Obiettivo: salvare l'Unrwa. Da Roma una risposta a Trump per i rifugiati palestinesi
Obiettivo: salvare l'Unrwa. Da Roma una risposta a Trump per i rifugiati palestinesi
Obiettivo: salvare l'Unrwa. E con essa milioni di rifugiati palestinesi che sopravvivono grazie all'assistenza umanitaria dell'Agenzia Onu. È ciò a cui ambisce la Conferenza straordinaria dei Paesi donatori svoltasi a Roma, presso la sede della Fao.
Dopo il taglio di 300 milioni di dollari deciso dall'amministrazione di Donald Trump per quest'anno, l'agenzia è in gravi difficoltà finanziarie. La "peggiore" - ha ammonito l'Unrwa - degli ultimi 70 anni e che svuoterà le casse dell'agenzia nei mesi di maggio e giugno, tanto da non poter pagare i 30,000 dipendenti. L'Unrwa è il più antico e più grande programma di sviluppo umano e umanitario delle Nazioni Unite in Medio Oriente, che assiste oltre cinque milioni di rifugiati palestinesi. A lanciare l'allarme rosso è il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aprendo i lavori della Conferenza: mancano all'appello ''446 milioni di dollari per il 2018'' e i servizi primari quali scuola, salute e alimentazione, "potrebbero essere ridotti o addirittura eliminati definitivamente per circa 1,7 milioni di rifugiati palestinesi. Vi chiedo di aiutare l'agenzia a superare il deficit cui sta andando incontro nel 2018 con fondi aggiuntivi e certi''.
Il sostegno della comunità internazionale, ha poi aggiunto, non dovrà fermarsi all'emergenza, ma dovrà proseguire ''per gli anni a venire, per assicurare l'istruzione, le cure sanitarie e assistenza alimentare''. ''Chiedo a tutti i donatori oggi presenti, governi e organizzazioni, di fare un passo avanti e dare all'Unrwa quello che potete. Davvero quello che potete''. La dignità, ha concluso Guterres, non ha prezzo''.
Oltre 70 le delegazioni presenti alla conferenza fra cui spiccano i nomi del premier palestinese Rami Hamdallah - sfuggito due giorni fa ad un attentato a Gaza - e i ministri degli Esteri italiano, Angelino Alfano, il libanese Gebran Bassil, il francese Jean-Yves Le Drian, Lady Pesc Federica Mogherini. Presenti anche il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Abul-Gheit e l'Organizzazione per la Cooperazione islamica. Per i Paesi del Golfo partecipano i viceministri degli Esteri del Kuwait, dell'Arabia Saudita e del Qatar.
Senza nuovi fondi, avvertono fonti diplomatiche dell'Unrwa, ''entro giugno prossimo saremo costretti a chiudere 700 scuole e 140 cliniche che operano in condizioni difficilissime''. L'Italia non lascia ma raddoppia. E segue la strada opposta quella di Trump. "Per fronteggiare la crisi in Siria, negli ultimi anni l'Unrwa ha dovuto incrementare le proprie attività di assistenza e soccorso alle centinaia di migliaia di rifugiati palestinesi rimasti nel Paese, soccorrendo anche altre decine di migliaia di sfollati in Libano e Giordania. Desidero annunciare che nel 2018 l'Italia intende raddoppiare il supporto finanziario alle attività umanitarie gestite dall'Unrwa. Non faremo mancare il nostro appoggio a questa Agenzia", dice il titolare della Farnesina nel suo intervento.
Da Roma è stato compiuto un primo passo: l'Unrwa è riuscita a mobilitare oggi nuovi contributi per circa 100 milioni di dollari. Parla di risultati promettenti, il premier palestinese Rami Hamdallah, ma subito aggiunge: "Serve più impegno". E aggiunge: "Rifiutiamo le accuse false e provocatorie secondo cui il sostegno all'Unrwa ha causato una sorta di dipendenza e ha prolungato la questione dei rifugiati palestinesi. Questo sostegno, in linea con il diritto umanitario internazionale, ha contribuito ad alleviare la sofferenza dei rifugiati, ha impedito l'ulteriore peggioramento delle loro condizioni nelle comunità di accoglienza e un'ulteriore instabilità regionale ", ha rimarcato il premier palestinese, toccando anche una delicata questione politico-diplomatica: gli Stati Uniti, ribadisce Hamdallah, non possono "sponsorizzare da soli alcun processo di pace" dopo il loro riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele: un ruolo di mediazione che potrebbe essere svolto, secondo la dirigenza palestinese, dall'Europa. "A Roma – fa il punto finale Guterres - – è stato compiuto un primo, importante passo" ma c'è ancora un "lungo cammino" da fare per colmare il gap finanziario dell'Agenzia. Un cammino lungo e impervio, visti i propositi manifestati, e praticati dall'inquilino della Casa Bianca.
Umberto De Giovannangeli..
Ma il deficit ammonta a 446 milioni. L’agenzia Onu nella “peggiore crisi finanziaria della sua storia” rischia di chiudere numerosi servizi essenziali. I fondi drasticamente ridotti per la decisione degli Usa di trattenere i finanziamenti. Il rischio di “spingere le sofferenze in direzioni disastrose e imprevedibili”.
Roma (AsiaNews) – “Siamo qui per aiutare l’Unrwa a superare la peggiore crisi finanziaria della sua storia”. Con queste parole, il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha aperto la conferenza straordinaria ministeriale che si è tenuta oggi a Roma, negli uffici della Fao. “Senza una soluzione collettiva – ha aggiunto – l’Unrwa rimarrà senza soldi”.
L’Unrwa è l’agenzia delle Nazioni Unite che dal 1950 si occupa dei rifugiati palestinesi nei Territori occupati, Gaza, Siria, Libano e Giordania. L’organo Onu è al momento in difficoltà economiche, dovute anche alla decisione degli Stati Uniti di sospendere una parte degli aiuti forniti all’Unrwa, di cui sono i primi finanziatori.
L’evento è stato organizzato con la collaborazione di Egitto, Giordania e Svezia, e con la partecipazione della Lega Araba, dell’Organizzazione per la cooperazione islamica e dell’Unione Europea. In rappresentanza vi erano i ministri degli Esteri Ayman Safadi di Giordania, Margot Wallström di Svezia, e l’egiziano Sameh Shoukry, insieme alla rappresentante dell’Unione Europea Federica Mogherini e al commissario generale dell’Unrwa, Pierre Krähenbühl.
In apertura, Guterres ha affermato che l’agenzia ha un deficit di 446 milioni di dollari (circa 360 milioni di euro). “Servizi essenziali verranno ridotto o eliminati del tutto – ha avvisato – dalla scuola ai servizi sanitari, dalle medicine alla microfinanza fino alla sicurezza alimentare, per 1,7 milioni di profughi in povertà assoluta o colpiti da conflitto. Ciò avrebbe un duro contraccolpo – una sequela di problemi che potrebbero spingere le sofferenze in direzioni disastrose e imprevedibili”. Nella conferenza stampa conclusiva, gli organizzatori comunicato che quest’oggi i Paesi intervenuti hanno promesso un investimento di ulteriori 100 milioni di dollari sul budget. Un fondo definito da Krähenbühl come il “primo passo per colmare il deficit”.
A conclusione, il ministro degli Esteri giordano, Guterres e Krähenbühl hanno ringraziato il sostegno ricevuto e ribadito l’impegno a fornire i servizi necessari ai profughi palestinesi. All’apertura, il Segretario generale aveva ricordato in particolare i giovani di Gaza, che al momento vivono nel contesto di una grave crisi umanitaria: “Eppure, in quella situazione di incertezza, i giovani che ho incontrato erano composti mentre mi raccontavano la loro situazione. Hanno parlato con passione del loro impegno per la democrazia e la loro sete di diritti umani. Hanno condiviso con me il desiderio di fare una differenza nel mondo. In quel luogo, dove la speranza viene erosa ogni giorno, questi studenti si aggrappavano alle loro aspirazioni per il futuro”.
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