Una conferenza europea sull’attività di colonizzazione dichiara Israele un “regime di apartheid” – Zeitun
10 novembre 2017
Betlemme
(Ma’an) – Rappresentanti da 24 Paesi europei, compresi parlamentari,
giuristi, giornalisti e attivisti, si sono incontrati a Bruxelles
all’inizio della settimana nella prima conferenza europea sull’attività
di colonizzazione di Israele, concordando una dichiarazione che accusa
Israele di aver costituito un “regime di apartheid” in Cisgiordania.
Secondo
un comunicato stampa, il testo approvato è stato denominato la
“Dichiarazione di Bruxelles” e condivide le seguenti clausole:
1.
Israele, il potere occupante dei territori palestinesi dal 1967,
continua la sua politica di confisca, ebraicizzazione della terra
palestinese e costruzione di colonie su di essa. Queste colonie, con il
passare del tempo, sono diventate l’incubatrice di “organizzazioni
terroristiche” di coloni come HiiltopYouth, Paying the Price and Revenge
[rispettivamente “I giovani delle colline”, “Pagare il prezzo” e
“Vendetta”, gruppi di coloni estremisti e violenti, ndt.].
2.
Pertanto, con questa politica predeterminata di espansione delle
colonie, è improprio parlare di smantellamento di colonie politiche o
per la sicurezza, ma piuttosto occorre inquadrare questo movimento come
una politica coloniale strutturale in grado di colonizzare una larga
parte della Cisgiordania, non meno del 60% della sua estensione. Questa
politica, di fatto, ha costituito un regime di apartheid, che viola la
Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, lo Statuto di Roma della Corte
Penale Internazionale, che nel suo articolo 8 stabilisce che le colonie
sono un crimine di guerra, il parere consultivo della Corte
Internazionale di Giustizia emesso il 9 luglio 2004 riguardo al Muro
dell’apartheid, che è stato definito una grave violazione delle leggi
internazionali, e le risoluzioni ONU, soprattutto la risoluzione 2334
(2016) del Consiglio di Sicurezza. Questa risoluzione afferma
chiaramente che ogni attività israeliana di colonizzazione nei Territori
Palestinesi Occupati, compresa Gerusalemme est, è illegale in base alle
leggi internazionali e costituisce un ostacolo alla costituzione di uno
Stato palestinese contiguo, sostenibile e pienamente sovrano.
3.
La conferenza di Bruxelles, prendendo nota dei fatti summenzionati,
considera che la continuazione delle attività di colonizzazione pone
fine a ogni possibilità per una soluzione dei due Stati e piuttosto
concretizza il sistema di apartheid attuato dalla politica di
occupazione. La conferenza chiede la fine immediata di ogni attività di
colonizzazione perseguita dallo Stato occupante nei territori
palestinesi occupati, compresa Gerusalemme est.
4.
La conferenza di Bruxelles chiede alla comunità internazionale di
assumersi le responsabilità giuridiche opponendosi a queste politiche
razziste del potere occupante e imporre una seria pressione su di esso
per il rispetto delle fondamentali leggi internazionali. L’Unione
Europea, che ha intense relazioni e un accordo di associazione con lo
Stato israeliano occupante, dovrebbe fare pressione su Israele in modo
che essa [l’UE] si assuma la responsabilità di superare la differenza
tra le sue parole e le sue azioni nel contesto della politica israeliana
di colonizzazione, attivando l’articolo 2 dell’Accordo di Associazione
per esercitare pressioni su Israele affinché rispetti i suoi obblighi in
quanto potere occupante.
5.
La conferenza di Bruxelles chiede anche ai Paesi dell’UE di far seguire
alle parole i fatti, non solo rilasciando dichiarazioni di denuncia e
di condanna, ma adottando piuttosto misure concrete per rendere Israele
responsabile, imponendo un divieto assoluto su ogni attività
finanziaria, economica, commerciale e di investimenti, diretta o
indiretta, con le colonie israeliane finché non si atterranno alle leggi
internazionali.
6.
I partecipanti a questa conferenza, mentre condannano la politica di
colonizzazione nei territori palestinesi occupati come una violazione
del diritto internazionale, sottolineano al contempo l’importante ruolo
che può essere giocato da forze politiche, parlamenti, organizzazioni
dei diritti umani e della società civile nei Paesi dell’UE per opporsi
ai progetti israeliani di espansione e di costruzione di colonie.
Chiedono anche ai governi dell’UE e alle loro istituzioni costituzionali
di rispettare le proprie responsabilità in base alla responsabilità
collettiva di rifiutare le violazioni da parte di Israele dei diritti
dei cittadini palestinesi sotto occupazione, in modo da obbligare
Israele almeno a rispettare i suoi obblighi in base all’Accordo di
Associazione e da non permettere ai coloni e ai loro dirigenti di
entrare nei Paesi dell’UE e da portarli davanti alla giustizia
internazionale come criminali di guerra nel caso lo facciano.
7.
I partecipanti alla conferenza chiedono ai popoli del mondo e alle loro
forze democratiche amanti della pace di partecipare attivamente al
movimento internazionale per il boicottaggio, il disinvestimento e le
sanzioni, noto come BDS, e di fare pressione su Israele perché rispetti
il diritto internazionale.
8.
La conferenza afferma anche il proprio totale sostegno all’iniziativa
palestinese di deferire alla Corte Penale Internazionale come crimini di
guerra la costruzione di nuove colonie, l’espansione di quelle
esistenti e la violenza dei coloni contro i palestinesi.
9.
I partecipanti alla conferenza plaudono alla crescente solidarietà con
il popolo palestinese e con la sua giusta causa. Elogiano anche il
rifiuto da parte dei popoli del mondo delle politiche israeliane di
pulizia etnica e di apartheid perseguite dallo Stato occupante
israeliano.
10.
I partecipanti alla conferenza chiedono di contrastare questa politica
costituendo un comitato europeo di Paesi partecipanti rappresentati in
questa conferenza per denunciare le continue violazioni da parte delle
forze di occupazione e per rafforzare la pressione per perseguire i
criminali di guerra israeliani finché Israele non rispetterà il diritto
internazionale.
(traduzione di Amedeo Rossi)

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