa di posizione a Peterborough [città a nord
est di Londra, ndt.], che lei ha ritenuto fosse stato scorrettamente
accusato di essere un negazionista. Il candidato ha sostenuto che
l’accusa era basata su contenuti falsificati e decontestualizzati.
Come mettere a tacere una critica
L’insignificante
passo falso e l’appoggio male informato di Corbyn, se di questo si è
trattato, sono stati sufficienti per un’esibizione di forza e di unità
da parte della comunità ebraica organizzata, i cui attivisti hanno
manifestato davanti al parlamento. Insieme a striscioni che collegavano
il partito Laburista ai nazisti, i manifestanti sventolavano bandiere
israeliane.
Le
bandiere sono il principale problema, non l’appoggio di Corbyn a un
murale né il sostegno di Shawcroft a Martin Bull. È stata una
manifestazione contro la posizione filopalestinese di Corbyn, non contro
l’antisemitismo.
Corbyn
non è un antisemita e il partito Laburista, fino alla sua elezione, è
stato un bastione filoisraeliano. Quindi la tempistica e la risposta
sproporzionata alla questione del murale sono, a dir poco, bizzarre –
oppure no.
In
realtà non è così strano, se si capiscono le macchinazioni della lobby
sionista in GB. La manifestazione è stata inscenata all’inizio di una
settimana in cui Israele ha utilizzato una forza letale contro una
marcia pacifica dei palestinesi nella Striscia di Gaza, uccidendo 17
palestinesi e ferendone altre centinaia.
Le
bandiere israeliane mostrano chiaramente il rapporto tra gli attacchi
contro Corbyn e le sue posizioni oneste e umane sulla Palestina. Il
dividendo per la lobby sionista in Gran Bretagna è stato che Corbyn
sarebbe rimasto in silenzio di fronte al nuovo massacro a Gaza – e senza
di lui, abbiamo ben pochi politici coraggiosi che osino dire una parola
nella nuova atmosfera di intimidazione.
I
politici che attualmente governano in Israele hanno ben pochi scrupoli,
come abbiamo visto, riguardo ad uccidere ed arrestare sistematicamente
minori palestinesi. I loro alleati nella comunità anglo-ebraica, da
parte loro, sono in difficoltà a causa di ciò. Il loro lavoro in difesa
di Israele è molto più difficile ora che i palestinesi hanno chiaramente
optato per una resistenza popolare nonviolenta.
È
solo una questione di tempo prima che la brutalità inumana che
l’esercito israeliano ha usato venga sottolineata dall’opinione
pubblica, persino in Gran Bretagna, dove la BBC e Sky News lavorano
alacremente per escludere la questione della Palestina dai loro
reportage e dalla discussione: entrambi i canali hanno dedicato più
tempo al murale che al nuovo massacro di Gaza.
Terribili accuse
La
lobby israeliana vorrebbe che tutti noi in Gran Bretagna discutessimo
di murales e antisemitismo latente in una società in cui gli ebrei non
sono mai stati più sicuri e prosperi. Sì, c’è antisemitismo in tutti i
partiti britannici – e molto di più a destra che a sinistra, tra
l’altro. Dovrebbe essere sradicato e condannato, come ogni altra forma
di razzismo, che sia diretto contro musulmani o ebrei in una società
prevalentemente cristiana e bianca.
Quello
che è terribile è l’utilizzo dell’accusa di antisemitismo per
nascondere la continua, tacita e al contempo diretta, assistenza
britannica alla spoliazione dei palestinesi, che iniziò con la
dichiarazione Balfour 100 anni fa e da allora non si è mai interrotta.
È
deplorevole utilizzare tali accuse per soffocare il dibattito sulla
Palestina o per demolire politici che non sono disponibili ad allinearsi
con Israele.
Non
è il partito Laburista ad essere infestato dall’antisemitismo; sono i
media ed il sistema politico britannici che sono afflitti
dall’ipocrisia, paralizzati dalle intimidazioni e percorsi da strati
nascosti di islamofobia e di un nuovo sciovinismo sulla scia della
Brexit.
Nel
centenario della dichiarazione Balfour tutti i partiti inglesi
dovrebbero mettere insieme una commissione pubblica d’inchiesta sulla
sua eredità, piuttosto che dare un peso sproporzionato a qualche passo
falso, sia attraverso l’ignoranza che una manipolazione riuscita.
–
Ilan Pappe è professore di storia, direttore del “Centro europeo per
gli Studi Palestinesi” e co-direttore del “Centro Exeter di Studi Etno-
Politici” dell’università di Exeter.
Le
opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono
necessariamente la politica editoriale di Middle East Eye.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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