John Whitehead :Dite di no alla scuole a tolleranza zero e con i poliziotti armati

18 marzo 2018
Ogni giorno, nelle comunità in tutti gli Stati Uniti, i bambini e gli adolescenti trascorrono la maggior parte delle loro ore di lavoro in scuole che stanno sempre più assomigliando a luoghi di detenzione più che a luoghi di apprendimento. Dai metal detector, ai test antidroga, dall’incremento dei controlli alla sorveglianza elettronica che tutto vede, le scuole pubbliche del ventunesimo secolo riflettono una società che è ossessionata con il crimine, la sicurezza e la violenza.
– Annette Fuentes, giornalista investigativa.
Proprio quello di cui non abbiamo bisogno: sempre più poliziotti armati di pistole nelle scuole gestite dal governo che somigliano spiacevolmente alle prigioni.  
Microcosmi dello stato di polizia, le scuole pubbliche americane contengono già quasi ogni aspetto del panorama militarizzato, intollerante, insensato, ultra criminalizzato, legalista, zeppo di sorveglianza, totalitario che tormenta chi di noi sta all’esterno.
Ora l’amministrazione Trump vuole raddoppiare i suoi sforzi per queste idee totalitarie ripetute.
Il Dipartimento di Giustizia, guidato dal Procuratore Generale Jeff Session, ha annunciato che fornirà finanziamenti per le scuole che vogliono assumere altri impiegati per le risorse umane. La Casa Bianca ha anche accennato che potrebbe revocare le politiche del “Ripensare la disciplina scolastica”, annunciando un ritorno alle politiche di tolleranza zero che trattano i ragazzi come dei sospetti e criminali, specialmente nell’ambito delle scuole pubbliche.
In quanto al presidente Trump, lui vuole “rendere più rigide” le scuole.
Che cosa comporta, esattamente, rendere più rigide le scuole?
Politiche più martellanti a tolleranza zero, un maggior numero di poliziotti di servizio nelle scuole, e tutti i “simboli” di un complesso carcerario (recinzioni invalicabili, zone di intrappolamento, niente finestre o alberi, ecc.).
Proprio quando si pensava che questa amministrazione non poteva diventare più sorda riguardo alle libertà civili, dimostra ancora una volta che non hanno assolutamente alcun riguardo per la Costituzione (specialmente per il Quarto Emendamento), nessun concetto di governo limitato e nessuna preoccupazione per la crescente necessità di proteggere “we the people” da uno stato di polizia esagerato e autoritario.
Oggi le scuole in America sono già così autoritarie come poche.
Dal momento in cui un bambino entra in una delle 98.000 scuole pubbliche e fino al momento in cui lui o lei si diplomano, saranno sottoposti a una dieta continua di:
+ politiche draconiane con tolleranza zero che criminalizzano il comportamento infantile,
+ statuti  anti-bullismo  che vanno troppo oltre i quali  criminalizzano la libertà di espressione,
+ impiegati nella scuola per le risorse umane (polizia) che hanno il compito di punire e/o di arrestare i cosiddetti studenti “turbolenti”,
+ test standardizzati che evidenziano le risposte mnemoniche rispetto al ragionamento,
+ mentalità politicamente corrette che insegnano ai giovani di censurare se stessi e coloro che li circondano,
+ estesi sistemi biometrici e di sorveglianza che, uniti al resto, acclimatano i giovani a un mondo in cui non hanno libertà di pensiero, di parola o di movimento.
I giovani in America sono ora i primi della fila ad essere perquisiti, sorvegliati, spiati, minacciati, legati, bloccati, trattati come criminali per un comportamento non criminale, colpiti con pistole elettriche e in alcuni casi uccisi con un’arma da fuoco.
Legati nella campagna governativa spinta dal governo, per mantenere la nazione “sicura” dalle droghe, dalle armi e dal terrorismo, molte scuole si sono trasformate in quasi prigioni, complete di telecamere di sorveglianza, di metal detector, di pattuglie della polizia, di politiche con tolleranza zero, di cani che fiutano la droga, di persone che fanno perquisizioni, e di esercitazioni per tiratori.
Di solito se si ribatteva a un insegnante o si faceva uno scherzo a un compagno, ci si poteva trovare in punizione o a fare compito scritto extra, dopo la scuola.
Non è più così.
Oggi, gli studenti sono non soltanto puniti per trasgressioni minori come giocare a guardie e ladri sul campo giochi della scuola, portare i Lego a scuola, o litigare per il cibo, ma le punizioni sono diventate di gran lunga più severe e vanno dalla punizione e da una visita nell’ufficio del preside, fino a una multa per una disubbidienza, al tribunale dei minori, alle manette, alle pistole elettriche e anche a un periodo di carcerazione.
Gli studenti sono stati sospesi in base a politiche scolastiche di tolleranza zero per avere portato a scuola cose “molto simili a sostanze”, come origano, mentine per l’alito, pillole anticoncezionali e zucchero in polvere.
Cose simili ad armi (pistole-giocattolo – anche quelle della dimensione di un LEGO, figure disegnate a mano di armi, matite fatte roteare in maniera “minacciosa”, archi e frecce immaginari, perfino le dita in posizione di pistola) possono procurare guai a uno studente.
Perfino le buone azioni non restano impunite.
A un tredicenne è stata data una punizione per avere esposto la scuola alla “responsabilità” dato che aveva condiviso il suo pranzo con un amico affamato. Una ragazza del terzo anno di scuola superiore è stata sospesa per essersi rasata i capelli per supporto a un’amica che aveva perduto i capelli a causa della chemioterapia. E poi c’è stato lo studente dell’ultimo anno delle scuole superiori che è stato sospeso per avere detto “salute” dopo che un suo compagno aveva starnutito.
Questi incidenti vergognosi sono esattamente quelli che si vedranno di più se l’amministrazione Trump insiste a fare di testa sua.
Accrescere il numero dei poliziotti nelle scuole serve soltanto ad accrescere il problema.
In effetti, la crescente presenza della polizia nelle scuole della nazione ha come conseguenza un maggior ‘coinvolgimento della polizia in questioni abituali di disciplina dei quali i presidi e i genitori erano soliti occuparsi senza la partecipazione dei funzionari che applicano la legge.”
Finanziati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, questi responsabili delle risorse scolastiche (gli SRO) sono di fatto diventati custodi nelle scuole elementari, medie e superiori, che distribuiscono il loro proprio marchio di giustizia ai cosiddetti “criminali” in mezzo a loro, con l’aiuto di pistole elettriche, spray al peperoncino e forza bruta.
Le storie orribili sono infinite.
Un Responsabile delle Risorse scolastiche è stato accusato di avere dato un pugno in faccia a uno studente di 13 anni perché non aveva rispettato la fila alla mensa.
Quello stesso poliziotto, una  settimana dopo ha preso per il collo un altro studente, presumibilmente lasciandolo privo di sensi  causandogli una lesione cerebrale.
In Pennsylvania uno studente è stato colpito con una pistola elettrica dopo avere ignorato l’ordine di mettere via il suo telefono cellulare.
Quando il tredicenne Keven Jean Baptiste non ha seguito l’ordine dell’autista dello scuola-bus di tenere chiusi i finestrini (Kevens, che soffre di asma ha aperto il finestrino dopo che un suo compagno aveva spruzzato del profumo, facendolo tossire e ansimare), è stato ammanettato dalla polizia, fatto scendere dal bus, e, mentre era ancora ammanettato, un ufficiale o ha trascinato per le gambe  facendolo crollare a terra.
Il giovane Alex Stone non ha neanche superato la prima settimana di scuola prima di diventare una vittima della polizia di stato. Richiesto dal suo insegnante di fare un compito di scrittura creativa che implica una serie di situazioni immaginarie su Facebook, Stone ha scritto: “Ho ucciso il dinosauro domestico del mio vicino. Ho comprato la pistola per risolvere la faccenda.” Malgrado il fatto che i dinosauri sono estinti, la situazione è inventata e lo studente della Carolina del Sud stava semplicemente seguendo degli ordini, il suo insegnante lo ha denunciato agli amministratori della scuola che a loro volta hanno chiamato la polizia.
Quello che ne è seguito fa attualmente  parte del gioco nelle scuole: gli studenti sono stati “bloccati” nelle loro classi mentre la polizia armata perquisiva l’armadietto e la cartella dei libri del sedicenne, lo ammanettava, lo accusava di condotta turbolenta che disturbala scuola, lo arrestava, lo sottoponeva a fermo, e poi lo sospendeva dalla scuola.
Neanche ai ragazzi più piccoli, che fanno le scuole elementari vengono risparmiate queste tattiche “che temprano”.
In qualsiasi giorno, quando la scuola è aperta i ragazzini che   in classe vengono immobilizzati sul pavimento a faccia in giù, chiusi a chiave in armadi bui, legati con delle cinghie, con corde elastiche e nastro adesivo, ammanettati, storditi con la pistola elettrica o comunque bloccati, immobilizzati o messi in isolamento allo scopo di tenerli sotto “controllo.”
In quasi ogni caso, questi metodi innegabilmente duri, vengono usati per punire i ragazzini – alcuni hanno soltanto 4 o 5 anni – per avere semplicemente mancato di seguire gli ordini o per aver fatto capricci. Molto raramente i ragazzini costituiscono un qualsiasi pericolo credibile per se stessi o per altri. Incredibilmente, queste tattiche sono tutte legali, almeno quando vengono usate dai funzionari scolastici o dai Responsabili delle Risorse scolastiche nella scuole pubbliche della nazione.
Questo è ciò che accade quando di introducono nelle scuole la polizia e le sue tattiche.
Paradossalmente, quando si aggiungono l’isolamento e le esercitazioni con armi da fuoco,  funzionari scolastici sono riusciti a creare un ambiente in cui i bambini sono così traumatizzati, che soffrono di Disturbo post-traumatico da stress (DPTS), di incubi, di ansia, di sfiducia negli adulti e nella autorità e anche di sentimenti di rabbia, depressione, umiliazione, disperazione e illusione.
Per esempio, una scuola media nello Stato di Washington è stata chiusa per 4 ore dopo che è stata scoperta una pallottola in un’aula. Una scuola elementare nella Carolina del Sud è stata chiusa ed è stata chiamata la polizia dopo che un alunno di quinta ha riferito di avere visto nella scuola  una persona non conosciuta (è venuto fuori che era un genitore).
I poliziotti di una scuola media della Florida hanno compiuto una sparatoria nel tentativo di educare gli studenti su come reagire nel caso di una vera sparatoria. Due poliziotti armati, con le armi cariche e in pugno, hanno fatto irruzione nelle classi, terrorizzando gli studenti e mettendo la scuola in stato di isolamento.
Se queste esercitazioni sono intese a instillare paura e condiscendenza nei giovani, stanno funzionando.
Come fa notare la giornalista Dahlia Litwick: “Non mi ricordo nessun serio dialogo pubblico nazionale sui protocolli dei blocchi o sul modo in cui sono diventati la norma. Sembra semplicemente essere cominciato, modellandosi sui blocchi che si verificano durante le rivolte nelle carceri, e che poi si siano diffusi fino a quando i blocchi delle scuole e le esercitazioni per la sicurezza sono comuni per i nostri figli come le esercitazioni per gli incendi e così normali come erano negli anni ’50 le esercitazioni per accucciarsi e cercare un riparo.”
Il tributo che richiedono agli adulti questi incidenti può alterare la loro vita, ma quando viene perpetrata tale brutalità dalla polizia sui giovani, il risultato finale non null’altro che il completo indottrinamento a diventare cittadini accondiscendenti di uno stato totalitario.
Le scuole che funzionano come prigioni.
I funzionari scolastici che operano come custodi.
Gli studenti trattati come detenuti e puniti come criminali incalliti.
Questo è il prodotto finale di tutte quelle cosiddette politiche di “sicurezza” delle scuole che esplora la gamma delle politiche da quelle a tolleranza zero che puniscono severamente tutte le infrazioni alle videocamere di sorveglianza, ai metal detector, alle perquisizioni arbitrarie, ai cani che fiutano la droga, ai blocchi delle scuole, alle esercitazioni a fuoco e ai poliziotti militarizzati.
Non c’è modo di evitare che  l’apprendimento pratico nelle scuole circa il ruolo della polizia nella nostra vita che va dalle esercitazioni in caso si sparatoria e ad ampia chiusura delle scuole, a incidenti in cui i bambini con un comportamento tipicamente infantile vengono sospesi (per avere scagliato una “freccia” immaginaria a un compagno di classe), ammanettati (per avere avuto un comportamento di disturbo a scuola), arrestati (per essersi lanciati gavettoni come parte di uno scherzo) e perfino colpiti da pistole elettriche (per non avere obbedito alle istruzioni degli insegnanti).
Invece di far crescere una generazione di combattenti per la libertà, cosa che si spererebbe fosse l’obiettivo delle scuole, i funzionari governativi sembrano determinati a produrre in serie cittadini di recente coniati dello stato di polizia americano a cui viene insegnato in maniera dura che cosa significa aderir, temere e marciare rispettando i dettami del governo.
Quale è, quindi, la risposta, non soltanto per il qui e ora ai ragazzi che crescono in scuole simili alla prigioni, ma per il futuro di questo paese?
Come si convince un ragazzo che è stato abitualmente ammanettato, incatenato, legato, rinchiuso e immobilizzato dai funzionari del governo –e tutto prima che raggiunga l’età adulta – che non ha affatto dei diritti, non parliamo poi dei diritti di sfidare i reati, di opporsi all’oppressione e di difendersi dalla ingiustizia?
Soprattutto, come persuadete un americano che il governo opera per lui quando per la maggior parte della sua giovane vita, è stato imprigionato in un’istituzione che insegna ai giovani a essere cittadini obbedienti e accondiscendenti che non rispondono in maniera aggressiva, che non contestano e che non sfidano l’autorità?
Peter Gray, un professore di psicologia al Boston College, un’università privata, a Newton, nel Massachusetts) crede che la scuola sia una prigione che sta danneggiando i nostri ragazzi: è difficile non essere d’accordo, specialmente dato il numero crescente di poliziotti assegnati alle scuole.
Gli studenti, a loro volta, non stanno soltanto trovandosi soggetti alle tattiche poliziesche come le manette, le catene per le gambe, pistole elettriche e forza eccessiva per “interpretare” ma sono anche multati e mandati in tribunale per un comportamento percepito come ribelle, perturbatore o disordinato, come spruzzare il profumo e scrivere sui banchi.
Chiaramente, quando la patologia che caratterizza lo stato di polizia americano, si è trasmessa alle scuole.
Ora, oltre al fatto che il governo e i suoi agenti considerano i cittadini come persone sospette e che vanno indagati, , pizzicati, colpiti con la pistola elettrica, perquisiti, catturati, spogliati e in generale maltrattati, il tutto con la benedizione generale dei tribunali, anche i nostri figli nelle scuole pubbliche sono preda dei responsabili delle risorse scolastiche che colpiscono gli adolescenti con le pistole elettriche e ammettano bambini che vanno all’asilo, per i funzionari scolastici che hanno criminalizzato il comportamento infantile, per i blocchi delle scuole e le esercitazioni terrorizzanti che insegnano ai vostri figli ad avere paura e ad assecondare, e per la mentalità da stato di polizia che ha trasformato le scuole in quasi-prigioni.
Non fatemi neanche iniziare a parlare della “linea diretta scuola-prigione,” il fenomeno per cui i bambini che vengono sospesi o espulsi dalla scuola hanno una maggiore probabilità di finire in carcere. Uno studio ha trovato che “essere sospesi o espulsi faceva sì che  lo studente avesse  tre volte di più la probabilità di entrare in contatto con il sistema della giustizia minorile entro l’anno successivo.”
Quando un giovane americano medio finirà la sua istruzione nella scuola pubblica, quasi uno su tre di loro sarà stato arrestato. Quasi il 40% di quei giovani che sono stati arrestati sconteranno la pena in una prigione privata, dove si dà importanza a ottenere profitti soprattutto per le grandi mega corporazioni.
In effetti questo sistema di carcerazione spinto dal profitto, ha dato anche luogo a una crescita delle prigioni per i giovani e agli incentivi finanziari per mettere in carcere i giovani. In questo modo essi sono diventi facili obiettivi per l’industria delle prigioni private che traggono vantaggio dalla criminalizzazione del comportamento infantile e dal mettere in prigione i giovani.
Nessuna di queste tattiche sta rendendo più sicure le nostre comunità o le nostre scuole.
Senza dubbio, è necessario un cambiamento che però significherà affrontare i sindacati degli insegnanti, le associazioni degli educatori e i sindacati di polizia, per non parlare dei politici che dipendono dai loro voti e tutte le grosse aziende che profittano potentemente di un complesso industriale scolastico.
Come abbiamo visto riguardo ad altri problemi, qualsiasi riforma significativa dovrà iniziare localmente e avere ricadute favorevoli.
Tanto per cominciare, i genitori devono far sentire la loro voce, essere visibili e organizzati e chiedere che i funzionari scolastici 1) adottino una politica  di sostegno positivo quando si ci occupa di problemi di comportamento; 2) minimizzare la presenza di poliziotti nelle scuole e smetterla di coinvolgerli nella disciplina degli studenti e 3) insistere che tutti i problemi comportamentali vengano trattati prima di tutto con i genitori dei ragazzi prima che venga tentata qualsiasi altra tattica disciplinare.
Come chiarisco nel mio libro:  Battlefield America: The War on the American People, se volete una nazione di criminali, trattate i cittadini come criminali.
Se volete che i giovani crescano considerandosi dei prigionieri, gestite le scuole come prigioni.
Se, invece, volete allevare una generazione di combattenti per la libertà che opereranno realmente con giustizia, onestà, responsabilità e uguaglianza  l’uno con l’altro e nei riguardi del governo, allora gestite le scuole come consessi di libertà.
Togliete i metal detector, e le videocamere di sorveglianza, dando incarichi ai poliziotti da qualche altra parte, e cominciate a trattare i giovani della nostra nazione come cittadini di una repubblica e non come detenuti in uno stato di polizia.
John W. Whitehead è  presidente del Rutherford Institute e  autore di  Battlefield America: The War on the American People.
Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/say-no-to-schools-with-zero-tolerance-and-gun-toting-cops
Originale: Counterpunch
Traduzione di Maria Chiara Starace
Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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