Visualizzare l'occupazione Rapporto OCHA del periodo 27 marzo- 9 aprile 2018 (due settimane)
- In realtà, Natalie, tu STAI praticando il BDS
- Rapporto OCHA del periodo 27 marzo- 9 aprile 2018 (due settimane)
- Come se Israele non avesse fatto niente di cui vergognarsi prima dell’avvento degli smartphone
- Quello che i palestinesi ci possono insegnare sulla resistenza popolare
Secondo
il Ministero della Salute di Gaza, durante il periodo di riferimento,
nella Striscia di Gaza sono stati uccisi dalle forze israeliane 32
palestinesi e 3.078 sono stati feriti.
La maggior parte delle vittime [vedi paragrafo successivo]
si sono avute nel contesto della “Grande Marcia del Ritorno”: una serie
di proteste iniziate il 30 marzo e che è previsto continuino fino al 15
maggio, data del 70° anniversario di ciò che i palestinesi chiamano
“Nakba” [la Catastrofe: cioè la proclamazione dello stato di Israele, avvenuta nel maggio 1948].
Le dimostrazioni si sono svolte sul lato di Gaza della recinzione di
confine con Israele, dove l’esercito israeliano, tuttavia, adducendo
problemi di sicurezza, impone una “No Go Zone”. Non sono state
registrate vittime israeliane.
Ventisei [dei 32] morti (3 dei quali minori) e praticamente la totalità dei ferimenti [3.078] (445 dei quali di minori) si sono avuti nel contesto delle dimostrazioni di cui sopra.
La grande maggioranza delle vittime sono state contate venerdì 30 marzo
e venerdì 6 aprile, presso diversi attendamenti posizionati a circa 700
metri dalla recinzione con Israele. Alcune centinaia di manifestanti,
su decine di migliaia, si sono avvicinati ed hanno tentato di aprire la
recinzione, hanno bruciato pneumatici, lanciato pietre e, secondo fonti
israeliane, bombe incendiarie contro le forze israeliane. Queste ultime
(tra esse un centinaio di cecchini schierati lungo il recinto) hanno
risposto sparando con armi da fuoco, con proiettili gommati e con gas
lacrimogeno. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, circa il 40% di
tutti i feriti (1.236 persone) sono stati colpiti con armi da fuoco. Le
autorità israeliane hanno dichiarato che alcune delle vittime erano
membri di gruppi armati palestinesi ed hanno accusato il Ministero della
Salute di esagerare il numero dei feriti da arma da fuoco.
Questi fatti hanno suscitato preoccupazione per l’uso eccessivo della forza da parte delle forze israeliane.
Il portavoce dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti
Umani ha affermato che “constatato il gran numero di feriti e morti e le
minacciose dichiarazioni rilasciate dalle autorità israeliane nei
giorni precedenti la protesta; considerato che le persone uccise o
ferite erano disarmate o non rappresentavano una seria minaccia per le
ben protette forze di sicurezza (in alcuni casi i palestinesi stavano
addirittura scappando dalla recinzione), sussistono fondate indicazioni
che le forze di sicurezza abbiano usato una forza eccessiva”. Il
Segretario Generale delle Nazioni Unite ha espresso la sua profonda
preoccupazione per gli scontri e le vittime ed ha chiesto un’indagine
indipendente e trasparente sull’accaduto. L’esercito israeliano ha
annunciato che svolgerà una propria indagine interna.
In tre diversi episodi, verificatisi
vicino alla recinzione perimetrale, sono stati uccisi dalle forze
israeliane cinque palestinesi, di cui almeno due membri dell’ala armata
di Hamas. I due sono stati uccisi il 30 marzo da colpi di cannone
sparati da carri armati contro un sito militare di Hamas. Secondo fonti
israeliane, sono stati colpiti dopo che essi avevano aperto il fuoco
contro le forze israeliane. Lo stesso giorno, altri due palestinesi sono
stati colpiti con armi da fuoco e uccisi dopo aver aperto un varco
nella recinzione ed essere entrati in Israele. I loro corpi sono stati
trattenuti dalle autorità israeliane. Il 5 aprile, ad est di Gaza City,
le forze israeliane hanno colpito ed ucciso un uomo di 22 anni armato
che, a quanto riferito, si avvicinava alla recinzione. Il 9 aprile,
l’aviazione israeliana ha lanciato un numero di missili contro siti di
addestramento militare a Gaza, senza provocare vittime. Secondo fonti
israeliane, il raid aereo è stato compiuto in risposta all’infiltrazione
in Israele di tre palestinesi [vedere il Rapporto precedente]
che avevano posizionato un ordigno esplosivo ed erano rientrati a Gaza
illesi. Altri cinque palestinesi sono stati arrestati nella parte
settentrionale di Gaza mentre cercavano di entrare in Israele attraverso
la recinzione perimetrale.
In Gaza, il 30 marzo, prima
dell’inizio delle manifestazioni, in prossimità della recinzione che
circonda la Striscia, un contadino palestinese 31enne che stava
lavorando sul proprio terreno, ad est di Khan Younis, è stato colpito ed
ucciso dalle forze israeliane. In almeno altre 34 occasioni, nelle
zone lungo la recinzione ed in mare, le forze israeliane hanno aperto il
fuoco di avvertimento verso contadini e pescatori, provocando il
ferimento di tre pescatori. In cinque occasioni, le forze israeliane [sono entrate] all’interno della Striscia e, in vicinanza della recinzione, hanno effettuato operazioni di spianatura e di scavo.
In Cisgiordania, durante proteste e scontri, 715 palestinesi, tra cui 165 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane.
Circa il 76% di queste lesioni si è verificato durante scontri seguiti
alle manifestazioni di solidarietà con la “Grande Marcia del Ritorno”
svolta nella Striscia di Gaza ed in commemorazione del “Giorno della
Terra”. Il maggior numero di feriti si è avuto durante gli scontri nella
città di Qalqiliya; a seguire, nei villaggi di Kafr Qalil e di Lubban
ash Sharqiya (entrambi a Nablus) e durante scontri avvenuti nei pressi
del checkpoint DCO (Ramallah) e di Huwwara (Nablus). A causa di scontri
connessi a sette operazioni di ricerca-arresto, sono stati segnalati
altri feriti (16%); la maggior parte di essi (90) sono stati registrati
durante un’operazione in Abu Dis (Gerusalemme). La maggior parte delle
lesioni (80%) sono state causate da inalazione di gas lacrimogeno
richiedente cure mediche, seguite da ferite da proiettili gommati (13%) e
da proiettili di armi da fuoco (3%). Le lesioni dovute ad inalazione di
gas lacrimogeno includono quelle occorse a 25 studenti: il 3 aprile,
nella zona H2 della città di Hebron, sono stati colpiti da bombolette
sparate da forze israeliane nei cortili di due complessi scolastici.
Due palestinesi sono morti per le ferite riportate in due separati episodi, a quanto riferito, di aggressioni con coltello.
L’8 aprile, un colono israeliano aveva sparato e ferito un palestinese
di 30 anni che, secondo quanto riferito, aveva tentato di accoltellarlo
all’ingresso dell’area industriale dell’insediamento colonico di Mishor
Adumim (Gerusalemme). L’uomo era stato trasferito in un ospedale
israeliano, dove è morto il giorno seguente. Il 2 aprile, un palestinese
46enne era stato colpito e ferito dalle forze israeliane al posto di
blocco di Jubara (Tulkarm), dopo che, stando a quanto riferito, aveva
tentato di pugnalare un soldato israeliano; è morto sei giorni dopo per
le ferite riportate. In nessuno di tali episodi è stato segnalato il
ferimento di israeliani. Sale a quattro, dall’inizio del 2018, il numero
di palestinesi uccisi da forze israeliane o da coloni israeliani nel
corso di attacchi e presunti attacchi.
In Area C e Gerusalemme Est, a causa
della mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno
demolito, sequestrato o sigillato 15 strutture, sfollando 11 palestinesi
e colpendone, in diverso modo, più di 80. Cinque delle strutture
prese di mira erano a Gerusalemme Est; una di queste è stata demolita
dagli stessi proprietari in seguito al ricevimento dell’ordine di
demolizione. Le altre dieci strutture si trovavano in Comunità dell’Area
C. Una delle comunità interessate è quella di Khirbet Zanuta, nel sud
di Hebron, dove sono state sequestrate due strutture adibite a scuola
elementare per 24 studenti. Una recente valutazione ha indicato che 44
scuole primarie (36 nella zona C e 8 a Gerusalemme Est), che attualmente
servono circa 5.000 bambini, sono a rischio di demolizione o sequestro
per mancanza di permessi di costruzione.
Il 10 aprile, in occasione della
stagione delle sardine, le autorità israeliane hanno annunciato
un’estensione temporanea, da 6 a 9 miglia nautiche, della zona di pesca
consentita lungo la costa meridionale di Gaza. Nel 2016 e nel 2017,
estensioni simili della zona di pesca hanno portato a un incremento
significativo del pescato totale. Tuttavia tale incremento rimane
limitato principalmente alle sardine di basso valore, e ne minimizza
l’importanza economica; pertanto, i pescatori continuano a incontrare
difficoltà ad avere un reddito sufficiente.
Sono stati segnalati almeno sei
attacchi da parte di coloni israeliani che hanno provocato ferimenti di
palestinesi o danni alle proprietà. Nel villaggio di At Tuwani, nel
sud di Hebron, un 20enne palestinese è stato ferito da un gruppo di
coloni israeliani che lo hanno aggredito fisicamente ed investito con
una moto. In tre distinti episodi, a Beit Hanina (Gerusalemme Est),
Far’ata (Qalqiliya) e Beita (Nablus), coloni israeliani hanno dato fuoco
a undici veicoli di proprietà palestinese ed hanno spruzzato sui muri
di due case palestinesi scritte razziste e di tipo: “questo è il prezzo
che dovete pagare”. Lungo strade vicino a Dura (Hebron) e all’ingresso
nord della città di Hebron, uno scuolabus e due veicoli palestinesi
hanno subito danni in due distinti episodi di lancio di pietre e
bottiglie incendiarie da parte di coloni israeliani. In altri due casi,
in seguito all’ingresso di coloni israeliani in vari siti religiosi
della Cisgiordania e conseguenti alterchi e scontri con i palestinesi,
19 palestinesi sono rimasti feriti durante scontri con le forze
israeliane.
Secondo rapporti di media israeliani, lungo strade vicine a Yabrud (Ramallah), Tuqu ‘(Betlemme) ed al Campo Profughi di Al ‘Arrub (Hebron), un colono israeliano è stato ferito e due veicoli sono stati danneggiati dal lancio di pietre da parte di palestinesi.
Durante il periodo di riferimento, il valico di Rafah è rimasto chiuso in entrambe le direzioni sul lato egiziano.
Secondo le autorità palestinesi di Gaza, oltre 23.000 persone, compresi
casi umanitari prioritari, sono registrate e in attesa di attraversare
Rafah.
nota 1:
I
Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua
inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati
statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei
civili nei territori palestinesi occupati.
sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: https://www.ochaopt.org/reports/protection-of-civilians
L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.
la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:
nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]
sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti
a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.
nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.

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