Forse l’abbattimento di un suo aereo militare non ha fatto sparire
l’arroganza di Israele, ma sicuramente l’ha fatta vacillare.
All’improvviso è diventato chiaro che lo stato israeliano non è da solo
in Medio Oriente, e che perfino la sua immensa potenza militare ha dei
limiti.
Potrebbero esserci dei risvolti positivi se lo stato israeliano
accettasse che non può affidarsi solo ai suoi aerei di ultima
generazione. Forse l’F-16 abbattuto ha trascinato giù con sé anche la
dottrina secondo cui tutto può e deve essere risolto con la forza,
sempre la forza, nient’altro che la forza.
Decenni di supremazia aerea – e spesso, come in Libano e nella
Striscia di Gaza, l’esclusività dello spazio aereo – hanno portato
Israele a comportarsi come se fosse l’unica potenza nei cieli del Medio
Oriente. Il 10 febbraio questa convinzione è finita e il prezzo da
pagare è alto. Il momento tragicomico è arrivato quando Israele ha
dichiarato che il drone iraniano precedentemente abbattuto da un
elicottero israeliano aveva violato la sua sovranità: quindi Israele può
sorvolare il Libano, bombardare la Siria, il Sudan e naturalmente
l’impotente Gaza, ma l’unico ad aver violato una sovranità è stato il
drone iraniano.
Il luogo in cui è stato abbattuto l’aereo israeliano
Dopo decine di missioni militari di successo in Siria, era chiaro
che prima o poi un onnipotente aereo israeliano sarebbe stato abbattuto.
Ubriaco di successo, il governo ha continuato ad aumentare la frequenza
dei bombardamenti, convinto che la sua potenza aumentasse a ogni
attacco. Nessuno ha detto una parola. Nessuno ha detto basta. Non c’è
ancora stato un attacco aereo che non ottenga un’approvazione assoluta
da queste parti. Stiamo bombardando? Vuol dire che è l’unica cosa da
fare.
La Siria è in ginocchio, dopo tutto, quindi cosa può esserci di male?
In pochi sanno se gli attacchi aerei erano davvero necessari e se i
vantaggi siano stati superiori ai danni provocati. Tutti hanno
festeggiato o sono stati zitti.
Ma questi bombardamenti provocano anche dei danni e hanno un costo
aggiuntivo: a volte spronano il nemico, o alimentano il desiderio di
vendetta. E quando gli opinionisti israeliani ripetono per mesi che
nessuna delle parti in causa vuole la guerra, è tempo di preparare i
rifugi antiaerei, visto che lo dicono prima di ogni conflitto armato.
L’unica opposizione in Israele è quella contro gli accordi di pace
Il pericolo concreto di un rafforzamento militare iraniano oltre il
confine non va preso alla leggera. È spaventoso. Le mire
espansionistiche di Teheran sono inquietanti. E non si può risolvere
ogni problema con i bombardamenti. In Israele, dove gli analisti sanno
solo ripetere a pappagallo quello che gli viene dettato dall’alto, gli
attacchi aerei in Siria non sono stati nemmeno messi in discussione.
In Israele non c’è una seria opposizione su nessun tema. Anche il 10
febbraio il centrosinistra ha offerto incoraggiamento e sostegno al
governo, come fa sempre dopo ogni bombardamento e prima di ogni guerra.
La politica nei confronti dell’Iran non è mai stata messa in
discussione. Israele è sempre contrario a ogni patto ed è sempre a
favore di ogni guerra.
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