Alberto Negri : [L’analisi] Putin il vincitore, Trump il traditore e il triangolo che spaventa il mondo

 

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Se andiamo a vedere i risultati strategici, nel confronto con l’Occidente la Russia esce per il momento da vincitrice. Gli Stati Uniti, con i loro alleati turchi, arabi ed europei, intendevano abbattere nel 2011 il regime di Assad ma sono andati incontro a una sonora sconfitta. La Turchia, che voleva far fuori il regime di Damasco, ha dovuto mettersi d’accordo con Putin, segnando una svolta nella sua collocazione geopolitica Alberto Negri, editorialista e inviato di guerra

Con il vertice di Istanbul tra Erdogan, Putin e Hassan Rohani si è definito il nuovo triangolo mediorientale: si tratta dell’evoluzione più paradossale della guerra di Siria. Un Paese, membro storico della Nato sin dagli anni Cinquanta, il bastione dell’Alleanza contro Mosca, si è messo d’accordo con la Russia e con l’Iran, la bestia nera degli Stati Uniti e di Israele. In sintesi un Paese dello schieramento atlantico è sceso a patti contro gli avversari, veri o presunti, dell’Occidente per spartirsi la Siria in zone di influenza. E è non neppure secondario che Erdogan, sempre pronto a presentarsi con il paladino del mondo sunnita, abbia stretto intese con gli ayatollah sciiti, strenui nemici dei jihadisti e del mondo islamico salafita.
La Turchia vuole prendere il controllo dell’area Nord dei curdi siriani, ritenuti da Ankara degli alleati del Pkk turco - tutti considerati da Ankara dei terroristi - la Russia intende consolidare le sue basi aeree e navali sule sponde del Mediterraneo mentre l’Iran ha come interesse principale tenere in piedi a Damasco un regime amico per dare consistenza alla Mezzaluna sciita. L’arco che partendo da Teheran e passando per Baghdad e Damasco arriva alle postazioni degli Hezbollah in Libano, la pistola puntata del ayatollah contro Israele. Se questo progetto troverà riscontri anche nel prossimo futuro significa che la Russia e l’Iran hanno vinto la guerra di Siria due volte: la prima tenendo in piedi Bashar al Assad, la seconda portando nel loro campo un pilastro della Nato. La Turchia, dopo quello americano, è il secondo esercito dell’Alleanza e ospita oltre alle basi - tra cui quella aerea di Incirlik - anche i missili Nato americani puntati contro Mosca e Teheran. Gli Stati Uniti, come ha detto Donald Trump, vogliono andarsene dalla Siria dove sono entrati dall’Iraq per fare la guerra ala Califfato e sembrano ormai orientati anche ad abbandonare in parte i curdi siriani, i loro alleati contro l’Isis: Washington ha lasciato che la Turchia entrasse ad Afrin e forse potrebbero cedere anche Manbij dove sono schierate truppe Usa. Non solo. Il presidente americano ha anche congelato 200 milioni di aiuti destinati ai curdi.

Un vuoto di idee pericoloso

Quale è il piano americano, semmai ce ne fosse uno, da contrapporre al triangolo Russia-Turchia-Iran? Quello di disimpegnarsi dal cuore Medio Oriente, pur mantenendo la basi in Turchia e nel Golfo, lasciando che se la sbrighino sul campo potenze esterne e regionali: in realtà gli Usa non hanno dimostrato in questi mesi che la disponibilità a contare su Israele, in primo luogo, e poi in parte sull’Arabia Saudita, che dopo avere sostenuto le milizia islamiche in Siria adesso annaspa nella guerra in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi alleati di Teheran. Si tratta di un vuoto di idee pericoloso. Gli Usa, stanchi della diatribe mediorientali, potrebbero lasciare campo libero a Israele, che già bombarda le postazioni sciite in Siria in funzione anti-iraniana, e al principe Mohammed bin Salman, un autentico incapace sotto il profilo militare che ha come unico obiettivo mettere alle corde l’Iran. Forse gli israeliani che sanno come si fa la guerra potrebbero dargli una mano, visto che neppure gli americani riescono a dare la vittoria ai sauditi.

La Russia cerca di raccogliere i dividendi della situazione in Siria

Putin con Erdogan ha inaugurato in Turchia la prima centrale atomica di Mosca sulle rive del Mediterraneo mentre vanno avanti i piani del gasdotto Turkish Stream per portare in Turchia altro gas russo. Se andiamo a vedere i risultati strategici per il momento la Russia esce da vincitrice, almeno per il momento, nel confronto con l’Occidente. Gli Stati Uniti, con i loro alleati turchi, arabi ed europei, intendevano abbattere nel 2011 il regime di Assad ma sono andati incontro a una sonora sconfitta in questa guerra per procura contro il maggiore alleato dell’Iran che è costata oltre sette anni di guerra e centinaia di migliaia di morti. La Turchia, che voleva far fuori il regime di Damasco, pur di preservare i suoi confini dall’avanzata dei curdi siriani, ha dovuto mettersi d’accordo con Putin, segnando una svolta nella sua collocazione geopolitica.

Ma la partita siriana e mediorientale non è certo finita qui

L’Arabia Saudita, anche con le dichiarazioni del principe saudita Mohammed Bin Salman sul diritto di Israele ad avere un suo stato, segnala che vuole trascinare le monarchie del Golfo da lato di Tel Aviv pur di fermare l’Iran e contenere la Mezzaluna sciita. Non solo. Riad ha aperto canali con gli ayatollah iracheni di Najaf ansiosi di avere in mano qualche carta da giocarsi per contrastare l’influenza crescente di Qom, il Vaticano sciita dell’Iran. Questa come sempre è una partita che si gioca a tutto campo.

A breve si capirà l'evoluzionedel conflitto mediorientale

Le prossime mosse ci daranno anche il tono di quello che sarà nei prossimi mesi il conflitto mediorientale. Le prossime mosse ci daranno anche il tono di quello che sarà nei prossimi mesi il conflitto mediorientale. Trump, sulla spinta dei neoconservatori arrivati alla Casa Bianca, Pompeo e Bolton, rispettivamente segretario di Stato e consigliere della sicurezza nazionale, intende cancellare l’accordo voluto da Obama con Teheran sul nucleare. Si aspettano come minimo nuove sanzioni che metteranno in ulteriori difficoltà i Paesi europei in affari con gli iraniani, tra cui anche l’Italia che da poco ha aperto una linea di credito da 5 miliardi di euro. Nonostante le indicazioni di un disimpegno americano, in realtà il medio Oriente resterà più o meno direttamente nel mirino degli Usa: la partita è strategica ma anche economica con le nuove vie del gas e le scoperte dei giacimenti nel Mediterraneo orientale. Da queste parti forse non sarà più America First, ma Israele First, come del resto è sempre apparsa la politica americana pesantemente condizionata dalla lobby ebraica e dall’inimicizia con l’Iran.

 

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