Alberto Negri :[L’analisi] Le armi chimiche contro gli innocenti per costringere Trump a fare la guerra




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  Alberto Negri, editorialista
La guerra di Siria è una sorta di bottega degli orrori della nuova guerra fredda cui tutti hanno contribuito in questi anni: Assad, i jihadisti dell’Isis, la Turchia, gli americani, le monarchie arabe, lo stesso Israele. L’indignazione occidentale per i civili uccisi dal cloro è pari alla sua ipocrisia ma anche alla sua incapacità di analisi. In primo luogo non abbiamo osservatori indipendenti che ci possono assicurare chi abbia davvero usato eventuali armi chimiche che sono in possesso sia del regime di Damasco _ che nel 2013-14 ne aveva distrutto gran parte con un accordo internazionale _ ma anche dei ribelli.

Ci sono evidenti contraddizioni. I gruppi radicali islamici hanno impiegato armi chimiche contro i curdi siriani in Iraq ma anche in Siria. Non solo. Per il regime utilizzarle adesso avrebbe poco senso: Damasco ha raggiunto un accordo con il gruppo jihadista Jaish al Islam, sostenuto dall’Arabia Saudita, per evacuare i combattenti e le loro famiglie a Jarablus.
La realtà è che gli americani e gli alleati di Washington come i sauditi sono incappati in Siria in una sconfitta strategica di notevoli proporzioni che li sta spingendo anche a litigare tra loro. Al recente vertice di Ankara Putin, Erdogan e il presidente iraniano Hassan Rohani si sono messi d’accordo spostando la Turchia dal campo della Nato a quello di Mosca e Teheran.

Incassato questo rovescio, gli Stati Uniti di Trump stanno pensando di ritirarsi dalla Siria e di lasciare Israele a guardia di questa area nevralgica del Medio Oriente: lo stato ebraico occupa dal 1967 le alture siriane del Golan e bombarda con regolarità le postazioni di Damasco e delle milizie filo-iraniane in Siria. Ma i sauditi non ci stanno. Sono i maggiori acquirenti di armi degli Usa, si trovano in grande difficoltà nella guerra del “cortile di casa” in Yemen e non vorrebbero lasciare ad Assad il controllo della Siria. In poche parole il loro obiettivo è che gli americani e magari anche Israele facessero il lavoro al posto loro. Ecco il perché delle aperture del principe ereditario Mohammed bin Salman allo stato ebraico. 

La risposta di Trump è stata per Riad raggelante: se i sauditi vogliono sbalzare il regime siriano devono pagarsi loro questa guerra. Ecco perché può venire utile usare del cloro contro la popolazione civile: per costringere gli Usa a intervenire contro Assad, cosa che non fece per altro neppure il tentennante Barack Obama nel 2013. Ma la di là di queste ricostruzioni, di cui mancano alcuni elementi fondamentali come le testimonianze neutrali sul terreno, ci dobbiamo chiedere cosa si devono aspettare milioni di siriani nel prossimo futuro dopo oltre sette anni di guerra, centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Alla Turchia viene lasciata mano libera per massacrare i curdi siriani: gli Usa che li hanno utilizzati nella lotta contro l’Isis non sembrano intenzionati a difenderli più di tanto. 
Nel resto della Siria Assad punta a riconquistare con la Russia l’area petrolifera intorno a Deir ez Zhor ma soprattutto a diminuire la presenza dei sunniti in alcune aree strategiche come la regione della capitale. I turchi sostituiranno i curdi con le popolazioni arabe e Assad userà le minoranze, cristiane, sciite e alauite, al posto dei sunniti. Insomma una sorta di pulizia etnica e settaria come ne abbiamo viste tante in Medio Oriente e nei Balcani. Si piangano pure i morti civili ma qui i colpevoli delle stragi sono molti, anzi troppi, e alcuni di questi sono i nostri alleati e clienti.


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