Sui
media israeliani sono comparse immagini di droni che lo scorso venerdì
hanno fatto cadere candelotti lacrimogeni su manifestanti palestinesi
nei pressi del confine a sud di Gaza. Il “Times of Israel” [giornale
israeliano on line che si pretende “apolitico”, ndt.] e “Haaretz” hanno
entrambi informato, con racconti leggermente diversi, del fatto che la
protesta è stata presa di mira.
Il
primo ha raccontato che un portavoce dell’esercito israeliano (IDF) ha
negato responsabilità per l’operazione con il drone, affermando che era
stata la polizia di frontiera israeliana. Invece Haaretz ha attribuito
l’uso del drone all’IDF, riportando fonti militari che hanno affermato:
“Questo metodo di controllo della folla è al momento sperimentale e non è
ancora stato reso operativo.”
Da
queste informazioni si possono ricavare due importanti conclusioni. C’è
una chiara ammissione che Israele sperimenta nuovi armamenti sulla
popolazione palestinese di Gaza. Inoltre, che Israele sta continuamente
cercando sistemi per evitare di essere considerato responsabile rendendo
normale la propria violenza contro civili palestinesi. Utilizzare droni
per lanciare gas lacrimogeno durante proteste legittime evita la
necessità della presenza di militari sul posto. Ciò consentirà ad
Israele di intensificare anche la propria narrazione sulla sicurezza,
giustificando l’uso dei droni – finora sperimentale – per evitare
vittime tra le truppe dell’IDF.
Essendo
questa ancora una nuova forma di oppressione in nome della sicurezza,
questo sviluppo consentirà inoltre a Israele di aggiungere un’ulteriore
forma di violenza su cui la comunità internazionale chiuderà un occhio.
L’assenza di uno scontro aperto ha molte conseguenze sui civili
palestinesi. Israele non si sta astenendo dal prendere di mira i
palestinesi, sta semplicemente affinando i propri metodi per farlo e lo
sta sommando al disequilibrio di un’entità coloniale con potere militare
preponderante che viola i diritti di una popolazione colonizzata che
non ha l’opportunità di avvalersi del proprio diritto
all’autodeterminazione.
Con
l’uso dei droni Israele sta occultando agli occhi del mondo la sua
violenza più visibile, come esemplificata dall’[intervento dell’]
esercito. I media più importanti saranno in grado di sfruttare la falsa
narrazione diffusa ovunque della resistenza palestinese come
“terrorismo”. L’ONU e altre istituzioni internazionali faranno
altrettanto, seppure all’inizio con una strategia più velata. Nel
momento in cui il colonizzatore elimina dall’equazione la parte più
violenta e visibile del colonialismo, la narrazione israeliana sul
“terrorismo” diventa più accettabile per la comunità internazionale. In
fin dei conti non sta stabilendo un precedente in termini di uso dei
droni, ma estendendo la giustificazione per un simile uso, attraverso la
sua stessa narrazione, proteggendo il proprio personale militare dal
giudizio riguardo a palestinesi uccisi o feriti.
Israele
può essere certo che il suo utilizzo dei droni per colpire i
manifestanti palestinesi non metterà in allarme la comunità
internazionale. In fin dei conti ha commesso azioni peggiori contro i
civili palestinesi di Gaza. Mentre la guerra con i droni diventa
un’opzione ideale, il mondo è diventato così insensibile alle vittime
palestinesi che non solo non ha compassione per i civili, ma è anche
incapace di sdegno nei confronti dei responsabili.
Per
i palestinesi non si tratta solo di massacri. La più recente
sperimentazione da parte di Israele non si limita alle ferite visibili,
sta anche cercando l’approvazione internazionale per i suoi metodi. Una
minore attenzione alla resistenza di Gaza è fondamentale per i progetti
israeliani di imporre l’oblio sull’enclave. Aggiungere un’ulteriore
forma di violenza alla lista delle misure già messe in atto non farà
arrabbiare la comunità internazionale, ma fornirà semplicemente più
materiale per statistiche e rapporti. Nel frattempo Gaza rimane
imprigionata nella sua implosione, la sua voce viene eliminata da fonti
ufficiali palestinesi o estere che diffondono la narrazione israeliana,
mentre sostengono di parlare a favore di una popolazione civile
imprigionata.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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