Umberto De Giovannangel "Trump si è isolato da solo". Macron vede Abu Mazen, ma frena ...
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French President Emmanuel Macron (R) and
Palestinian President Mahmoud Abbas deliver a press statement after a
meeting at the Elysee Palace in Paris, France, December 22, 2017.
REUTERS/Francois Mori/Pool
I voti si contano e si "pesano" specie in occasioni come quella di ieri. Nonostante le minacce reiterate di tagliare i fondi ai Paesi che avessero contrastato la linea americana su Gerusalemme, a seguire Trump, oltre naturalmente Israele, sono stati: Guatemala, Honduras, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau, Togo. Insomma, non proprio giganti della geopolitica planetaria. E le cose, al di là del dato numerico, non cambiano poi tanto se si passa agli astenuti. Dell'Europa, si segnalano Repubblica Ceca, Romania, Ungheria, Polonia, Lituania e Croazia e tra Paesi di un certo peso, possono essere annoverati il Canada, l'Argentina e il Messico. Nessuno di questi Paesi, tranne il Canada, fa parte del G20. A voltare le spalle a Trump vi sono anche Paesi che pure condividono con gli Usa la comune minaccia nordcoreana: il Giappone e la Corea del Sud. I voti, almeno stavolta, non si comprano. Indicativo in proposito è il fatto che tra i primi 10 Paesi al mondo che percepiscono i maggiori aiuti americani, 9 (escluso Israele) non abbiano seguito Trump: Afghanistan, Egitto, Iraq, Giordania, Pakistan, Kenya, Nigeria, Tanzania, Etiopia.
A pesare nella determinazione degli orientamenti su Gerusalemme è stata certamente anche la diplomazia vaticana. La Delegazione della Santa Sede, intervenuta al dibattito in corso all'Assemblea generale dell'Onu sulla questione di Gerusalemme, ha ricordato "l'obbligo di tutte le Nazioni a rispettare lo storico status quo della Città Santa, in conformità con le relative Risoluzioni dell'Onu", avanzando la richiesta, riferisce Vatican News, di "una risoluzione pacifica che rispetti la natura di Gerusalemme, la sua sacralità e il suo valore universale".
La diplomazia non frena la violenza. In scontri succedutisi per l'intera giornata al confine tra la Striscia di Gaza e Israele, soldati israeliani hanno ferito mortalmente due giovani manifestanti palestinesi (fonte ministero della Sanità di Gaza). Altri incidenti sono scoppiati in Cisgiordania: almeno 17 i feriti. Ma è un bilancio destinato a salire, perché in serata gli scontri sono proseguiti. "Le autorità israeliane devono cessare di utilizzare forza eccessiva contro i manifestanti una volta per tutte. Il fatto che siano state usate munizioni vere durante le proteste a Gaza e in Cisgiordania è particolarmente scioccante. Secondo il diritto internazionale dei diritti umani, la forza letale può essere utilizzata unicamente quando le vite sono a rischio imminente, il che non è chiaramente il caso negli esempi che abbiamo documentato", ha dichiarato Philip Luther, direttore ricerca e advocacy per il Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International. "Il rispetto del diritto a manifestare pacificamente- ha aggiunto è un obbligo vincolante per Israele e, anche laddove esploda la violenza, le forze di sicurezza israeliane devono utilizzare la forza minima necessaria per affrontarla, consentendo al tempo stesso il proseguo di marce pacifiche e manifestazioni".
Hamas, che controlla Gaza, si era appellata per una nuova giornata di protesta dopo la grande preghiera del venerdì. "La volontà del popolo palestinese è più forte della volontà degli Stati Uniti e di Trump", afferma uno dei leader di Hamas, Musheer al-Masri, a margine di una delle manifestazioni. Ed è in questo clima di crescente tensione che Betlemme si appresta a ospitare pellegrini cristiani che parteciperanno alla Messa di Mezzanotte.
"La natività è segno di speranza – dice ad HuffPost il sindaco di Betlemme Anton Salman – ma la speranza senza verità e giustizia rischia di essere soffocata". Betlemme, con la sua Chiesa della Natività dista meno di venti chilometri dal Santo Sepolcro nella Città Vecchia di Gerusalemme. "Gerusalemme è fondamentale per la costruzione della pace, è la chiave – annota Salman - e l'imposizione di una parte in causa porterà all'odio e all'intensificazione del conflitto". Ma, aggiunge, "i conflitti vanno risolti attraverso dialogo sincero, rispetto e giustizia. Non con la violenza. La pace prevale se basata sul rispetto dei diritti, non sulla legge del più forte".
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