Un nuovo rapporto fornisce dettagli sul “vasto e sistematico abuso” da parte di Israele su minori a Gerusalemme est
25 ottobre 2017, MondoWeiss
Un
nuovo rapporto stilato dalle associazioni israeliane per i diritti umani
‘HaMoked:Centro per la difesa delle persone’ e B’Tselem, con l’appoggio
dell’Unione Europea, ha rivelato “un vasto, sistematico abuso da parte
delle autorità israeliane” nei confronti di centinaia di ragazzi
detenuti a Gerusalemme est occupata.
Il rapporto, intitolato ‘Senza protezione: la detenzione degli adolescenti palestinesi a Gerusalemme est’, è
stato diffuso mercoledì e riporta in dettaglio una ricerca su 60
dichiarazioni giurate raccolte tra maggio 2015 e ottobre 2016.
Le associazioni hanno riscontrato diversi casi di abuso su minori in custodia della polizia israeliana.
“I
ragazzi palestinesi di Gerusalemme est vengono tirati giù dal letto nel
mezzo della notte, ammanettati senza che ve ne fosse la necessità,
interrogati senza aver avuto la possibilità di parlare con un avvocato o
con i loro familiari prima dell’inizio dell’interrogatorio e senza
essere informati del loro diritto a rimanere in silenzio”, hanno
riscontrato le associazioni. “Vengono poi tenuti in condizioni
durissime, trattenuti ripetutamente in custodia cautelare per ulteriori
periodi di giorni e persino di settimane, anche dopo che il loro
interrogatorio è terminato. In alcuni casi, a tutto ciò si accompagnano
insulti o minacce verbali e violenze fisiche.”
Mentre
il rapporto raccoglie casi di un anno fa, questi arresti di ragazzi
continuano. Per esempio, il 23 ottobre le forze israeliane hanno fatto
irruzione nel villaggio di Issawiya a Gerusalemme est durante incursioni notturne, provocando scontri tra i giovani del luogo e le forze israeliane armate di tutto punto.
Gli
scontri non sono una novità per il conflittuale villaggio, situato
vicino all’università ebraica di Israele e all’ospedale Hadassah, ma
quel che in genere finisce magari con qualche arresto e ferimento, ha
invece provocato fino a 51 palestinesi arrestati e portati via dalle
forze israeliane – 27 dei quali tra i 15 e i 18 anni di età, secondo le
informazioni del Comitato palestinese per le questioni dei prigionieri.
Il rapporto diffuso mercoledì dà un’idea di ciò che quei ragazzi potrebbero stare affrontando adesso.
“I
ragazzi si trovano soli in una situazione minacciosa e sconcertante,
senza che nessuno spieghi loro di che cosa sono sospettati, quali siano i
loro diritti, con chi possano comunicare, quanto durerà il processo e
quando potranno tornare alle loro case e famiglie,” afferma il rapporto.
“Fino a quando non vengono rilasciati, non hanno accanto nessun adulto
di cui si possano fidare e i loro genitori sono tenuti lontani. Queste
prassi di arresto ed interrogatorio lasciano libere le autorità di far
pressione sui minori detenuti perché confessino le accuse.”
Andare contro il protocollo
Analizzando
la legislazione ed il protocollo israeliani, le associazioni hanno
scoperto che in questi casi le forze israeliane hanno spesso violato le
loro stesse regole.
Per
esempio, mentre la legge israeliana prevede che le forze di polizia
arrestino i giovani solo in casi estremi, le testimonianze raccolte da
B’Tselem e HaMoked dimostrano che solo nel 13% dei casi “la polizia non
ha proceduto all’arresto”, per cui le associazioni hanno potuto
stabilire che gli arresti sono “la prassi di azione prevalente” della
polizia israeliana, quando ha a che fare con minori palestinesi nella
Gerusalemme est occupata.
Inoltre,
in base alla procedura israeliana, la contenzione fisica dei giovani
“può essere utilizzata sui minori solo in casi eccezionali”; tuttavia,
nei 60 casi esaminati dal rapporto, almeno l’81% dei minori è stato
ammanettato prima di essere caricato su un veicolo della polizia, mentre
il 70% è rimasto in manette durante gli interrogatori.
La
legge israeliana vieta anche che, tranne che in circostanze
eccezionali, i minori siano interrogati di notte, ma il 25% dei minori
ha riferito di interrogatori notturni e il 91% è stato arrestato nel
proprio letto nel mezzo della notte.
Il
rapporto ha documentato che “anche se, almeno in alcuni casi, i
poliziotti hanno aspettato fino al mattino per iniziare
l’interrogatorio, i ragazzi vi sono giunti stanchi e spaventati dopo una
notte insonne.”
I
minori, arrestati nel loro letto nel mezzo della notte, hanno potuto
contattare le loro famiglie solo “in rari casi”. Consentire la presenza
dei genitori non è previsto dalla legge israeliana dopo un arresto
ufficiale e, pur se la polizia ha la discrezionalità di concederla, al
95% dei minori presi in considerazione nel rapporto non è stata
consentita la presenza di un genitore dopo l’arresto.
Il
rapporto ha scoperto che solo il 70% dei minori ha compreso di avere il
diritto di rimanere in silenzio, perché temevano che gli venisse fatto
del male se non avessero risposto alle domande dei poliziotti.
Mentre
il 70% di loro ha potuto parlare con un avvocato durante o prima degli
interrogatori, B’Tselem e HaMoked hanno rilevato che in molti casi ai
ragazzi è stato dato il telefono privato di chi li stava interrogando
per parlare con l’avvocato e le conversazioni erano “inadeguate ed
inutili perché i minori capissero i propri diritti e ciò a cui andavano
incontro.”
“Sarebbe
ovvio che il sistema di applicazione della legge trattasse questi
ragazzi in un modo consono alla loro età, che tenga conto della loro
maturità fisica e psichica, riconoscendo che ogni atto potrebbe avere
ripercussioni a lungo termine sugli stessi adolescenti e sulle loro
famiglie”, spiega il rapporto. “Sarebbe ovvio che il sistema trattasse i
ragazzi umanamente e correttamente e fornisse loro le protezioni
fondamentali. Ma non è così.”
Secondo
il rapporto, il 25% dei minori interrogati ha detto che è stata usata
violenza su di loro, benché il rapporto non fornisca dettagli specifici
su quale tipo di lesioni siano state provocate.
Inoltre,
più della metà dei ragazzi ha detto che quelli che li interrogavano gli
urlavano minacce e offese verbali. A quasi un quarto di loro non è
stato permesso di andare in bagno e non è stato fornito cibo quando lo
chiedevano.
Negare
ai ragazzi cibo ed acqua è stato uno dei metodi principali per farli
confessare, in quanto l’83% dei minori ha detto che una delle principali
ragioni per cui ha firmato le confessioni è stato che aveva fame –
l’80% delle dichiarazioni di confessione era in ebraico, per cui i
ragazzi non potevano leggere ciò che stavano firmando.
Dietro gli arresti
Secondo
l’associazione per i diritti dei prigionieri Addameer, vi sono diverse
importanti ragioni per cui le forze israeliane fanno la scelta di
arrestare minori nella Gerusalemme est occupata, oltre al mantenimento
della legge e dell’ordine.
Addameer
ritiene che i soldati e i poliziotti israeliani prendano di mira i
giovani per esercitare pressione sulle famiglie e le comunità,
spingendole a “interrompere la mobilitazione sociale” contro
l’occupazione. Inoltre Addameer ha rilevato che l’arresto dei ragazzi
quando sono giovani potrebbe dissuaderli dal partecipare a scontri e
lanci di pietre – l’accusa più comune sollevata contro i giovani.
Infine, Addameer riferisce di aver raccolto testimonianze che
suggeriscono che i minori vengono “sistematicamente” arrestati e
sollecitati a “divenire informatori” e a “fornire informazioni sia su
importanti personalità coinvolte nelle attività militanti, sia su altri
ragazzi partecipanti alle manifestazioni.”
Il
rapporto di B’Tselem e HaMoked conclude che la politica israeliana nei
confronti dei minori di Gerusalemme est è una politica appositamente
creata e utilizzata dallo Stato per far pressione sui palestinesi della
città perché se ne vadano, trattando la popolazione come se fosse
esclusa dal sistema.
“Il
regime israeliano di applicazione della legge tratta i palestinesi di
Gerusalemme est come membri di una popolazione ostile, che sono tutti,
minori ed adulti, presunti colpevoli fino a che non si provi la loro
innocenza, e mette in atto contro di loro misure estreme che non
oserebbe mai impiegare contro altri settori della popolazione”, continua
il rapporto. “Il sistema della giustizia di Israele sta, per
definizione, da un lato della barricata e i palestinesi dall’altro: i
poliziotti, gli agenti carcerari, i procuratori e i giudici sono sempre
cittadini israeliani che arrestano, interrogano, giudicano e
imprigionano ragazzi palestinesi che vengono considerati come nemici
pronti a nuocere agli interessi della società israeliana.”
(Traduzione di Cristiana Cavagna)
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