In
Gran Bretagna gruppi filoisraeliani stanno incontrando resistenze ai
loro tentativi di utilizzare una controversa definizione di
antisemitismo per zittire l’attivismo in solidarietà con la Palestina.
Università e autorità locali hanno dato ascolto alle preoccupazioni
riguardanti la libertà di parola, un incoraggiamento per gli attivisti
per i diritti della Palestina che attualmente stanno tenendo, o si
stanno preparando a tenere, iniziative per la “Israeli Apartheid Week
[Settimana dell’apartheid israeliana, ndt.] (IAW) nelle università di
tutto il Paese.
Nel
dicembre 2016 il governo britannico ha annunciato di aver “adottato” la
definizione di antisemitismo accolta all’inizio di quell’anno
dall’“International Holocaust Remembrance Alliance [Alleanza
Internazionale per il Ricordo dell’Olocausto, ndt.] (IHRA). Descritta
come “straordinariamente imprecisa” da David Feldman, direttore del
“Pears Institute for the Study of Anti-Semitism” [Istituto Pears per lo
Studio dell’Antisemitismo, ndt.], la definizione è promossa dall’IHRA ed
è accompagnata da un elenco di 11 esempi su come oggi si possa
manifestare l’antisemitismo, che comprendono critiche a Israele.
Fin
da quando il governo di Theresa May ha dato il suo (non legale, non
vincolante) appoggio, in Gran Bretagna un certo numero di gruppi ha
dedicato tempo e risorse considerevoli per cercare di ottenere appoggio
alla definizione da parte di consigli comunali e istituzioni
dell’educazione superiore, tra gli altri. Tuttavia quasi subito c’è
stato un rifiuto da parte di chi ha visto nella definizione e nel modo
in cui è stata utilizzata, consistenti pericoli per la libertà di parola
e per l’attivismo politico legittimo.
Nel
marzo 2017 la direttrice della “London’s School of Oriental and African
Studies” [Scuola di Studi Orientali ed Africani di Londra, ndt.]
(SOAS), Valerie Amos, ha detto alla BBC che la sua università non
intende adottare questa definizione. “Ho consultato su questo il nostro
‘Centro di Studi Ebraici’,” ha spiegato, “che ha fondamentalmente detto
che questa definizione è discutibile.”
Quello
stesso mese l’avvocato dei diritti umani Hugh Tomlinson, patrocinante
della Corona [corrispettivo inglese dell’avvocato di cassazione in
Italia, ndt.], ha pubblicato un parere legale che evidenzia “gravi
errori” nella definizione e nelle linee guida allegate.
Nel
maggio 2017 il sindacato dell’università e dei college – che
rappresenta 110.000 professori e altri membri del personale – ha
approvato a stragrande maggioranza una mozione che respinge l’uso della
definizione dell’IHRA e che evidenzia “tentativi ispirati dal governo di
mettere al bando iniziative di solidarietà con la Palestina “ come
l’”Israel Apartheid Week”.
Ora
anche la “London School of Economics” [Scuola di Economia di Londra,
ndt., una delle più prestigiose istituzioni accademiche inglesi, ndt.]
(LSE) si è unita a quanti, pur accettando la definizione di
antisemitismo di 38 parole formulata dall’IHRA, hanno esplicitamente
respinto l’elenco di esempi suggeriti, che include critiche a Israele.
“La Scuola intende chiarire che criticare il governo di Israele, senza
ulteriori prove che suggeriscano intenzioni antisemite, non è
antisemitismo,” ha scritto un dirigente della LSE in una lettera lo
scorso mese. “La Scuola non accetta neppure che tutti gli esempi che
l’IHRA elenca come esemplificazioni di antisemitismo ricadano nella
definizione di antisemitismo, a meno che non ci siano ulteriori prove
per suggerire intenzioni antisemite.” L’autenticità della lettera,
pubblicata su un sito filoisraeliano, mi è stata confermata da un
dirigente della LSE.
Frattanto
“Università del Regno Unito”, l’influente organizzazione
rappresentativa delle università, ha resistito ai tentativi da parte di
gruppi filoisraeliani perché manifestasse il proprio appoggio alla
definizione dell’IHRA. Secondo un portavoce, che ha parlato con me
all’inizio del mese, “Università del Regno Unito” non ha una posizione
in merito.
In
una richiesta a una commissione parlamentare d’inchiesta in corso sulla
libertà di parola nelle università, il “Comitato dei Deputati degli
Ebrei Britannici” ha detto ai parlamentari che le università dovrebbero
“adottare la definizione dell’IHRA per consentire loro di esprimere
giudizi meditati su cosa sia o non sia considerato antisemitismo.” Il
Comitato ha riconosciuto: “Tuttavia c’è una preoccupante resistenza da
parte delle università ad adottarla e la libertà di parola viene addotta
come la principale ragione della loro riluttanza.”
Questa
riluttanza è ben fondata. Lo scorso anno, un evento dell’IAW
all’università del Lancashire Centrale è stato annullato dai dirigenti
dell’università sulla base del fatto che avrebbe trasgredito la
definizione dell’IHRA (e in seguito a pressioni da parte di gruppi
filoisraeliani). Questa settimana la “Campagna contro l’Antisemitismo”
ha affermato di augurarsi che ci siano “successi simili” nell’ottenere
che iniziative dell’IAW organizzate dagli studenti quest’anno vengano
annullate. Anche l’”Alleanza Israele-Gran Bretagna – un progetto della
Federazione Sionista – sta fondando sulla definizione dell’IHRA i propri
“sforzi per bloccare…eventi (dell’IAW)”.
Frattanto l’onorevole conservatore Matthew Offord
martedì ha detto in parlamento che “le parole “settimana dell’apartheid
israeliano” sono palesemente antisemite,” in base alla definizione
dell’IHRA. Quindi, ha sostenuto, i ministri dovrebbero prendere in
considerazione il fatto di “portare avanti le leggi necessarie per
impedire (iniziative dell’IAW).”
Anche
a Bruxelles gli effetti agghiaccianti della definizione dell’IHRA, così
come viene utilizzata dai gruppi filoisraeliani, sono già stati
dimostrati nei tentativi per far annullare un evento del parlamento
europeo che ospita il difensore palestinese dei diritti umani Omar
Barghouti. In una lettera al presidente del parlamento europeo Antonio
Tajani i gruppi filoisraeliani sostengono che Barghouti e il movimento
per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS), di cui è
co-fondatore, sono colpevoli rispettivamente di affermazioni e di
obiettivi “antisemiti” “in base alla (definizione dell’IHRA).”
Tuttavia,
mentre i sostenitori di Israele vedono chiaramente la definizione
dell’IHRA come un mezzo per l’eliminazione dell’attivismo in solidarietà
con la Palestina e delle voci palestinesi, c’è una discussione
interessante, ed una mancanza di chiarezza, riguardo a in cosa consista
esattamente la definizione. La “definizione di antisemitismo non
vincolante dal punto di vista legale” dell’IHRA è pubblicata in rete
all’interno di un riquadro nero chiaramente evidenziato. È un testo di
38 parole, che dice quanto segue: “L’antisemitismo è una certa
percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio nei confronti
degli ebrei: manifestazioni verbali e fisiche di antisemitismo sono
dirette verso individui ebrei e non ebrei e/o loro proprietà, verso
istituzioni e strutture religiose della comunità ebraica.” Lo stesso
testo è comparso, anch’esso in un riquadro nero a parte, nel maggio 2016
su un comunicato stampa dell’IHRA che annunciava l’adozione della
definizione.
Queste
38 parole sono poi seguite da un testo più lungo, che include l’elenco
degli esempi di come si può manifestare l’antisemitismo contemporaneo;
questa è la parte in cui è inclusa, in modo discutibile, la critica
contro Israele. Tuttavia questi esempi sono effettivamente parte della
definizione stessa?
Secondo
l’ufficio permanente dell’IHRA a Berlino la risposta è no. In un
messaggio mail datato 12 settembre 2017 un rappresentante dell’IHRA ha
confermato che la definizione consiste solo nel “testo nel riquadro”,
mentre gli esempi intendono “servire come illustrazione” di come “possa
manifestarsi” l’antisemitismo.
Sembra
che questa conferma sia stata un passo falso o, quanto meno, non è
stata ripetuta. Mi sono rivolto all’ufficio permanente dell’IHRA a
questo proposito e, stranamente, mi è risultato impossibile, sia con
email che al telefono, avere una chiara conferma su cosa sia
effettivamente la definizione. In una conversazione di cinque minuti
all’inizio di questo mese un funzionario dell’IHRA ha ribattuto alla mia
richiesta di chiarire se la definizione consista solo nel testo di 38
parole dicendo che io dovrei “fare riferimento all’informazione sul
nostro sito”, o “semplicemente inserire un link sul sito dell’IHRA.”
Quando ho fatto notare che certe istituzioni hanno accolto il testo di
38 parole, ma non l’elenco di esempi che lo accompagna, il funzionario
ha riconosciuto che “dipende dalla discrezionalità delle istituzioni e
delle autorità adottare qualunque cosa ritengano utile,” ma si è di
nuovo rifiutato di rispondere alla semplice domanda.
Mentre
l’IHRA è curiosamente reticente nel chiarire quello che costituisce la
definizione, altri hanno già deciso: una dichiarazione che ho ricevuto
dal portavoce della Commissione Europea fa una chiara distinzione tra la
“definizione” da una parte e “gli esempi non esaustivi” dall’altra.
Alcune
autorità locali in Gran Bretagna hanno allo stesso modo adottato solo
il testo di 38 parole; recenti esempi includono il consiglio comunale di
Manchester e il consiglio regionale del South Northamptonshire. Quando
il consiglio comunale di Liverpool ha accolto solo la definizione di 38
parole, un attivista filoisraeliano si è infuriato – spingendo gli
“Amici di Israele di Merseyside” ad affermare che i due testi sono, di
fatto, “la definizione effettiva.”
La
confusione – e l’ambiguità probabilmente intenzionale da parte
dell’IHRA – su cosa costituisca la definizione, l’opposizione alla
libertà di parola e il rozzo tentativo di censura da parte di quanti
(falsamente) sostengono che la definizione “dimostra” che iniziative
come l’IAW sono antisemite, sono tutti ben noti. È per questo che la
storia della definizione dell’IHRA è ripresa nel resoconto del suo
infausto predecessore, la proposta di definizione provvisoria dell’EUMC
[Centro Europeo per il Monitoraggio del Razzismo e della Xenofobia,
ndt.]. Alla fine è stata screditata ed abbandonata dopo che sostenitori
di Israele l’hanno utilizzata – nelle parole di uno degli estensori
della definizione – “con la delicatezza di un martello”.
Nonostante
questi tentativi, l’attivismo in solidarietà con la Palestina e in
particolare la campagna BDS sono cresciuti e si sono estesi in tutta
Europa, compresa la Gran Bretagna, in rapporto diretto con le politiche
di un governo israeliano che continua a colonizzare la Cisgiordania e a
devastare la Striscia di Gaza.
Gli
apologeti di Israele non smetteranno di ridefinire l’antisemitismo per
prendere di mira la solidarietà con i palestinesi. Tuttavia è
improbabile che soffochino un movimento contro l’apartheid che, in
un’epoca segnata da Trump e dalla annessione israeliana, in tutto il
mondo troverà solo più adesioni sia dentro che fuori dai campus.
(traduzione di Amedeo Rossi)
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