Prima parte – “Vivere o morire”. Norman Finkelstein a proposito della Guerra dei Sei Giorni e la sua mitologia.
Il 2 maggio, James North e Phil Weiss
hanno discusso con Norman Finkelstein nel suo appartamento di Brooklyn
della Guerra dei Sei Giorni, della sua storia, della sua mitologia e del
suo impatto sulla vita degli ebrei negli Stati Uniti. Finkelstein ha
poi rivisto la trascrizione di quella conversazione.
Weiss: Quanto fu importante la Guerra dei Sei giorni nel tuo quartiere quando eri un bambino?
Finkelstein: Ero
nell’ottava classe. Il mio insegnante di studi sociali, Josh Abramson,
era un religioso ebreo. Ricordo che nel cortile della scuola – posso
rivivere la scena con gli occhi della mente – aveva una radio a
transistor all’orecchio. Era palesemente preoccupato delle sorti di
Israele. Pare che molti ebrei fossero preoccupati. Ho recentmente letto
le memorie del Professor Chomsky. Anche lui e i suoi amici a Cambridge
avevano temuto il peggio. Ma così come si diffuse, la paura passò quando
vinsero.
Era l’epoca della Guerra del Vietnam e
del Black Power. Andate a vedere i programmi televisivi cult: Laugh In,
The Smothers Brothers, All in the Family. Non si parlava mai di Israele.
E’ revisionismo storico affermare che
Israele occupava un posto prominente nella vita degli ebrei a quel
tempo. Se definisci sionista qualcuno nel ’67, be’ il Sionismo all’epoca
non era una questione. C’era qualche giovane idealista, alla Bernie
Sanders per intenderci, che aveva idee romantiche sul socialismo e i
kibbutz.
Ma pensate che personaggi come il
leader della minoranza al Senato Charles Schumer – Schumer frequentò la
mia stessa scuola superiore qualche anno prima di me – volessero vivere
la vita dura? State scherzando! Schumer era figlio di un disinfestatore.
Vivere la vita dura era l’ultima cosa che desiderava! Una volta disse
che suo padre “odiava il suo lavoro” e che lui era determinato a non
fare la stessa fine di suo padre. Schumer fu scelto nella sua classe
per tenere il discorso di commiato. Ottenne il punteggio perfetto di
1600 nel test SAT, un’impresa rara a quell’epoca. Voleva conquistare le
vette più alte e i luoghi più sacri del potere americano, non cantare
Kumbaya in un kibbutz in chissà quale zona remota.
Weiss: La migliore
amica di mia madre, Golda Werman, nacque a Berlino nel 1930. Lei e il
marito si trasferirono da Bloomington a Gerusalemme nel 1968. Per il mio
gruppo può non avere alcuna rilevanza ma c’erano persone per le quali
questo era molto importante. Bernie Avishai, MJ Rosenberg – ebbero come
una chiamata a far questo, le loro vite cambiarono. Anch’io ho avuto
alcuni compagni di classe che fecero l’ “aliya”. Ma io ero interessato
al top della mia classe, quello dei futuri trascinatori.
North: Nel ’71, ’72,
Chuck (che North ha conosciuto) avrebbe indirizzato la conversazione su
Israele. Avrei detto a Chuck, “Stimo Ho Chi Minh. E tu chi stimi?”
“Devo pensarci. Non i politici americani. Sicuramente David Ben-Gurion”.
Ma avete perfettamente ragione, non si sarebbe mai trasferito (in
Israele).
Weiss: E la tua famiglia?
Finkelstein: Mio
fratello maggiore ha vissuto in Israele per un breve periodo. Si trovava
lì durante la Guerra del 1973. Era un tipo piuttosto solitario. Andò lì
in cerca di una famiglia. Quando tornò discutemmo amaramente. Ma,
successivamente, si rivoltò a oltranza contro Israele. Suppongo che si
sentì tradito man mano che la verità veniva lentamente a galla. Ora, a
confronto, sembra Alan Dershowitz.
I miei genitori giudicavano il mondo
intero attraverso le lenti dell’Olocausto nazista. L’Armata Rossa
sconfisse i Nazisti, quindi i Russi non potevano essere cattivi. Un
ebreo che non supportava l’Unione Sovietica era un venduto e un
traditore. Questi erano gli epiteti che usavano. Potete ridere, ma per i
miei genitori non era affatto una cosa da ridere.
Israel Gutman era il direttore dello
Yad Vashem, il Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme. Mio padre
conobbe Gutman ad Auschwitz. Erano insieme alla Marcia della morte ad
Auschwiitz, e successivamente nello stesso campo profughi a Linz, in
Austria. Entrambi fecero parte dell’Hashomer Hatzair, movimento
giovanile sionista che al tempo era pro-Unione Sovietica. Erano molto
amici. Gutman, alla fine, diventò- non si sa se per rivelazione o
diffidenza – davvero anti-sovietico. Mio padre perse tutta la sua stima
in lui. Secondo lui, non era null’altro che l’ennesimo venduto e
traditore.
I miei genitori erano, come mia madre
era solita dire, i veri McCoys. A partire dal 1970, chiunque fosse
immigrato dall’Europa dopo la Guerra fingeva di essere un sopravvisuto
all’Olocausto. Be’, i miei genitori erano davvero sopravvissuti
all’Olocausto.
Tutti i membri della mia famiglia
furono sterminati sia da parte materna che paterna. Nonni, zie, cugini…
[indica le foto sul muro] Quella era la mamma di mio padre…La mamma di
mia madre…Le sue due sorelle e suo fratello… Se oggi posso indicare
queste foto, è perché mia madre aveva una zia negli Stati Uniti e prima
della guerra, la madre di mia madre le aveva mandato queste foto.
Fotografie
della famiglia Finkelstein. Suo padre è in primo piano a sinistra. I
genitori di sua madre sono nella parte alta a sinistra. Sua madre è in
alto al centro. Le sue due sorelle e suo fratello sono in alto a destra.
Nessuna foto della famiglia di mio
padre ha avuto scampo. Mia madre, una volta, ha intravisto da lontano la
sorella di mio padre a Majdanek prima che questa venisse uccisa. Di
tanto in tanto, durante gli anni in cui sono stati sposati, mio padre si
sarebbe irrigidito tutto d’un tratto con un’aria solenne e meditabonda
implorando mia madre : “Dimmi che aspetto aveva”.
Quando l’industria dell’Olocausto
cominciò negli anni ’70, gli autentici sopravvissuti erano molto
richiesti. I miei genitori non erano indifferenti al denaro – non voglio
idealizzarli – non avrebbero mai snobbato l’opportunità di farsi un
gruzzoletto. Mia madre fu testimone durante il processo ad alcune
guardie dei campi di concetramento nazisti a Majdanek nel 1979. I
sopravvissuti alla rivolta del ghetto di Varsavia, diverse decine di
migliaia, inclusi i miei genitori, forono deportati a Majdanek.
Mia madre stava per testimoniare ma – e
ammettere questa cosa non mi rende felice- ad un certo punto pretese un
compenso da parte del governo tedesco. L’ho trovato davvero ingiusto.
Dico questo in un contesto in cui i miei genitori avrebbero potuto
speculare sull’Olocausto. Come Elie Wiesel, che era un ciarlatano e un
esperto imprenditore dell’Olocausto. Accumulò decine di milioni di
dollari facendo finta di essere un sopravvissuto all’Olocausto.
Ma l’industria dell’Olocausto
permetteva ai sopravvisuti di testimoniare solo se questi denunciavano
l’Unione Sovietica. La campagna “Free Soviet Jewry” (Ebrei liberi
dall’Unione Sovietica) era molto in voga- l’emendamento Jackson Vanik
etc. Per quanto i miei genitori amassero il danaro, per quanto è vero
Dio, non ci sarebbe stato verso di far loro proferire una sola parola di
critica nei confronti dell’Unione Sovietica. Quindi, alla fine, non
furono mai chiamati a testimoniare.
Ho sempre rispettato la loro lealtà.
Continuarono ad amare Stalin anche quando il Partito Comunista non è
stato più degno della sua eredità.
Mia madre era molto intelligente.
Sapeva molte lingue, incluso il latino – negli ultimi anni della sua
vita divorava libri ad una velocità che lasciava senza parole la
bibliotecaria locale e, senza alcuno sforzo, riuscì a padroneggiare un
vocabolario ben più forbito del mio – fu eletta rappresentante di classe
durante le scuole superiori e studiò matematica all’Universita’ di
Varsavia. Ma non volle nemmeno riconoscere il fatto che Stalin aveva
ucciso Trotsky. “E’ stata la CIA”. Bè, la CIA nemmeno esisteva
all’epoca.
Potreste chiamarlo fanatismo, ma in
fondo era lealtà: per quanto impopolare possa essere, non si tradisce
un amico. Forse si sbagliavano, ma i miei genitori non sono mai stati
dei venduti. Hanno disprezzato Israele quando si alleò con gli Stati
Uniti durante la Guerra fredda e la Guerra contro la Corea.
Fino alla Corea la situazione era
ancora delicata. Era ancora poco chiaro da che parte Israele si sarebbe
schierato. Mapam, il secondo più grande partito politico israeliano era
ciecamente pro-Unione Sovietica. Sostenne Stalin persino durante la
Guerra del 1953.
Mia madre non riusciva nemmeno a capire
la logica israeliana. Non ci vedeva nulla di salvifico nel servizio
militare o nella Guerra. Diceva sempre “meglio 100 anni di evoluzione
che un anno di rivoluzione”. La Guerra era l’ultimo orrore. Ma Israele
era una sorta di Sparta dei giorni nostri. Dopo il ’67, Moshe Dayan
giunse ad abbracciare questo spirito marziale. Hanno fatto festa in nome
della morte, uccidendo.
North: A proposito di Moshe Dayan, se potessi incolpare un solo israeliano per quanto accaduto del ’67, sceglieresti qualcuno?
Finkelstein: Non
sceglierei nessuno in particolare. Fu una decisione collettiva. Non puoi
capire realmente i fatti del ’67 fin quando non ricordi che solo un
decennio separava questi fatti dal ritiro forzato di Israele dal Sinai
egiziano nel ’57 dopo che Israele l’aveva invaso nel ’56.
Israele prima provò a spodestare il
presidente egiziano Nasser nel ’56, per poi conquistare anche il Sinai,
Gaza e la Cisgiordania. Questo episodio si rivelò una sorta di prova
generale per i fatti del ’67. Tranne per il fatto che nel ’67, i leader
israeliani erano divisi sull’attaccare o meno senza il via libera da
parte di Washington.
Il primo ministro Eshkol non voleva
rischiare che si ripetessero i fatti del ’57, quando il presidente
Eisenhower forzò Israele a ritirarsi dal Sinai. Nel ’67, in questo
risiedeva la differenza cruciale fra le cosidette colombe come Eshkol e i
militanti generali.
Eshkol voleva essere certo che il sostegno di Washington non venisse meno da un momento all’altro.
North: Lo hanno imparato a proprie spese nel ’56.
Finkelstein: Sì. Ma
una volta che effettivamente gli Stati Uniti diedero il via libera (con
qualche riserva) a Israele verso la fine di maggio e l’inizio di giugno,
Israele ripropose lo stesso scenario del ’56. Il suo interesse
principale era quello di neutralizzare Nasser, di dare il colpo di
grazia a questi arabi spocchiosi e di porre fine a quello che era
definito nazionalismo arabo radicale.
Il loro secondo obiettivo era quello di
conquistare le terre che avevano adocchiato, ma che non riuscirono ad
occupare nel ’48: Gerusalemme Est, la Cisgiordania, Gaza, il Golan. Il
libro di Tom Segev ‘1967’ non è eccezionale, ma documenta in modo
esaustivo i progetti di espansione territoriale di Israele alla vigilia
del ’67. Il libro chiarisce inoltre che Israele aveva già deciso di
conquistare la Cisgiordania a fine maggio, prima che la Giordania
prendesse ufficialmente parte al conflitto. La teoria secondo cui
Israele non ambisse alla Cisgiordania e avesse addirittura avvertito re
Hussein di evitare di prendere parte al conflitto è una fandonia.
Re Hussein temeva che la Giordania
sarebbe rimasta isolata e sarebbe diventata una facile preda una volta
che Israele avesse occupato l’Egitto. Pensò bene che, in ogni caso,
Israele avrebbe attaccato il suo Regno; per questo motivo pensò che
fosse meglio prendere parte al conflitto quando gli arabi ancora avevano
qualche speranza di fermare Israele.
North: Nessuno al di
sotto dei 60 anni capirà mai l’importanza e la prominenza di Nasser, sia
nell’ambito del cosidetto mondo arabo e di Israele, sia a livello
internazionale. E’ ancora considerato il più famoso leader arabo ( anche
se se la gioca con Saddam Hussein).
Finkelstein: Era l’era
del Movimento dei Paesi non allineati. Di grandi speranze e aspettative
dopo che le ex colonie europee ottennero l’indipendenza in seguito alla
seconda guerra mondiale.
I capi di questi nuovi Stati indipendenti si incontrarono a Bandung per una conferenza nel 1955.
I personaggi di maggior spicco a Bandung erano Nasser, Tito e Nehru.
North: Nasser fece un discorso lunghissimo e tutte le radio, da Casablanca a Baghdad, erano sintonizzate.
Finkelstein: Sì. Fu un
oratore stimolante e ipnotizzante, che rimarcò l’aspetto delle
aspirazioni popolari a una vita migliore e più dignitosa.
I sentimenti di Washington erano misti.
Temeva che avrebbe spodestato le elite corrotte alla mercè
dell’Occidente, in particolare i Sauditi.
Nasser e i Sauditi stavano combattendo una guerra di lunga data in Yemen prima del ’67.
Ma gli Stati Uniti speravano al contempo di poter comprare Nasser e tenerlo sotto controllo.
Fin quando non sopraggiunse
l’amministrazione Kennedy. JFK, alla fine perse le speranze di poterlo
corrompere: stava dando prova di essere davvero indipendente,
intrattabile, imprevedibile.
In un brusco cambiamento di politica vendette missili antiaerei Hawk a Israele.
Tra l’altro, i fatti del ’67 non si
sposano bene con la tesi del “cane che ubbidisce al padrone”, vale a
dire il fatto che le lobby israeliane imposero a Washington una politica
estera aliena agli interessi nazionali americani.
Quello che vedi giusto alla vigilia dei
fatti del ’67 è questo: Walt Rostow, un consulente chiave della
sicurezza nazionale, che dice al presidente Johnson che “il nazionalismo
arabo radicale rappresentato da Nassar … è in discesa”. Necessita solo
che gli venga servito il colpo di grazia.
Rostow fu preveggente. Era un castello
di sabbia. In ultima analisi, Nasser era un pallone gonfiato. Gli
israeliani ottennero cio’ che volevano nel 1967, e lo stesso fu per
Washington. Entrambi volevano far fuori Nasser.
Weiss: Perché, questo non era un interesse degli Stati Uniti anche nel ’56?
Finkelstein: Infatti,
il ’56 non fu diverso. Sia Eisenhower che il suo influente segretario di
stato, John Foster Dulles, detestavano Nasser. Semplicemente pensavano
che non fosse il momento giusto per un attacco armato, il clima non era
ancora maturo. Dulles fu molto combattuto una volta che l’invasione
Anglo-Franco-Israeliana ebbe inizio.
“Gli inglesi, una volta iniziato, non avrebbero dovuto fermarsi” – Dulles disse ad Eisenhower, “fino alla caduta di Nasser”.
I cosidetti Arabisti sostennero che
Eisenhower fosse un modello da emulare. Ma in realtà voleva disfarsi di
Nasser così come tutti gli altri.
Anche se le cose cominciarono a
cambiare sotto l’amministrazione Kennedy, la vera rottura arrivò dopo la
guerra del ’67. Gli Stati Uniti vedono ora Israele come una potenza
militare di prima classe – una “risorsa strategica” – che potrebbe
difendere i suoi interessi in aree critiche, mentre la bolla del
nazionalismo arabo radicale è scoppiata, gli arabi sono in ginocchio,
non bisogna nemmeno più prenderli in considerazione.
North: Cosa ne pensi
degli storici che sostengono la tesi secondo cui Israele non aveva alcun
piano aggressivo nel 1967 e che i rapporti all’interno della sua
leadership erano tesi e conflittuali?
Finkelstein: Sì, c’era
qualche tensione e conflitto. Ma, in via generale, c’era più unità di
intenti. Erano tutti d’accordo sul cogliere l’opportunità della guerra
per espandere i confini israeliani, qualche disaccordo c’era su quali
territori conquistare e in che ordine.
Il tipo di storia a cui tu stai facendo
riferimento si basa per lo più su interviste e memorie autocelebrative
realizzate per l’opinione pubblica. Non sono ricerche serie. Potrebbe
non piacerti Benny Morris, ma è innegabile che fino ad oggi, ha fatto
una ricerca seria per quanto di parte. E’ eloquente che Morris abbia
interrotto il suo archivio storico prima della guerra del 1967.
Secondo me – non posso provarlo, è solo
un presentimento – questo avvenne perché il 1948 è una questione morta
dal punto di vista politico. Come astutamente osserva Shlomo Ben-Ami, ex
ministro degli esteri israeliano, in “Scars of War, Wounds of Peace”,
il risultato più saliente della guerra del 1967 fu quello di legittimare
i confini che Israele aveva conquistato nel 1948.
Questo per dire che, dopo la guerra del
’67, gli arabi non avevano altra scelta se non quella di riconoscere
Israele come stato entro i confini pre ’67.
Quindi il ’48 era ora una questione
morta. Israele vinse il ’48 nel ’67. L’unica questione ancora aperta del
’48 era quella dei profughi palestinesi. Ma dopo il ’67, la questione
comincio’ ad essere manovrata diplomaticamente come risoluzione “giusta”
sulla questione profughi “basata” sul dirito al ritorno e a un
compenso.
Perché Benny Morris interruppe la sua
storia mitica e sconvolgente con l’invasione del Sinai? Secondo me, egli
rinunciò a fare del ’67 ciò che fece del ’48 e del ’56 perche’ il ’67
non era una questione morta. Il risultato cruciale della guerra del ’67 è
l’occupazione. Questa non è una questione morta, al contrario è una
questione molto viva.
Se Morris avesse scritto una storia
attendibile del ’67 basata sui documenti di testimonianza disponibili,
nolente o volente, avrebbe dovuto sfatare un sacco di miti sacri
propagandistici, proprio come fece nei suoi racconti del ’48 e ’56.
North: Quindi ha preferito non farlo del tutto?
Finkelstein: Esatto.
Morris, il cittadino leale, ha preferito tirarsi indietro da questa
iniziativa di ricerca perché ogni luogo comune sul ’67 è una mezza
verità se non una totale menzogna. La piena verità mette Israele in
cattiva luce.Il conto alla rovescia verso giugno del ’67 inizia con un combattimento aereo in Siria ad aprile.Le forze aree israeliane abbatterono
diversi aerie siriani, uno nei pressi di Damasco. Chi provocò tutto ciò?
Sappiamo la risposta perché lo stesso Dayan lo ammise succesivamente.Israele avrebbe dispiegato carri armati
nelle zone demilitarizzate lungo il confine israelo-siriano, per
occupare i territori arabi. Questa ripetuta corsa alla terra da parte di
Israele provocò la rappresaglia da parte della Siria. Ciò che accadde
ad aprile fu solo una delle tante provocazioni da parte di Israele
.La storia ufficiale prosegue dicendo
che il Cremlino diede agli arabi la falsa notizia che Israle si stava
preparando ad attaccare la Siria. Ma i sovietici stavano davvero dicendo
il falso?
North: No, dicevano la verità.
Finkelstein: Esatto,
gli israeliani erano pronti ad attaccare. Non era ancora certa la
portata dell’attacco, ma era quasi sicuro che l’attacco sarebbe stato
sferrato alla Siria. Il gabinetto israeliano aveva già preso una
decisione.Lo studio migliore sul ’67 – viene
raramente citato – è stato realizzato dallo storico israeliano
mainstream Ami Gluska, “The Israeli Military and the Origins of the 1967
War). Egli conferma la decisione del Gabinetto israeliano. E dice: “La
stima sovietica che Israele stava per attaccare la Siria, risalente a
metà maggio del 1967, era corretta e fondata”.
Nasser aveva un patto di difesa con la Siria, quindi fu costretto a offrirle supporto militare.
Riposizionò le truppe egiziane nel
Sinai e disse al segretario generale delle Nazioni Unite U Thant di
ritirare le Forze di Emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) che separavano
l’Egitto da Israele, cosa che U Thant fece.
U Thant fu duramente condannato per
aver accondisceso alla richiesta di Nasser, ma il fatto è che U Thant
non aveva altra scelta dal punto di vista legale, agi’ in modo corretto.
Ordinare il ritiro dell’UNEF faceva parte dei diritti di sovranità
statale di Nasser. Le forze di peacekeeping delle Nazioni Unite
stazionavano sul versante egiziano del confine in base a un accordo e
Nasser aveva tutto il diritto di rescindere l’accordo.Il diplomatico israeliano Abba Eban
fece una battuta ormai famosa – fu molto intelligente, molto arguto –
“Che senso ha un motore a scoppio se viene rimosso non appena inizia a
scoppiare?”
Tutto molto divertente se non fosse per il fatto che secondo l’accordo originale del 1957 l’UNEF doveva stazionare lì.
North: Motori a scoppio su entrambi i lati del confine israelo –egiziano.
Finkelstein: Sì, su
entrambi i lati. Ma Israele a quel tempo rifiutò. Se avesse temuto un
attacco egiziano nel ’67 e avesse creduto che l’UNEF avrebbe agito da
deterrente, Israele avrebbe chiesto lo schieramento di queste forze di
peacekeeping sul lato israeliano del confine…Dopo che le truppe egiziane entrarono
nel Sinai e le forze dell’UNEF furono ritirate, Nasser annunciò la
chiusura dello Stretto di Tiran. Israele dichiarò ufficialmente che
questo fu il casus belli.Ma di fatto, non lo fu dal punto di
vista legale. Ma il punto principale è che Nasser non chiuse davvero lo
Stretto. La chiusura durò solo qualche giorno. Una volta ho avuto modo
di parlare con l’allora capo dell’UNEF .
North: Intendi il norvegese Odd Bull? Ricordo che a quel tempo ho pensato che fosse un nome perfetto per un uomo.
Finkelstein: No, Bull
era il capo staff delle Forze ONU in Medio Oriente. Ho parlato con Indar
Jit Rikhye, che comandava l’UNEF. Ridendo, mi disse: “Personalmente
sono passato, lo Stretto non era chiuso”.
North: MI ricordo
quella volta, avevo 15 anni, ricordo che ho pensato che avrebbero
bloccato Israele. Poi ho letto la tua ricerca che solo il 5% della merce
importata entrava attraverso quel porto.
Finkelstein: La merce
principale che Israele importava attraverso lo Stretto era il petrolio.
Ma Israele aveva abbastanza riserve, abbastanza da durare diversi mesi.
Nasser poi pensò: “Portiamo la questione dinanzi alla Corte
Internazionale di Giustizia”. Infatti, il diritto di passaggio nello
Stretto pose questioni legali complesse e irrisolte. Ma Israele si
rifiutò di essere giudicato dalla Corte.
[Prende un libro da uno scaffale]
Ecco il volume sul ’67 della collana
Relazioni Estere degli Stati Uniti pubblicata dal Dipartimento di Stato
degli Stati Uniti. Gli editori del volume non dissero che lo Stretto era
bloccato. Furono molto cauti e parlarono piuttosto di rivendicazione
egiziana a bloccare lo stretto.
Tutti gli storici seri concordano.
Nasser non voleva attaccare. C’è qualche disputa sul fatto che il
potente ministro egiziano della difesa stesse pianificando o meno un
attacco preventivo, l’Operazione Dawn, alla fine di maggio.
La leggenda vuole che Nasser avesse
bocciato l’iniziativa all’ultimo momento. In ogni caso, non è rilevante.
La settimana precedente al primo attacco di Israele, l’Egitto non stava
per attaccare e i leader israeliani lo sapevano.
A inizio giugno, il general maggiore
israeliano Meir Amit, alla guida del Mossad, venne a Washington. Israele
stava inviando diversi emissari per capire come gli Stati Uniti
avrebbero reagito a un eventuale attacco di Israele. Amit, il primo
giugno, parlando agli ufficiali americani di livello più elevato,
affermò che “non c’era alcuna differenza fra gli Stati Uniti e Israele
dal punto di vista dell’intelligence militare e della sua
interpretazione”.
Le conclusioni chiave di diverse agenzie americane di intelligence furono che: Nasser non stava per attaccare
North: E che Israele lo avrebbe annientato se avesse attaccato.
Finkelstein: Esattamente.
Il presidente Johnson, alla fine di maggio, disse ad Israele: “A nostro
avviso, non c’è alcun pericolo che Israele subisca un attacco
imminente”, e anche se, contro ogni previsione, gli stati arabi vicini
dovessero attaccare, li distruggereste “Amit confermò durante il suo primo
viaggio all’inizio di giugno a Washington che l’intelligence israeliana
era pienamente d’accordo.
North: Nel frattempo, stavo guardando la TV: Israele sopravviverà? E i rabbini si stanno tutti preparando.
Finkelstein: Gli
israeliani e gli ebrei americani erano tutti spaventati. Ma non i
leader. Nella sua biografia del culturista siriano Hafez al-Assad, lo
storico Patrick Seale intitolò il capitolo sulla guerra del ’67 “La
passeggiata dei sei giorni”. E questo è quello che fu, una passeggiata.
Seconda parte – “Vivere o morire”. Norman Finkelstein a proposito della Guerra dei Sei Giorni e la sua mitologia.
Finkelstein: Gli
Israeliani e gli Ebrei Americani erano tutti spaventati. Ma non I
leader. Nella sua biografia del culturista siriano Hafez al-Assad, lo
storico Patrick Seale intitolo’ il capitolo sulla guerra del ’67 “La
passeggiata dei sei giorni”. E questo e’ quello che fu, una passeggiata.Infatti la guerra non duro’ nemmeno sei giorni; duro’ piu’ o meno sei
minuti. Una volta che gli aerei israeliani in una guerra lampo a
sorpresa misero ko le forze aeree egiziane ancora a terra, la guerra si
concluse. Rostow, successivamente, l’avrebbe chiamata la “caccia al
tacchino”. Se la guerra duro’ di piu’, e’ solo perche’ Israele voleva
conquistare il Sinai Egiziano, la parte giordana della Cisgiordania, e
le Alture siriane del Golan.
La storia officiale e’ che Israele
attaccò la Siria perche’ questa stava bombardando la parte bassa di
Israele dalle montagne, e a causa dei raid da parte dei commando
palestinesi supportati dalla Siria. Ma se la Siria effettivamente
bombardò occasionalmente Israele dalle Alture del Golan e supporto’ i
raid dei commando, fu in risposta alla corsa israeliana alle terre nelle
zone demilitariizate (DMZs).Tra l’altro, la storia dei raid da
parte del commando palestinese era poco più che una barzelletta. Il capo
dell’intelligence israeliana Yehoshaphat Harkabi, dopo la guerra, li
valutò come “del tutto irrilevanti”.L’Organizzazione per la Liberazione
della Palestina (OLP) pubblicizzo’ centinaia di operazioni di commando
di successo, ma i Palestinesi ridevano ogni volta che un auto saltava in
aria a Tel Aviv e questa o quella fazione della OLP rivendicava
l’attentato.
Quando la moglie di Yasir Arafat, Suha,
rimase incinta, la barzelletta del momento fu che quattro fazioni
palestinesi ne avevano rivendicato la responsabilita’. Ad ogni modo, è
chiaro che Israele conquistò il Golan perchè ambiva alle sorgenti della
Giordania e a una terra preziosa dal punto di vista agricolo.
La spinta maggiore dietro l’attacco
israeliano del ’67 era quella di ristabilire la sua capacità di
deterrenza – vale a dire la paura nei suoi confronti del mondo arabo.
North: Non puoi lasciare che Nasser chiuda lo Stretto, anche se egli non lo chiuse.
Finkelstein: Esattamente. Nasser stava mettendo in subbuglio il cosiddetto quartiere arabo.
Quando Nasser dichiarò lo Stretto
chiuso, attraversò una linea rossa israeliana. Fu il punto di non
ritorno. Il generale israeliano Ariel Sharon avvisò il gabinetto che
Israele stave perdendo la sua “capacita’ di deterrenza”. .. la nostra
arma principale- la paura verso di noi.
Weiss: Perche’ gli Ebrei chiamavano Nasser il bastardo?
Finkelstein: In Occidente veniva chiamato Hitler del Nilo.
Weiss: Ma perche’?
Finkelstein: Vi ho fatto cenno prima;
era l’era dell’antimperialismo esaltante del dopo guerra, il
Terzomondismo. Nasser era una figura emblematica. Certamente, tutto si
risolse in un disastro. Non riesco a pensare a nulla di buono che venne
fuori di lì. Come il mio amico Paul Sweezy, economista marxista, usava
dire “ Ahime’, solo illusioni”.
North: Nasser portò scienziati nazisti in Egitto.
Finkelstein: Si,
l’Egitto acquistò servizi dagli scienziati nazisti. E cosi fecero gli
Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Tutti li stavano reclutando. Quando si
trattava di uccisioni di massa, sapevano il fatto loro.
Weiss: Ma alcune
vignette nella stampa araba, a Damasco e a Il Cairo, mostravano degli
Ebrei che venivano gettati a mare. Prima della guerra.
Finkelstein: Si, il capo dell’OLP, Ahmed Shukeiri, fece dei discorsi stupidi in cui diceva di voler annientare Israele.
Weiss: Questo non e’ irrilevante.
Finkelstein: No, ma i
leader israeliani sapevano che era solo una buffoneria. Non si sentivano
intimoriti. Il “panico” israeliano era tutta una messa in scena. Eban,
all’ONU, era il direttore di scena e sceneggiatore. Intitolò il capitolo
della sua autobiografia sul ’67, “Vivere o morire”. Un bel tocco. Egli
affermo’ una volta che la “propaganda è l’arte di convincere gli altri
di qualcosa di cui nemmeno tu sei convinto”. Eban era un virtuoso
dell’arte della propaganda.
Weiss: Cosa vogliono dire queste vignette? Erano racconti di villaggio, sentimento popolare?
Finkelstein: Si, ma
devi contestualizzarle. Nel suo studio illuminante, “Le guerre di
confine di Israele”, Benny Morris dimostra che, una volta al potere nel
1952, Nasser non voleva entrare in guerra con Israele. Era un
nazionalista, voleva modernizzare l’Egitto. Secondo Morris, fu Israele –
in particolare nelle figure del primo ministro Ben-Gurion e di Dayan –
che inizio’ a tramare e a provocare all’inizio degli anni ’50. Non
sopportavano l’idea di un Egitto che non fosse arretrato. Non avrebbero
tollerato un Egitto moderno.
North: Ma stavi
dicendo che la propaganda, la mania della guerra, arrivò al pubblico
israeliano. Quando rispose alla chiamata, Yassi Israel temeva davvero
che stave per essere gettato a mare.
Finkelstein: Definitivamente.
Finkelstein: Erano
convinti che gli Israeliani avrebbero dato se stessi se si fossero
sentiti con le spalle al muro. Da una parte i leader furono colpevoli
due volte: provocarono la crisi e lanciarono un attacco che non fu
provocato.
Dall’altra, non si puo’ dire che quello
che accadde – almeno fino al momento in cui Nasser dicharo’ la chiusura
degli Stretti – fu un preludio precalcolato e precalibrato della resa
dei conti.La situazione continuo’ ad inasprirsi,
benche’ Israele se avesse volute avrebbe potuto mettere un punto in
qualsiasi momento. Avrebbe potuto riposizionare l’UNEF sul lato del
confine, si sarebbe potuto rivolgere alla Corte Internazionale di
Giustizia per quanto concerne gli Stretti. U Thant, nella sua biografia,
affermo’ che furono diverse le opportunità di porre fine alla crisi che
Israele ebbe e rifiuto’.
North: Ti viene in
mente qualche episodio storico relativamente recente in cui la versione
popolare e’ totalmente diversa da quella del consenso degli storici?
Qualcosa di simile alle discrepanze del’67?
Finkelstein: Nel
caso del Vietnam, la versione popolare era abbastanza simile a quella
accademica su molti (ma non tutti) punti focali. Avemmo dibattiti, media
alternativi, accademici attivisti, divulgatori esperti, fu un vero e
proprio movimento. Ma la propaganda di Israele e’ stata notevolmente
forte nel ’67. Nell’immaginario pubblico, è ancora “vivere o morire”.
Weiss: Ancora oggi?
Finkelstein: Si.
Scommetto che le retrospettive in occasione del cinquantesimo
anniversario riproporranno la tiritera sentita e risentita: i Sovietici
dichiararono falsamente che Israele stave pianificando un attacco,
Nasser chiuse gli Stretti paralizzando Israele, Israele attacco’ perche’
si senti’ minacciato nella sua stessa esistenza, Israele non voleva
conquistare la Cisgiordania, etc. etc. E’ tutto cosi dolorosamente
prevedibile.
Weiss: Anche il New York Times fara’ lo stesso?
Finkelstein: Ho I miei
dubbi che qualcuno del comitato editoriale del Time’s abbia la piu’
pallida idea di cio’ che avvenne realmente. Cio’ che avvenne realmente
e’ stato completamente seppellito dalla valanga della propaganda
israeliana.
North: Secondo te il libro di Michael Oren sul ’67 e’ un libro serio?
Finkelstein: No, e’ inutile. C’e’ un accademico eccellente chiamato Nathan Brown, e’ al Carnegie
Endowment for International Peace. Una volta, presi parte a una
conferenza in cui criticai pesantemente il libro di Oren. Brown, che
conosceva Oren di persona, si trovava alla conferenza. Dopo la mia
presentazione, Brown disse: “Ho letto il tuo articolo. Sono d’accordo
con molte delle cose che dici. Oren va fuori dai binari quando comincia a
parlare dell’Operazione Dawn. Ma perche’ sei cosi aggressivo? Perche’
usi un tono cosi’ ostile?”“Perche’ non si tratta di uno studio
qui”- risposi. “Si tratta di propaganda di stato”. Questo accadde prima
che Oren diventasse ufficilamente un burocrate israeliano. Stava ancora
giocando a fare lo storico. “Se fosse stato uno storico serio, avrei
adottato un tono diverso”.
Diversi anni fa, ho analizzato
l’influente studio di Benny Morris sui rifugiati palestinesi. Vero, fui
molto critico, ma fui anche rispettoso. Oren, invece, non meritiva
rispetto; e’ sempre stato un dilettante e un bugiardo. Quando Oren si
rivelo’ per quello che era, non appena divento’ portavoce ufficiale di
Netanyahu, mi sono sentito vendicato a ritroso per quello scambio di
battute che ebbi con Brown.
Weiss: Cosa ne pensi
dell’idea secondo cui questo fu il piu’ grande errore israeliano dal
punto di vista strategico? Portò all’occupazione, che sta delegittimando
Israele.
North: Be’, ha funzionato per 50 anni.
Finkelstein: Sono
d’accordo con James. Una volta ho presenziato a un funerale di un ex
membra del Weather Undeground. Fu rilasciata in anticipo perche’ stave
morendo di cancro. Quando lei e un’altra donna furono arrestate, furono
rinchiuse in celle adiacenti. L’altra donna continuava a strillare. La
donna al cui funerale stavo presenziando le urlo’ attraverso il muro e
le disse: “Smettila! Abbiamo avuto una grande corsa rivoluzionaria”.
Avevano lanciato dei petardi in un paio
di uffici postali. “Abbiamo avuto una grande corsa rivoluzionaria!”.
Purtroppo, con qualche delusione.Ma come dice James, 50 anni non e’ una
corsa da poco. Giudicando il tutto a partire dagli obiettivi fissati, il
primo attacco israeliano fu un successo sbalorditivo. Riusci’ a
disfarsi di Nasser? Si. Riusci’ a sotterrare il nazionalismo arabo
radicale? Si. Riusci’ a infliggere una profonda ferita al mondo arabo?
Si.
North: E questo ha mantenuto l’occupazione con successo.
Finkelstein: Si.
L’unica cosa che Israele non anticipo’ fu la rinasicta del nazionalismo
arabo radicale sottoforma di fondamentalismo islamico radicale. Ma chi
avrebbe potuto prevedere una cosa del genere?
North: Cosa pensi accadde alla USS Liberty?
Finkelstein: Sono in
contatto con uno dei membri dell’equipaggio ancora in vita, James Ennis,
che scrisse un libro sull’attacco incriminando Israele. Il suo racconto
era totalmente affidabile.Per esempio, una bandiera Americana
1,5m x 2,5 m issata sulla Liberty fluttuava nel vento in una giornata
cristallina d’estate. Ennis ricorda che prima dell’assalto, un pilota
israeliano volava su di loro talmente basso che riuscirono persino a
salutarsi. Com’e’ possibile che I piloti israeliani non videro la
bandiera?E’ originale – o meglio esilarante – il
modo in cui Oren spiega l’inconveniente. Dice, “Ma I piloti israeliani
non stavano guardando alla Liberty ma piuttosto stavano cercando
sottomarini egiziani”. In altre parole, I piloti non videro cio’ che si
trovava dinanzi a loro in acqua perche’ stavano cercando un’imbarcazione
sott’acqua. Questa spiegazione deve aver impressionato profondamente il
Los Angeles Times, che gli riconobbe il premio per il miglior annuario
del giornale nella catergoria “storia”.
North: la ragione per l’attacco?
Finkelstein: Nessuna
delle spiegazioni ufficiali regge. Ho il mio punto di vista ma devo
prontamente ammettere che e’ altamente congetturale e non ortodosso.
Weiss: La
teoria convenzionale vuole che la Liberty aveva una sorveglianza radio e
che abbattendo la Liberty Israele avrebbe potuto continuare la guerra
un altro paio di giorni.
Finkelstein: Si
presume che alla Liberty fosse sopraggiunta qualche avvisaglia della
volonta’ di Israele di occupare le alture del Golan. Ma questa teoria
non si basa su un’indagine condotta da vicino.
La mia ipotesi e’ la seguente: questo
e’ il grande momento di Israele, l’apice degli Ebrei, un parossistico
orgasmo collettivo. Tutti i servizi armati vogliono avere la loro parte.
L’aeronautica, l’esercito, la marina… La marina non aveva avuto ancora
modo di intraprendere un combattimento reale. Dal momento che la guerra
andava verso la conclusione, probabilmente, erano in ansia di poter
avere anche loro una parte attiva in questo glorioso capitolo. Poter
avere una parte nella vendetta del popolo ebraico sui non ebraici.Ricorda, gli Israeliani non odiano solo
gli Arabi. Sono in guerra eterna con tutti I non Ebrei. Tutti i non
Ebrei vogliono gli Ebrei morti. Leggi Daniel Goldhagen se hai qualche
dubbio. Gli Americani sono non Ebrei. Hanno rifiutato di accogliere gli
Ebrei che fuggivano dall’Olocausto; non hanno bombardato la ferrovia che
conduceva a Auschwitz; anche loro volevano tutti gli Ebrei morti.Ora stanno ficcando il naso nella
nostra guerra, inviando una nave spia nelle nostre acque, provando a
fermarci nel nostro momento di Gloria. Fanculo gli Americani! Fanculo i
non Ebrei! Lunga vita agli Ebrei! Oltre all’attacco aereo israeliano
alla USS Liberty, la marina israeliana siluro’ l’imbaracazione.
Giusto per condividere le finte
prodezze e la vendetta per la sofferenza millenaria degli Ebrei. Tutti
ebbero i loro 15 minuti di sangue schizzante, in memoria dei martiri
Ebrei.Sono io il primo ad ammettre che ci
sono delle falle nella mia ipotesi ma probabilmente si avvicina piu’
questa alla realta’ che qualsiasi altro motive razionale.
North: Come fu archiviato l’attacco?
Finkelstein: Ragione
di stato. Certamente il president Johnson sapeva quello che era
accaduto. Ma Israele, ora, era la “risorsa strategica” degli Stati Uniti
nel Medio Oriente, quindi Johnson lascio’ stare la cosa.
Weiss: La comunita’
ebraica sta andando verso un momento di riflessione, per Alan Solow. Ci
sara’ ricerca delle anime, e I gruppi lobbistici israeliani dovranno
presentarsi con un’ottima narrativa. Credi che ci sara’ una sorta di
valutazione ragionata della guerra e avra’ qualche conseguenza, non solo
a livello storico, ma anche sull’immagine di Israele?
Finkelstein: Benche’
I fatti reali che portarono al primo attacco israeliano verranno
consegnati al vuoto di memoria di Orwell, gli effetti dannosi della
guerra sulla societa’ israeliana probabilmente saranno oggetto di
riflessione. E’ discutibile che Israele divento’ un posto diverso dopo
il 1967. Come il giornalista Gideon Levy ha osservato di recente, prima
del 1967 Israele era ben lontano dall’essere un bel posto, ma non
mancava di virtu’.Odio l’aggettivo “sfumato”, odio
l’aggettivo “complesso” – piu’ spesso che no, questi aggettivi sono
scappatoie morali – ma, comunque, bisogna dire che, a parte I crimini
che furono inflitti sulla popolazione locale, c’erano – cosi come qui
negli Stati Uniti, sui quali pesa il proprio “peccato originale” –
sfaccettature di redenzione nell’esperimento Israele pre 1967.Non si puo’ altrimenti spiegare perche’
molte persone decenti, progressiste, solidamente ancorate alla
Sinistra, trovarono molto da ammirare li. La moglie del Prof. Chomsky,
Carol, che era molto intelligente, sensibile, semplice – voleva restare.
Le piacquero le persone e la vita nei kibbutz. Leggiamo anche i saggi
di ammirazione verso Isarele pre 1967 dello storico marxista Isaac
Deutscher.Tra l’altro, l’unica valutazione
accorta di dove Israele stava andando dopo la guerra fu quella di
Deutscher in un’intervista del 1968 rilasciata per la New Left Review.
Si tratta di un ritratto illuminante
per esempio del nuovo re consacrato per gli Ebrei, Moshe Dayan – “ eroe e
salvatore, con la mentalita’ politica di un sergente maggiore di
reggimento, che andava farneticando a proposito di annessioni e
sfoggiava un’aspra insensibilita’ quando parlava del destino degli Arabi
nei territori conquistati”. Ma se leggiamo Deutscher fino a prima del
1967, molte cose di cui egli stesso fu testimone durante le sue numerose
visite in Israele trovavano il suo appoggio.
Moshe Dayan
Quel posto ispiro’ molti giovani
idealisti. Era un posto egalitario, semplice, austero, comunitario,
pieno di speranze. I suoi leader erano relativamente estranei alla
corruttibilita’ ed erano animati da un ideale comune.Il bestseller di Ari Shavit, La mia Terra Promessa, e’ sicuramente sdolcinato ma la rappresentazione che da di quei giorni contiene un fondo di verita’.La guerra del ’67 mise in atto una
serie di sviluppi che trasformarono Israele in un posto davvero
squallido. Si, puo’ farsi vanto di un settore high-tech impressionante,
ma niente di piu’.
Weiss: Direi che ora
stai rispecchiando il senso comune. Quello che stai dicendo – che penso
potrebbe accadere a ridosso dell’anniversario – e’ che seppelliremo il
bello, il sogno, il miracolo, la fioritura del deserto. Dici che quella
illusione poteva essere mantenuta sino al ’67. Be, penso che in questo
caso la disillusione sia ora il senso comune e diventera’ ancora piu’
solida durante questo anniversario. Non stai facendo chissa’ quale
profezia.
Finkelstein: Non mi
faccio illusioni su Israele prima del ’67. Ma sarebbe sbagliato negare
che il Paese e’ cambiato in peggio. Mentre prima il Paese praticava
un’uguaglianza spartana, oggi la disguaglianza di reddito in Israele e’
fra le piu’ elevate fra I Paesi dell’OCSE. Un altro indizio rivelatore:
Yitzhak Rabin fu costretto a dimettersi nel 1977 solo perche’ sua moglie
aveva aperto un conto in banca negli Stati Uniti. Fai un confronto con
quello che accade oggi, ogni settimana c’e’ un membro dell’elite
politica israeliana convolto in un grande scandalo finanziario. E’
difficile negare che e’ un posto diverso.
North: Entrambi
potreste aver ragione. Phil ha ragione nell’aver capito che Israele non
era quello che le persone pensavano che fosse, e’ in continua
espansione. Ma questo potrebbe non emergere durante la commemorazione
dei 50 anni.
Finkelstein: Non
abbocco al concetto del “peccato originale” inevitabile. Cose terribili
accaddero nel 1948. Ma Israele non e’ diventato cio’ che e’ a causa di
un destino teleologico. Sono state fatte delle scelte lungo il percorso.
Senza dubbio le scelte furono condizionate fa fattori ideologici e
materiali. Ma comunque furono scelte.Noi Americani abbiamo I nostri peccati
originali. L’espulsione e lo sterminio della popolazione indigena
praticamente non si possono dimenticare. Ma il rapimento e la resa in
schiavitu’ degli Africani Americani, be’, la situazione attuale e’ lungi
dall’essere perfetta – la scala di Jacob ha molti gradini – ma, anche
se questo puo’ sembrare un cliché, c’e’ stato un miglioramento.C’e’ una parola tedesca, aufgebung.
Hegeliani e Marxisti l’hanno usata. La parola viene tradotta allo stesso
tempo in “abolire”, “preservare” e “superare”. Come tutti gli altri
paesi, Israele avrebbe potuto abolire, preservare e superare il suo
peccato originale. Ma dopo il ’67, Israele si e’ lasciato prendere la
mano, si e’ lasciato inebriare dalla sete di potere. Ora e’ un posto
folle.Se non a livello qualitativo, c’e’
stata perlomeno una trasformazione a livello quantitiativo nel 1967.
Tuttavia, forse non e’ ancora troppo tardi per Israele per riparare
alcuni dei danni compiuti contro la popolazione locale e contro se
stesso. Guardiamo alla Germania e al Giappone. Nella prima meta’ del
Ventesimo secolo, erano forse gli stati piu’ razzisti ed espansionisti
del Pianeta. Ora, I sondaggi d’opinione li collocano ai primi posti
della classifica degli Stati piu’ pacifici. O guardiamo all’improvviso
cambiamento di rotta del Sud Africa.
North: Direi lo stesso
del Sud Africa. Ho lasciato il Sud Africa nel 1982. Nessuno avrebbe
scommesso che nel giro di dieci anni Mandela sarebbe uscito di prigione.
Tutti avevamo pensato che in qualche modo avremo vinto. Ma pensavano di
metterci almeno il doppio degli anni. E che sarebbero morte piu’
persone. Tutti pensavamo che Mandela sarebbe morto in carcere, solo
perche’ il regime era davvero forte. C’erano diversi fattori, Cuba,
l’Africa Sud Occidentale. Ma si, il fatto che io fossi li quando Mandela
usci’ dal carcere nel 1990 fu qualcosa di sorprendente per me.
Weiss: Mi ricordo
quando era alla sesta classe, JR Krevans corse verso di me per dirmi che
avevano messo a tappeto le forze aree egiziane. Ora e’ un medico, le
questioni ebraiche non gli importano piu’, ma ebbe un senso di
solidarieta’ reale.
Finkelstein: Fino al
’67, l’immagine che avevamo di noi stessi era scarna, da sfigati, quella
dei tipici personaggi alla Woody Allen insomma. Ma dopo la guerra, gli
Ebrei potevano farsi vanto delle loro prodezze marziali.
North: “Porta Bring Mshe Dayan qui, mandala in Vietnam e conduci la nostra guerra li”. Fu il grande eroe.
Finkelstein: Dayan portava una benda ed era un donnaiolo. Un ebreo che era mezzo pirata e mezzo Casanova! Era eccitante.
Immagine di un soldato israeliano durante la guerra dei Sei Giorni sulla rivista Life.
Weiss: Un mio amico
bianco anglosassone protestante considero’ eccitante anche l’immagine
dei soldati ebrei abbronzati nel deserto riportata in copertina dalla
rivista Life. L’esatto contrario dell’immagine degli Ebrei durante la
Seconda Guerra Mondiale; e tutti se ne innamorarono.
Finkelstein: E’ vero.
Si tende a dimenticare che per la mia generazione era quasi un marchio
di vergogna essere un sopravvissuto all’Olocausto. Il mantra era che gli
Ebrei si comportarono come pecore al macello.
North: Anche se non e’ vero.
Finkelstein: Ma questo
e’ come la cosa veniva vissuta. Gli Ebrei si sentivano in imbarazzo,
provavano vergogna. Erano dei deboli, dei codardi.Ho detto prima che mia madre
testimonio’ in un processo contro le guardie naziste del campo di
concetramento di Majdanek. L’accompagnai. Mia madre fu scioccata quando
vide le guardie camminare a piede libero nel tribunale. Comincio’ a
strillare: “Perche’ non sono nelle gabbie? Sono animali!”.Una notte, mentre stavamo uscendo dal
tribunal, la guardia piu’ feroce, Birgitta, mi sorpasso’ da un lato
mentre mia madre camminava sull’altro lato. Fui sorpreso, stupito,
sconcertato…Aspettai che Birgitta fosse lontana almeno 100 passi da noi. Poi chiesi a mia madre: “Sai chi e’ quella?”Strizzo’ gli occhi e comincio’ a tremare in tutto il corpo: “Birgitta?”
“Si! Cosa vuoi che faccia?”
“Prendila! Prendila! Pensano che siamo
pecore! Prendila!” (Norman Finkelstein gesticola verso James North,
riproponendo I movimenti che sua madre fece quando vide Birgitta. 2
Maggio 2017).Mia madre era la classica madre ebrea
super protettiva. Ma in quel momento, non gliene importo’ un bel niente
di quello che mi sarebbe potuto accadere. Pensava solo a strillare
“Prendila! Prendila! Pensano che siamo pecore! Prendila!”E’ una terribile ironia che dopo la
guerra del ’67, gli Ebrei Americani si strinsero in difesa di Israele
come a voler dar prova di virilita’ e coraggio e vendicarono il proprio
onore colpendo indirettamente Arabi per lo piu’ indifesi.
Israele governo di estrema destra e opposizione 156 Israele opposizione civile e democratica 618 Sulla scia del colpo di stato giudiziario, le discussioni israeliane sul trasferimento all’estero non si fermano più ai gruppi di social media. In una lussureggiante valle dell’Italia nordoccidentale si stanno concretizzando idee di emigrazione collettiva – e iniziative simili stanno prendendo forma anche altrove Hilo Glazer 2 settembre 2023 1:19 IDT “Mentre il numero di ore di luce nella democrazia del loro paese continua a diminuire, sempre più israeliani arrivano nella valle montuosa alla ricerca di un nuovo inizio. Tra loro ci sono giovani con bambini nel marsupio, altri con bambini in età scolare, e ci sono persone con i capelli grigi come me. Un insegnante, un imprenditore tecnologico, uno psicologo, un toelettatore, un allenatore di basket. Alcuni dicono che stanno solo esplorando, ma si vergognano ancora di ammettere che stanno seriamente considerando l'opzione. Altri s...
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