Hamzah Raza
Dal
4 al 6 marzo a Washington si è riunita la conferenza politica
dell’“American Israel Public Affairs Committee” [Comitato per gli Affari
Pubblici Americano-Israeliano] (AIPAC). Questa riunione per l’AIPAC, il
principale braccio della lobby americana filo-israeliana, è la più
partecipata dell’anno.
L’AIPAC
rappresenta una delle lobby più potenti degli Stati Uniti, con
un’influenza pari a quella dell’NRA [associazione USA dei produttori di
armi, ndt.]. L’ex presidente dell’AIPAC, Steven J. Rosen, una volta ha
detto ad un giornalista: “Vede questo tovagliolo? In ventiquattr’ore su
questo tovagliolo possiamo avere le firme di settanta senatori.”
Eppure
negli ultimi anni l’AIPAC ha perso appoggi nel partito Democratico. A
causa dell’influenza di gruppi di centro come JStreet [gruppo di ebrei
liberal moderatamente critici con il governo israeliano, ndt.], un
fiorente movimento per il disinvestimento [contro Israele] nei campus e
l’approvazione incondizionata di Donald Trump nei confronti del governo
israeliano, l’AIPAC continua a perdere influenza tra i democratici.
Un
sondaggio di PEW [centro di ricerche indipendente con sede a
Washington, ndt.] ha evidenziato che i democratici ‘liberal’
simpatizzano più per i palestinesi in una misura vicina a due
filopalestinesi per ogni filoisraeliano. Lo stesso sondaggio ha scoperto
che è probabile che nel loro complesso i democratici simpatizzino più
per i palestinesi che per gli israeliani.
Questo
sondaggio è molto diverso da quelli realizzati in passato sull’appoggio
dei democratici ad Israele. Nel 2009 il 42% dei democratici
simpatizzava più per Israele rispetto al 27% dei democratici di oggi.
Ciò ha portato Philip Weiss di Mondoweiss a definire Israele come una “
quotazione in ribasso” tra i democratici.
Tentando
di salvaguardare quella quotazione, l’AIPAC ha messo al centro della
sua conferenza di quest’anno l’obiettivo di tendere la mano ai
progressisti. Nello stesso discorso in cui ha chiesto un lungo applauso
per Donald Trump, il presidente dell’AIPAC Mort Fridman ha affermato che
“dobbiamo abbracciare e coinvolgere molti più ebrei americani…la causa
dei progressisti per Israele è impellente tanto quanto quella dei
conservatori.”
Jennifer
Granholm, ex governatrice democratica del Michigan, ha promesso
solennemente “di appoggiare l’AIPAC…(e) di garantire che Israele rimanga
una questione bipartisan,” ed ha anche affermato che “c’è una forte
posizione filo-israeliana all’interno del partito democratico.” Granholm
ha anche definito Israele come un “paradiso progressista” che è un
“modello da seguire per altre Nazioni, compresa l’America.”
L’Israele
da favola di Granholm è il contrario della situazione sul terreno. Il
fatto che i progressisti si stiano rendendo conto della realtà dello
Stato di Israele è proprio la ragione per cui i democratici stanno
continuando a simpatizzare sempre più per i palestinesi. Ho deciso di
compilare un breve elenco di nove ragioni per cui Israele non è un
“paradiso progressista”.
-
Il blocco di Gaza
La
situazione a Gaza rappresenta una crisi umanitaria. L’esercito
israeliano ha imposto un blocco terrestre, navale e aereo che ha
impedito l’ingresso a 1.6 milioni di palestinesi. A causa del blocco ci
sono state limitazioni e la proibizione della fornitura di beni
essenziali come pasta, biscotti, latte in polvere, ministre, shampoo,
libri di testo e carta da lettera.
A
causa del blocco, necessità basilari per la vita come cibo ed acqua
rimangono di difficile reperimento per i palestinesi. In seguito a ciò,
il 95% dei gazawi è obbligato a bere acqua inquinata e il 54% della
popolazione non sa dove riuscirà a procurarsi i pasti. Nel tentativo di
“prosciugare” i fondi per Hamas, il governo israeliano ha anche tagliato
l’elettricità per Gaza. Ciò significa che il gazawi medio dispone di
quattro ore di elettricità al giorno, con particolari rischi per persone
come i pazienti in dialisi.
Noam
Chomsky ha definito le condizioni di Gaza come quelle di “una prigione a
cielo aperto”. Descrivendo la logica che sta dietro al blocco, Dov
Weisglas, un ex-consigliere del primo ministro israeliano Benjamin
Netanyahu, ha detto: “L’idea è di mettere a dieta i palestinesi, ma non
di farli morire di fame.”
In
seguito al bombardamento di Gaza da parte del governo israeliano nel
2014, anche le infrastrutture di Gaza sono state completamente
distrutte. Con la frequenza con cui sta entrando attualmente il
materiale [per la ricostruzione], si stima che ci vorranno 100 anni per
ricostruire Gaza.
Il
13,2% dei bambini di Gaza soffre di ritardi dello sviluppo dovuti a
malnutrizione. Il costo psicologico per i bambini di Gaza è stato grave
tanto quanto quello fisico. Il 70% dei bambini di Gaza soffre di incubi e
il 75% di enuresi, a causa delle strazianti condizioni di vita che
devono sopportare.
Un
gruppo di 50 organizzazioni della solidarietà internazionale, comprese
l’Organizzazione Mondiale della Salute e Oxfam, hanno chiesto la fine
del blocco di Gaza affermando:
“Per
oltre cinque anni a Gaza più di 1.6 milioni di persone sono stati
sottoposti a un blocco che viola le leggi internazionali. Più di metà di
queste persone sono bambini. Le organizzazioni firmatarie dicono con
un’unica voce: “Ponete subito fine al blocco.”
Anche il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha affermato:
“Tutta
la popolazione civile di Gaza viene punita per azioni di cui non ha
nessuna responsabilità. Di conseguenza il blocco costituisce una
punizione collettiva imposta in evidente violazione degli obblighi di
Israele in base alle leggi umanitarie internazionali.”
2)Israele è uno Stato colonialista di insediamento
Israele
è uno Stato fondato da ebrei europei che hanno colonizzato la terra e,
nel 1948, hanno perpetrato un genocidio e un’espulsione di massa della
popolazione indigena palestinese che vi viveva. Il senatore [americano
ed ex candidato alle primarie presidenziali, ndt.] Bernie Sanders ha
paragonato questo atto di colonialismo di insediamento a quello degli
europei arrivati nelle Americhe.
Nel
2017 Sanders ha affermato che “come per il nostro Paese, la fondazione
di Israele ha comportato l’espulsione di centinaia di migliaia di
persone che già vi vivevano, il popolo palestinese. Oltre 700.000
persone sono state trasformate in rifugiati. Il riconoscimento di questo
doloroso fatto storico non delegittima Israele, non più di quanto il
riconoscimento del “Trail of Tears” [il “Sentiero delle Lacrime”, lungo
il quale 18.000 nativi americani furono costretti a marciare per 2.000
miglia, e un terzo di loro morì lungo il cammino, ndt.] delegittimi gli Stati Uniti d’America.
La
creazione dello Stato di Israele ha dato come risultato la creazione
della più grande popolazione di rifugiati al mondo. Mentre gli
israeliani fanno riferimento alla nascita di Israele come al “Giorno
dell’Indipendenza israeliana” (anche se non è chiaro da chi si sarebbero
resi indipendenti), i palestinesi definiscono questo giorno come la
“nakba”, ossia la catastrofe.
Si
stima che circa il 40% dei rifugiati al mondo siano palestinesi che
furono espulsi dalle loro case in conseguenza della creazione dello
Stato di Israele. Le Nazioni Unite ribadiscono regolarmente, in
particolare con dichiarazioni come la Risoluzione 192 delle Nazioni
Unite e la Dichiarazione Internazionale dei diritti dell’uomo, il
diritto dei palestinesi e dei loro discendenti a tornare nelle case da
cui furono espulsi. Eppure Israele continua a negarglielo.
3) Israele pratica l’apartheid
Nello
Stato di Israele l’identità etnica di una persona ne determina i
diritti. Sottomettere differenti gruppi di persone a differenti insiemi
di leggi costituisce letteralmente la definizione di apartheid.
Mentre
i palestinesi che vivono sotto il controllo israeliano in Cisgiordania
sono sottoposti alla legge militare, i coloni israeliani che vi abitano
sono cittadini di Israele a tutti gli effetti, sottoposti alla legge
civile. Possono votare alle elezioni, mentre i palestinesi che vi vivono
non sono neppure considerati cittadini. I cittadini non ebrei di
Israele sono sottoposti a leggi discriminatorie che li rendono cittadini
di serie B.
Sudafricani
che hanno vissuto sotto l’apartheid hanno descritto Israele come del
tutto simile alla situazione che hanno affrontato sotto l’apartheid.
L’African National Congress, il partito di Nelson Mandela, che ha
combattuto l’apartheid in Sud Africa, ha etichettato Israele come uno
Stato dell’apartheid. L’ex-presidente dell’ANC, Baleka Mbete, ha
definito Israele “molto peggio del Sudafrica dell’apartheid.”
Desmond
Tutu [arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace, ndt.] ha
affermato che “Israele è uno Stato dell’apartheid…Sono andato ed ho
visitato la Terra Santa e ho visto cose che sono un’immagine speculare
di ciò che ho vissuto sotto l’apartheid.”
Anche
il governo sudafricano dell’apartheid nel 1978 rese pubblico un
rapporto in cui affermava che “Israele e Sud Africa hanno una cosa in
comune su tutte: entrambi si trovano in un contesto prevalentemente
ostile popolato da persone di colore.”
Il
capo militare del Sudafrica dell’apartheid, Constand Viljeon, era un
ammiratore dei posti di blocco israeliani nella Palestina occupata. Dopo
averli visitati, sostenne:
“L’accuratezza
con cui Israele conduce questo controllo è sorprendente. Come minimo
porta via ad ogni arabo che li attraversa circa un’ora e mezza. Quando
il traffico è intenso, ci vogliono da quattro a cinque ore.”
4) Incarcerazioni di massa dei palestinesi
Il
40% della popolazione maschile palestinese è stata incarcerata dai
tribunali militari israeliani, che hanno una percentuale di condanne per
i palestinesi del 99,74%.
Uno
dei palestinesi incarcerati da questi tribunali è stato Issa Amro, un
uomo che molti definiscono come il “Gandhi palestinese”. Amro è
impegnato in azioni non violente contro la costruzione di colonie
israeliane nella Cisgiordania occupata, che sono illegali in base alle
leggi internazionali. Amro ha affrontato il carcere con 18 imputazioni,
da “insulti a un soldato” ad “aggressione”. Amnesty International ha
denunciato che “il diluvio di imputazioni contro Issa Amro non regge in
nessun modo,” definendo le accuse “infondate e motivate da ragioni
politiche”. Issa Amro è solo uno delle centinaia di migliaia di uomini
palestinesi che sono stati gettati nelle prigioni israeliane sulla base
di imputazioni infondate.
Allo
stesso modo le donne palestinesi non rappresentano un’eccezione a
questo sistema di incarcerazione. Il 18 dicembre 2017, l’esercito
israeliano ha fatto irruzione in piena notte nella casa della famiglia
Tamimi ed ha arrestato la sedicenne Ahed Tamimi. Hanno picchiato suo
padre, sua madre, i fratelli maggiori e minori ed hanno confiscato
tablet, telefoni e videocamere della famiglia. Tamimi è stata imputata
per aver “schiaffeggiato un soldato” e tuttora è in carcere.
Human
Rights Watch ha documentato gli abusi dell’esercito israeliano contro
minori palestinesi in un rapporto intitolato “Minori dietro le sbarre”:
“Secondo
la sezione di “Difesa Internazionale dei Minori/Palestina”, ogni anno
Israele arresta, imprigiona e processa nel sistema dei tribunali
militari circa da 500 a 700 minori palestinesi sospettati di reati
penali nella Cisgiordania occupata. Israele è l’unico Paese che processa
automaticamente minori nei tribunali militari. Nel 2015 “Human Rights
Watch” ha riscontrato che le forze di sicurezza israeliane hanno
utilizzato una forza eccessiva per arrestare o detenere bambini
palestinesi di 11 anni a Gerusalemme est e in Cisgiordania, ed ha preso
per il collo, picchiato, minacciato e interrogato minori detenuti senza
la presenza di genitori o avvocati.”
5) Islamofobia
Israele
è uno Stato che ha cercato il sostegno pubblico dipingendosi come una
sorta di conflitto di civiltà tra “l’Islam e l’Occidente”. È simile
all’islamofobia sostenuta dagli ideologi della Destra in tutto il mondo,
compreso Donald Trump, che notoriamente ha affermato che “l’Islam ci
odia” ed ha promosso un bando contro i musulmani.
Anche
l’AIPAC ha spinto quest’ondata di islamofobia. Lo scorso anno è
trapelato che l’AIPAC ha fatto una donazione al ““Center for Security
Policy” [Centro per le Politiche di Sicurezza] (CSP), un centro studi di
estrema destra guidato da Frank Gaffney, che è stato classificato come
un gruppo che provoca l’odio dal “Southern Poverty Law Center” [Centro
per la Legge sulla Povertà del Sud, associazione per la difesa dei
diritti civili con sede in Alabama, ndt.]. Anche l’”Unione dei
Conservatori Americani” e l’” Anti-Defamation League” [Lega contro la
Diffamazione, importante gruppo della lobby filoisraeliana negli USA,
ndt.] hanno denunciato il CSP come organizzazione che promuove l’odio
contro i musulmani attraverso ingannevoli teorie cospirative. Riguardo
ai musulmani, Frank Gaffney afferma che “fondamentalmente essi, come
termiti, scavano nella struttura della società civile e in altre
istituzioni con il proposito di creare le condizioni in base alle quali
la jihad possa avere successo.”
Gaffney
ha anche sostenuto che lo stratega repubblicano Grover Norquist,
l’attuale parlamentare e vice presidente del Comitato Nazionale
Democratico Keith Ellison e l’ex presidente degli Stati Uniti Barack
Obama sono agenti segreti della Fratellanza Musulmana. Ha anche accusato
Barack Obama di essere coinvolto nel “più grande inganno dai tempi di
Adolf Hitler.”
La
“Conservative Political Action Conference” [Conferenza dell’Azione
Politica Conservatrice] (CPAC) ha bandito Gaffney per le sue teorie
politiche cospirative islamofobe, mentre l’AIPAC gli ha fornito supporto
finanziario per far circolare queste teorie cospirative. Discorsi come
quelli di Gaffney, come paragonare i musulmani a termiti e insinuare che
la Fratellanza Musulmana sta tentando di controllare il governo degli
USA, sono simili a quelli anti-ebraici, utilizzati nel passato e in
epoca contemporanea, secondo cui “gli ebrei controllano il governo”.
6)Scuole Separate
Le
scuole israeliane sono segregate sia in base alla religione che alla
razza. Gli studenti ebrei frequentano scuole in base alla loro
denominazione religiosa mentre i palestinesi frequentano le loro scuole.
Meno dell’1% dei bambini frequentano la manciata di scuole integrate a
cui è consentito andare agli ebrei israeliani ed ai palestinesi con
cittadinanza di serie B. Le scuole palestinesi ricevono anche meno fondi
del governo per alunno di quelle ebraiche, con il risultato che meno
studenti che nelle scuole ebraiche frequentano le superiori.
La città di Tel Aviv ha anche costruito scuole separate per bambini di immigrati africani non ebrei richiedenti asilo. Il “Daily
Beast” [sito web statunitense, ndt.] lo ha dettagliato in un articolo
intitolato “La città più progressista di Israele ha introdotto la
segregazione razziale negli asili”, in cui si afferma:
“La
città costruisce le nuove scuole per bambini neri dopo che abitanti
ebreo-israeliani della zona del centro hanno minacciato di tenere a casa
i propri figli piuttosto che consentire loro di imparare a contare, a
disegnare e a giocare sull’altalena accanto ai loro coetanei eritrei e
sudanesi.”
7) Deportazioni di massa
Molti
rifugiati africani da Paesi come Eritrea e Sudan sono scappati in
Israele dopo aver affrontato guerre nei loro Paesi. Aspettandosi la
democrazia liberale di cui parlano i rappresentanti dell’AIPAC, i
rifugiati hanno invece incontrato la resistenza di massa degli
israeliani che li definiscono “infiltrati”. Israele ha chiesto ai
rifugiati africani di scegliere tra l’arresto in una prigione israeliana
e la deportazione in un Paese africano terzo.
Michael
Ben Ari, membro del parlamento israeliano, ha spiegato che questa
infiltrazione è semplicemente il risultato della loro esistenza come non
ebrei all’interno di uno Stato ebraico. Ben Ari ha affermato che “il
nostro Paese è diverso dagli altri. Il nostro è uno Stato ebraico…Uno
Stato ebraico e democratico…In qualche caso le due cose sono in
contraddizione tra loro. Se porti dentro un milione di africani, non
sarà più ebraico.”
In
precedenza l’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha
messo in guardia che se la popolazione non-ebraica in Israele
raggiungesse il livello del 30% ciò metterebbe a rischio “il carattere
ebraico” dello Stato di Israele.
Ha
persino annunciato un progetto di espulsione di 40.000 migranti
africani non ebrei, definendo i richiedenti asilo “infiltrati”, la cui
esistenza rappresenta una minaccia per il “carattere ebraico” di
Israele. I progetti di Netanyahu arrivano dopo anni di proteste contro i
neri in Israele, in cui politici israeliani di tutto lo spettro
politico hanno fatto dichiarazioni riferendosi agli immigrati africani
come un “cancro”, che “emettono un pessimo fetore” e “probabilmente
causano ogni sorta di malattie”.
8) Israele ammette di aver sterilizzato a forza donne ebree etiopi contro la loro volontà
Benché
la popolazione ebrea etiope viva sotto la legge civile, godendo quindi
dei benefici della cittadinanza, ancora soffre di molte discriminazioni
in Israele, pur essendo ebrea. Ci sono informazioni sulla brutalità
della polizia israeliana contro gli ebrei etiopi, oltre alle
discriminazioni sul lavoro e nell’impiego pubblico. Nel 2013 si è
scoperto che la Croce Rossa israeliana gettava via il sangue donato
dagli ebrei etiopi. Quando Pnina Tamano-Shata ha offerto di donare il
proprio sangue nell’ambito di una campagna della Croce Rossa israeliana,
questa ha rifiutato la donazione del suo sangue sulla base del fatto
che è etiope. Quello stesso anno il governo israeliano ha ammesso di
aver iniettato in donne ebree etiopi un farmaco per il controllo delle
nascite chiamato Depo-Provera.
Gal
Gabbay, una giornalista israeliana, ha informato che molte donne sono
state sottoposte a iniezioni per il controllo delle nascite quando
stavano immigrando in Israele dall’Etiopia. Gabbay riporta:
“In
base al programma, mentre le donne erano ancora nei campi di transito
in Etiopia a volte sono state intimidite o minacciate perché
accettassero l’iniezione. ‘Ci dicevano che si trattava di vaccinazioni,’
ha detto una delle donne intervistate. ‘Ci hanno detto che la gente che
partorisce di frequente soffre. Lo abbiamo preso ogni tre mesi. Abbiamo
detto che non lo volevamo.’”
La
sterilizzazione forzata corrisponde alla definizione delle Nazioni
Unite di genocidio da “imposizione di misure intese a impedire la
riproduzione all’interno di un gruppo”. In seguito a queste
sterilizzazioni forzate, il tasso di nascite degli ebrei etiopi è caduto
del 50% tra il 2003 ed il 2013.
9) Israele ha fornito armi a governi genocidi in tutto il mondo
Israele
è stato un esportatore di armi a molti regimi repressivi in tutto il
mondo. Oltre ad aver venduto ordigni nucleari al Sud Africa
dell’apartheid, Israele è stato il suo maggiore fornitore di armi.
Israele ha fornito armi anche al governo birmano quando era impegnato
nel genocidio della popolazione rohingya. Israele ha anche fornito al
governo ruandese armamenti mentre era impegnato nel genocidio dei tutsi,
che è considerato il più rapido genocidio
occorso nella storia umana. Israele ha anche fornito armi al governo
serbo mentre era impegnato nella pulizia etnica dei bosniaci.
Lungi
dall’essere un “paradiso progressista”, Israele è in realtà uno Stato
etno-religioso che viola i diritti umani dei palestinesi, di altre
minoranze etniche e religiose all’interno dei suoi confini, aiutando al
contempo anche l’islamofobia e il genocidio su scala globale. È per
questa ragione che una parte significativa e sempre maggiore del partito
Democratico sta alzando la voce per la giustizia in Palestina. Finché
Israele continuerà ad opprimere, l’appoggio ad Israele continuerà ad
essere una “quotazione in ribasso” all’interno del partito Democratico.
Nessun ex governatore democratico può cambiare ciò con affermazioni
false.
Su Hamzah Raza
Hamzah
Raza è un professore incaricato alla Vanderbilt University. Il suo
articolo è stato pubblicato su Huffington Post, Alternet, Raw Story,
LeMuslim Post e Tennessean.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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