I libici picchiavano i migranti e cacciavano noi": un attivista racconta
Gennaro Giudetti, mediatore sulla nave di Sea Watch, racconta il salvataggio in mare di ieri:…
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Gennaro Giudetti, mediatore sulla nave di Sea Watch, racconta il salvataggio in mare di ieri: "La guardia costiera libica faceva di tutto per mandarci via, dovevamo recuperare le persone in fretta. Ora viaggiamo col cadavere di un bambino e sua madre, che sta per impazzire dal dolore. Non sappiamo dove sbarcare”
07 novembre 2017| Foto Sea watch |
“Ieri mattina, intorno alle 7,30, ci ha chiamato il centro di coordinamento Mrcc da Roma, dicendo che c’era un gommone in difficoltà e di operare il salvataggio – racconta -. Ci siamo diretti verso il punto del naufragio, ma più ci avvicinavamo e più incontravamo corpi di persone galleggiare. E’ stato orribile: a un certo punto abbiamo visto anche il cadavere di un bambino, avrà avuto 3 o 4 anni. Lo abbiamo recuperato insieme alla madre, viva, che si disperava”. Giudetti spiega che il numero dei morti è difficile da determinare, ma le vittime sono sicuramente più di 5, come si era detto in un primo momento. “Non siamo riusciti a recuperare tutti, perché la nostra priorità era andare verso chi stava affogando, e gridava aiuto – continua -. Purtroppo mentre noi ci avvicinavamo la Guardia costiera libica cercava di mandarci via”. L’attivista racconta di una scena molto brutta e pesante: “ci minacciavano e imprecavano”. “Il gommone dei migranti era legato alla loro nave, quindi erano riusciti a far salire alcuni profughi a bordo – afferma – e li abbiamo visti mentre li picchiavano con una corda per farli stare fermi. Ovviamente tutti volevano scappare, sapendo che li avrebbero riportati indietro”. Verso gli operatori dell’ong i libici hanno lanciato anche patate: “qualsiasi cosa purché ce ne andassimo”.
| Foto Sea watch |
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