La notte dei diavoli della paura: la guerra nella famiglia reale saudita
La notte dei diavoli della paura: la guerra nella famiglia reale saudita
Mohammed bin Salman vuole tutto il potere e
per conquistarlo usa la lotta contro tutto e contro tutti. Alle guerre
esterne - Siria, Yemen, Iran, Qatar, Hezbollah - si sono aggiunte le
guerre interne ai Saud. Arresti eccellenti di 11 principi, 38 ministri
e uomini di affari per corruzione: tutti alleati del defunto re
Abdallah o rivali al trono. Fra gli alleati di Mohammed bin Salman:
Donald Trump e Israele.
|
Riyadh (AsiaNews) – La “Monarchia del Silenzio” - come veniva
chiamata una volta l’Arabia Saudita - alza sempre più la voce e con
l’avvicinarsi al trono della generazione dei nipoti, la sua è una voce
di guerra: Siria, Yemen, minacce contro il Qatar, l’Iran e l’Hezbollah
libanese. Da quattro giorni, si scopre poi che c’è anche una guerra
interna fra gli Al Saud.
“La notte dei diavoli della paura”: cosi viene definita la raffica di
arresti di 11 principi, 38 ministri e uomini di affari per
corruzione, da parte dell’Organo supremo per la lotta alla corruzione,
creato dal re Salman solo due ore prima degli arresti. L‘Organo è
presieduto dall’erede al trono Mohammad Bin Salman (Mbs). Gli arresti
hanno toccato soprattutto i rivali politici di Mbs e anche più ricchi di
lui, con congelamenti immediati e sequestro dei conti bancari ancora
prima di qualunque udienza giudiziaria. I fermi hanno anche coinvolto
persone vicine al defunto sovrano e personaggi-chiave della stampa
saudita e panaraba. Fra questi: il principe Al Walid Ben Talal,
proprietario della rete televisiva Rotana; lo sceicco Walid Al Ibrahim,
proprietario della rete MBC; Saleh Kamel, proprietario della rete
televisiva ART. A quanto pare, l’erede al trono elimina qualsiasi voce
minimalmente contraria e concentra tutto il potere mediatico nelle sue
mani soprattutto col controllo della tv panaraba Al Arabiya.
Dopo il potere ricevuto dal padre, che lo ha nominato erede al trono,
Mbs si prende ora il potere della stampa, e con la campagna
anti-corruzione, l’arresto dei principali investitori ed il congelamento
dei loro capitali, diviene pure il padrone incontrastato del potere
economico. Secondo Saleh Al Zahrani, uno scrittore saudita, il “re
Salman ha dato inizio alla primavera araba saudita contro la corruzione
nel Paese”. Ma queste parole convincono poco l’opinione pubblica
interna ed internazionale.
Fra gli arrestati vi sono altri nomi illustri: il principe Fahd, ex
vice ministro della Difesa; il principe Trki ex principe della Regione
di Riyadh; Khaled El Tweijri, ex capo della Cancelleria reale; Adel
Fakih ministro della Pianificazione; Ibrahim Assaf, ex ministro delle
Finanze; Abdallah Al Sultan, capo delle Forze navali; Bakr Bin Laden
proprietario delle industrie Bin Laden; Mohammad Al Tobeishi ex capo del
protocollo reale nella Cancelleria reale; il principe Trki ben Nasser,
ex responsabile generale dell’ambiente, e tanti altri non ancora
rivelati.
Uno dei rivali più insidiosi arrestato ia notte del 4 ottobre scorso
è il principe Meteb ben Abdallah ben Abdelaziz, terzo figlio del
defunto re Abdallah, capo della Guardia nazionale. Costui poteva in
qualche modo ostacolare la salita al trono di MbS, sostenendo un altro
possibile rivale: lo zio paterno . Secondo fonti degne di fiducia il
principe Ahmad Bin Abdelaziz, fratello dell’attuale re Salman, è da
quattro giorni agli arresti domiciliari per ordine dell’erede al trono.
Per ascendere al trono, Mbs aveva bisogno di due consensi: quello
della famiglia reale e quello dei Wahabiti, i due polmoni del regno
saudita. L’allontanamento dai Wahabiti - fatto con dolcezza, nominando
un’ambasciatrice donna, permettendo la guida alle donne, ecc.. - e
l’arresto degli oppositori all’interno della famiglia reale dimostrano
che il futuro giovane re ha scelto di imporsi ad ogni costo, contro
tutto e contro tutti. La stampa ancora libera si chiede su chi fa leva
se perde l’appoggio familiare e quello religioso; quale sia la forza che
lo rende cosi sicuro nell’agire in questo modo rivoluzionario.
Scavando nei motivi degli arresti, si nota che il fermo del principe
Al Walid ben Talal, cugino dell’erede al trono, la cui fortuna è
calcolata a circa 18 miliardi di dollari, è dovuta anche all’appoggio di
Al Walid verso Mohammad Ben Nayef ben Abdelaziz Al Saud, ex erede al
trono, vice presidente del Consiglio dei ministri ed ex ministro
dell’interno, allontanato dal potere e messo agli arresti domiciliari.
Al Walid Ben Talal aveva chiesto pubblicamente a Mbs di liberare il
loro cugino Mohammad Ben Nayef. Inoltre, egli si è rifiutato di
finanziare ed investire in Neom, la futura città che il nuovo erede al trono vuole edificare.
L’11 dicembre 2015 il milliardario si era anche inimicato Donlad Trump,
dichiarandosi contrario alla sua candidatura, e definendolo un’ “onta
per gli Stati Uniti”. Trump gli aveva risposto dicendo: “Quello stupido
non potrà controllarmi”. La guerra fra i due è proseguita anche nel 2016
quando Trump ha accusato il principe Al Walid di essere uno dei
proprietari di Fox News.
Fra gli arrestati illustri, sequestrati in alberghi a cinque stelle,
figura anche Saud Dweish, presidente della società saudita di
telecomunicazioni, la più grande fornitrice di telefonia mobile e di
internet nel Regno.
Due giorni fa, è accaduto un “incidente” nel sud ovest del regno:
l’elicottero che portava a bordo il principe Mansur ben Mokren ben
Abdelaziz e alcuni responsabili del principato di Azir, è caduto in modo
msterioso. Si mormora che essi cercavano di fuggire dal Paese.
Ormai è in corso una vera e propria epurazione degli oppositori: a
due capi delle tribù di Mityar e di Otaibeh, fedeli al defunto sovrano
Abdallah, è stato ordinato il divieto di expatrio.
Grazia Bitar, giornalista della tv libanese, ha paragonato Mbs a
Nerone, pronto a far bruciare l’Arabia Saudita con lotte interne, guerra
contro L’Iran e disordini in Libano. Intanto da Trump arrivano via
Twitter le benedizioni per il re e l’erede al trono, che “sanno bene
quel che fanno”.
Il decimo canale televisivo in Israele ha rivelato ieri che il
ministero degli esteri israeliano ha ordinato alle ambasciate israeliane
di appoggiare l’Arabia Saudita e focalizzarsi sulla vicenda delle
dimissioni del premier libanese Saad Hariri per fare pressioni contro
Hezbollah. Guerre disastrose e senza risultati: da tre anni in Yemen,
in Bahrein, in Siria; minacce di guerra dirette al Qatar, al Libano,
all’Iran. Tutte queste guerre servono a distrarre l’attenzione dalla
vera guerra interna per il trono, oppure - come dice la giornalista
libanese - c’è una volontà per incendiare tutto?
|
Commenti
Posta un commento