Gaza: il
17 febbraio, a sud-est di Rafah, due minori palestinesi di 15 e 17 anni
sono stati uccisi ed altri due sono rimasti feriti dalle forze
israeliane che hanno aperto il fuoco contro un gruppo di palestinesi che, a quanto riferito, si avvicinava al recinto per entrare in Israele.
Lo
stesso giorno, presso la recinzione, ad est di Khan Younis, quattro
soldati israeliani sono rimasti feriti per l’esplosione di un ordigno.
In conseguenza di questo episodio, le forze israeliane hanno lanciato
numerosi attacchi, a quanto riferito contro siti militari ed aree aperte
all’interno di Gaza. Tre case adiacenti a questi obiettivi hanno
subito danni. Gruppi palestinesi hanno lanciato diversi razzi verso il
sud di Israele, uno dei quali ha colpito e danneggiato una casa
israeliana.
Sempre a
Gaza, al largo di Beit Lahiya, il 25 febbraio, un pescatore palestinese
di 18 anni è stato ucciso e altri due sono stati feriti dalle forze
navali israeliane che hanno aperto il fuoco contro una barca da pesca.
Secondo un portavoce dell’esercito israeliano, il pescatore stava
navigando oltre la zona consentita e si è rifiutato di fermarsi,
nonostante diversi avvertimenti. In almeno altre 22 occasioni, le forze
navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso pescatori
che navigavano nell’Area di mare ad Accesso Riservato (ARA), provocando
il ferimento di un altro pescatore. Finora, nel 2018, in mare, ci sono
stati almeno 68 casi di apertura del fuoco [verso pescatori palestinesi] che hanno provocato l’uccisione di cui sopra e undici feriti.
Il 22
febbraio, nella città di Gerico, durante un’operazione di
ricerca-arresto, un palestinese è stato ucciso dai soldati israeliani.
Una sequenza videoregistrata mostra l’uomo che corre con un grosso
oggetto verso un gruppo di soldati che gli sparano da distanza
ravvicinata, quindi lo aggrediscono fisicamente e lo trascinano in un
veicolo militare. Le autorità israeliane hanno annunciato l’apertura di
un’indagine penale. Il corpo è stato trattenuto dalle autorità
israeliane. Ciò porta a cinque, dall’inizio del 2018, il numero di
palestinesi uccisi dalle forze israeliane in operazioni di
ricerca-arresto; le uccisioni nel 2017erano state nove. In aggiunta a
quanto sopra, in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est , le forze
israeliane hanno condotto 258 operazioni di ricerca-arresto; di queste
almeno 61 hanno innescato scontri nel corso dei quali 55 palestinesi
sono stati feriti.
Un
palestinese è morto per le ferite riportate durante una manifestazione
che ha avuto luogo nel precedente periodo di riferimento [30 gennaio -12 febbraio] mentre,
nel periodo relativo al presente bollettino, 384 palestinesi, tra cui
almeno 115 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane in
manifestazioni e scontri. Il giovane deceduto aveva18 anni ed era
stato ferito durante una manifestazione che si era tenuta il 16 febbraio
in Gaza, vicino alla recinzione perimetrale. Dei [384] feriti di questo periodo [13-26 febbraio],
74 si sono avuti in scontri vicino alla recinzione di Gaza ed i
rimanenti in Cisgiordania. La maggior parte di questi ultimi si sono
verificati durante le dimostrazioni settimanali a Kafr Qaddum
(Qalqiliya), An Nabi Saleh, Ni’lin, Bil’in e Al Mazra’a al Qibliya
(tutti a Ramallah), e in manifestazioni contro il riconoscimento, da
parte degli Stati Uniti, di Gerusalemme come capitale d’Israele. Di
queste, le più ampie si sono verificate ad Al Bireh (Ramallah) e al
checkpoint di Huwwara (Nablus). Altri feriti sono state segnalati
durante scontri all’ingresso di Beit ‘Ummar e del Campo profughi Al
‘Arrub (entrambi a Hebron); altri ancora per l’intervento delle forze
israeliane a seguito di scontri tra palestinesi e gruppi di coloni
israeliani (vedi sotto). Di tutte le lesioni, 59 sono state causate da
armi da fuoco, 102 da proiettili di gomma e 205 da inalazione di gas
lacrimogeno, richiedente un intervento medico, o perché colpiti
direttamente da bombolette lacrimogene.
Nella
Striscia di Gaza, due bambini palestinesi (di 6 e 11 anni) sono rimasti
feriti in seguito alla detonazione di un ordigno inesploso (UXO).
L’episodio è avvenuto a Jabalia (nel nord della Striscia), quando uno
dei bambini ha raccolto e cominciato a maneggiare l’ordigno trovato sul
terreno, innescando la sua esplosione.
In
Cisgiordania, le autorità israeliane hanno demolito o sequestrato 20
strutture di proprietà palestinese, sfollando 18 persone, tra cui 10
minori, e colpendo i mezzi di sostentamento di altre 70 persone circa.
Tutti i provvedimenti di cui sopra sono stati motivati con la mancanza
dei permessi di costruzione. 15 delle strutture prese di mira si
trovavano in Gerusalemme Est e cinque in Area C, nelle Comunità di Al
Baqa’a, Al Bowereh e Khirbet al Hasaka, a Hebron, e nella Comunità
beduina di Jabal al Baba nel governatorato di Gerusalemme. Tre delle
cinque strutture in Area C erano state fornite come assistenza
umanitaria in risposta a precedenti demolizioni.
In
attacchi e incursioni ad opera di coloni israeliani sono stati feriti
sedici palestinesi, e proprietà palestinesi sono andate perdute o sono
state danneggiate. Quattro degli episodi si sono verificati nei
villaggi di Einabus e Asira al Qibliya (Nablus) e, a quanto riferito,
sono opera di coloni provenienti dagli insediamenti di Yitzhar, Bracha e
dai loro circostanti avamposti: è stato aggredito fisicamente e ferito
un vecchio di 91 anni; sono state uccise 17 pecore e rubate altre 37;
una abitazione è stata vandalizzata. Nella stessa zona, cinque
palestinesi sono stati feriti dai soldati israeliani durante scontri
scoppiati dopo un’incursione di coloni all’interno di un villaggio.
Nella Zona H2 della città di Hebron, controllata da Israele, coloni
israeliani hanno lanciato pietre contro tre case palestinesi e, negli
scontri successivi, hanno ferito sei palestinesi, tra cui due minori.
Altri quattro palestinesi sono stati aggrediti fisicamente e feriti da
coloni in quattro distinti episodi verificatisi in altre località della
Cisgiordania. Sei veicoli di proprietà palestinese sono stati
danneggiati in cinque episodi di lancio di pietre. Dall’inizio del 2018,
la violenza dei coloni è in aumento, con una media settimanale di sei
attacchi, contro una media di tre nel 2017 e di due nel 2016.
Da media
israeliani sono stati segnalati almeno tredici episodi di lancio di
pietre da parte di palestinesi contro veicoli israeliani con conseguenti
danni a cinque veicoli. Gli episodi si sono verificati su strade
vicino a Umm Safa e Sinjil (Ramallah), vicino a Tuqu’, Beit’ Ummar e nei
pressi del Campo profughi di Al ‘Arrub (Hebron) e vicino ad Al Khadr
(Betlemme). Inoltre, nella zona di Shu’fat a Gerusalemme Est sono stati
segnalati danni alla metropolitana leggera.
Durante
il periodo di riferimento, il valico di Rafah, sotto controllo egiziano,
è stato aperto per due giorni in entrambe le direzioni e per un giorno
in una sola direzione, consentendo a 1.665 persone di attraversare
(1.317 in uscita, 348 in entrata). Secondo le autorità palestinesi
di Gaza, oltre 23.000 persone, compresi i casi umanitari, sono
registrate e in attesa di attraversare Rafah. Dall’inizio del 2018 il
valico è stato aperto per 6 giorni (nel 2017 lo era stato per 36
giorni); in alcuni di questi giorni, l’attraversamento è stato
consentito solo in una direzione.
Nella
Striscia di Gaza proseguono le interruzioni di energia elettrica fino a
20 ore al giorno, compromettendo gravemente l’erogazione dei servizi.
Rispetto al periodo precedente ciò rappresenta un leggero aumento dei
blackout elettrici, attribuibile alla interruzione della fornitura di
energia elettrica egiziana, determinata dal malfunzionamento tecnico
delle tre linee di alimentazione.
nota 1:
I
Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati ogni due settimane in lingua
inglese, araba ed ebraica; contengono informa-zioni, corredate di dati
statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei
civili nei territori palestinesi occupati.
L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano (vedi di seguito) l’edizione inglese dei Rapporti.
la versione in italiano è scaricabile dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:
nota 2: Nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Le scritte [in corsivo tra parentesi quadre]
sono talvolta aggiunte dai traduttori per meglio esplicitare situazioni e contesti che gli estensori dei Rapporti
a volte sottintendono, considerandoli già noti ai lettori abituali.
nota 3: In caso di discrepanze (tra il testo dei Report e la traduzione italiana), fa testo il Report originale in lingua inglese.
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